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Il docu-film su Francesco Moser buca lo schermo, lo sceriffo vince anche al cinema

Al cinema anche il documentario '68. Video distinti, nessun legame, ma comunque due lavori autenticamente ‘Made in Trentino’ e assolutamente ‘fuori schema’ rispetto ai canoni della più rigida tradizione alpinistica del Trento Film Festival

Di Nereo Pederzolli - 03 maggio 2018 - 13:07

TRENTO. Due anteprime, due mondi diversi, una medesima condivisione: Trento. Perché sullo schermo si rivedono le sequenze della contestazione del Sessantotto e l’epopea di Francesco Moser.  

 

Video distinti, nessun legame, ma comunque due lavori autenticamente ‘Made in Trentino’ e assolutamente ‘fuori schema’ rispetto ai canoni della più rigida tradizione alpinistica del Trento Film Festival. Gli studenti e la fatica, l’osare e la caparbietà. Vincenti.

 

Mettono in risalto – senza confonderli – la voglia di riscatto di un Trentino anni Sessanta deciso a conquistare le prime pagine della cronaca, quella politica e sportiva.

 

Nella minuziosa ricostruzione sulla nascita dei fermenti rivoluzionari di Sociologia, il regista trentino Aurelio Laino (Qui articolo), ci riporta nelle atmosfere più dinamiche di una Trento libertaria, tra sogni e ideali troppo presto scaduti nella routine della quotidianità.

 

Immagini e spezzoni di sfilate studentesche, Trento che filtra Torino, i leader che si confrontano – oggi come allora – a distanza, contrapponendo tesi, visioni, miti e filosofie politiche. Boato e Capanna, gli storici e i sociologi, le donne e la famiglia dominante, ma anche le provocazioni, le forme di violenza, tra indagini e questioni irrisolte.

 

Sullo schermo frammenti di un ’68 per certi versi austero, presentato con garbo, con discrezione, quasi per non turbare. Ecco allora Boato che nella scenografica sala di Palazzo Roccabruna parla di Brigate Rosse e dei ‘padri di sociologia’, mentre Capanna –  seduto davanti un caminetto scoppiettante, bracciolo della sua poltrona vistosamente deteriorato – spiega bonariamente la ‘rivoluzione sessuale’, l’occupazione della Cattolica, le incomprensioni ‘di classe’.

 

Foto e ritagli, con qualche ‘dimenticanza visiva’, forse per questioni legate ai diritti di proprietà di fotografi che nel ’68 erano più militanti che reporter. Chiusura doverosa riservata a Mauro Rostagno: che pochi mesi prima di essere ucciso dalla Mafia, ribadisce a Trento, nel prezioso spezzone video, il valore del loro linguaggio sessantottino, fatto di sogni e di mancate certezze.

 

Dalla contestazione al pedale. Senza tregua, si potrebbe dire. Con Francesco Moser protagonista di un docu-film decisamente coinvolgente. Scandisce tempi e fatiche, stagioni e sfide, tra passato e un presente fatto ancora di pedalate condivise.

 

Quasi 100 minuti di sana emozione, anche per quanti non hanno vissuto l’epopea dei Moser, per coloro che le due ruote sono solo simbolo di comoda mobilità urbana. Con ‘Scacco al tempo’ il regista Nello Correale presenta l’anima del corridore, il ciclista vignaiolo, la fatica, il successo.

 

Senza nulla togliere alla spontaneità, a quel cipiglio da simpatico guascone che caratterizza ‘el Checco’, pure la sua rivalità con il nemico/amico Beppe Saronni.

 

Opera splendidamente girata, altrettanto ben costruita, grazie ad un corale lavoro della FilmWork dei fratelli Dal Bosco, casa di produzione autenticamente trentina, da anni in prima fila nel cimentarsi in progetti d’alto valore culturale e altrettanto impatto scenografico.

 

Un film capace di strappare applausi spontanei dal palco all'arrivo della terza, vittoriosa, Parigi-Rubaix, e al record dell'ora a città del Messico. Immagini d'epoca e reazioni come se l'arrivo di Francesco Moser fosse in diretta.

 

Tempo e tempi, i record, le vittorie, le testimonianze scovate in archivi, documenti di Tv inglesi, ma anche interviste di giornalisti che hanno contribuito a far conoscere il ‘primo Moser’ e tra questi il compianto ‘radiologo della Rai di Trento’ Adriano Morelli.

 

Scacco al tempo, per un Trento Film Festival che richiama una tifoseria mai doma, Francesco osannato non solo dai suoi più datati tifosi, pure da schiere di giovani solitamente in maggior sintonia con l’estrosità mediatica del suo giovane figlio, Ignazio. Appunto: lo spettacolo, continua.

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