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Gli Alpini costruiscono un ponte in Russia a Nikolajewka dove la Tridentina riuscì a sfondare l'accerchiamento sovietico

Inaugurato pochi giorni fa a Livenka è stato ribattezzato ''Ponte degli Alpini per l'amicizia''. Proprio lì, 75 anni fa si combatté una delle battaglia decisive per permettere la ritirata del Corpo d'armata Alpino dopo la disfatta sul Don

Pubblicato il - 20 settembre 2018 - 12:58

LIVENKA (Russia). Nel 1943 gli Alpini attraversarono quel ponte in ritirata dal fronte del Don. Oggi sono tornati a Livenka per inaugurare il ''Ponte degli Alpini per l'amicizia'' donato dall'Ana alla popolazione di quella che un tempo si chiamava Nikolajewka. Proprio lì, 75 anni fa ci fu la battaglia di Nikolajewka, combattuta il 26 gennaio, che rappresentò uno degli scontri più importanti durante il caotico e difficile ripiegamento delle forze dell'Asse ormai allo sbando, nella parte meridionale del fronte orientale durante la seconda guerra mondiale. 

 

L'Armata Rossa aveva sfondato sul Don e da lì in poi per le truppe italo-tedesche-ungheresi non sarebbe rimasto altro da fare che ripiegare, decimati dal freddo, dalla fame e dalle bombe. Gli ultimi in grado di combattere delle truppe dell'Asse proprio nel villaggio di Nikolaevka affrontarono le forze sovietiche che stavano cercando di bloccar loro la ritirata. La battaglia fu guidata dalla Tridentina, unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere e si trasformò in un'azione eroica. Quando si unirono all'attacco i Battaglioni "Edolo" e "Val Camonica", utilizzando l'unico carro armato tedesco rimasto operativo, riuscirono ad aprire un varco fra le linee sovietiche che permise di rompere l'accerchiamento e di proseguire la fuga. 

 

La battaglia verrà ricordata come una vittoria anche se il 16 gennaio 1943, giorno della ritirata, il Corpo d'Armata Alpino contava 61.155 uomini mentre meno di due settimane dopo, superata la battaglia di Nikolaevka, i superstiti usciti dalla sacca russa furono solo 13.420 più altri 7.500 feriti o congelati. In 40.000 morirono, rimasero indietro, furono catturati o dispersi. In migliaia vennero presi prigionieri. In pochissimi sopravvissero ai campi russi. Ecco che allora a 25 anni dall'Asilo del Sorriso, struttura donata dagli Alpini alla popolazione di Rossosch, che fu sede del Comando del Corpo d’Armata Alpino, quello del ''Ponte degli Alpini per l'amicizia'' rappresenta un altro gesto simbolico molto importante e sentito.

“Questo nuovo dono fatto alla popolazione russa rappresenta un dato reale ma anche ideale e metaforico in quanto simbolo dell’amicizia tra noi e il popolo russo. Un tempo eravamo venuti da invasori ma attraverso queste iniziative siamo tornati da amici e questi segni stanno lì a testimoniare questa nostra volontà che vuol essere per sempre”, queste le parole del Presidente dell’Ana Sebastiano Favero in occasione dell’inaugurazione del ponte, alla presenza dei vertici dell’Associazione e del comandante delle Truppe Alpine generale Claudio Berto.

L'inaugurazione del Ponte degli Alpini in Russia

 

Il ponte, ideato su progetto tecnico di Zeta Ingegneria del Consigliere nazionale Luciano Zanelli e su calcoli strutturali della Inte.co Srl è in acciaio, ha una lunghezza di 12 metri su unica campata, la larghezza di 6 e l’altezza di 4. Sui parapetti sono raffigurati degli alpini in marcia a ricordare la tragica ritirata ed è stato inserito il logo dell’Ana e lo stemma della città di Livenka. La realizzazione è stata curata da Cimolai Spa, azienda altamente specializzata in costruzioni metalliche, il cui proprietario, Armando, ha voluto ricordare con l’opera il fratello Giovanni, classe 1919, alpino nella 12ª compagnia del Tolmezzo, reduce dai fronti russo e greco-albanese.

 

Da San Quirino (Pordenone) dove è stato benedetto il 2 dicembre dello scorso anno dal vescovo di Concordia-Pordenone mons. Giuseppe Pellegrini, il ponte è stato trasportato in Russia e poi assemblato e montato dai volontari alpini sotto la direzione tecnica dell’alpino Giovanmaria Rizzi, esperto imprenditore del settore.

 

La tre giorni è stato un momento importante per ricordare gli alpini in un luogo simbolo della ritirata, ma anche per rinnovare quello spirito di solidarietà, foriero di amicizia e collaborazione tra i popoli.

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