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Il volontariato che cambia, dalla militanza all'attivismo. ''Fine delle ideologie, del primato della parola, dell'appartenenza. Oggi servono i fatti''

Il ricercatore Stefano Laffi è intervenuto all'interno di un evento organizzato da Non profit Network-Csv e dalle Politiche giovanili del comune di Trento: "Ora i giovani chiedono di partecipare al cambiamento con azioni concrete"

Di Donatello Baldo - 17 dicembre 2018 - 18:08

TRENTO. La militanza delle riunioni verbose e prolisse dei decenni scorsi lascia il passo all'attivismo di oggi. Meno appartenenza più amicizia, si potrebbe dire. Più concretezza e meno parole. La disamina sul passaggio epocale, che coinvolge anche il volontariato, è stata fatta da Stefano Laffi in un incontro che si è tenuto giovedì scorso alla Bookique.

 

Il titolo dell'evento, organizzato da Non profit Network-Csv e dalle Politiche giovanili del comune di Trento, dice molto: "Addio militanza, benvenuto attivismo", titolo mutuato da un articolo dello stesso Laffi che ha segnato profondamente l'analisi dell'impegno dei giovani nel mondo dell'associazionismo.

 

La tesi di Laffi, ricercatore di Codici, un'agenzia di ricerca sociale, è questa: la militanza che si riuniva sotto le insegne dell'appartenenza ideologica non esiste più. Al primato della parola - 'dire cosa si vorrebbe fare' - i giovani di oggi cercano le parole che si traducono in azione, con la volontà di essere essi stessi protagonisti del cambiamento.

 

"Nulla di quello che c'era ora c'è, il mondo è cambiato enormemente. Prima c'erano i sacri testi, i giornali simbolo, l'abbigliamento connotato, il maschiocentrismo della leadership. Oggi il conflitto di classe lo si sperimenta nel volontariato ai richiedenti asilo, i giornali simbolo non vendono più e l'abbigliamento è addirittura genderless".

 

Ma nessuna nostalgia. "Basta con il dire che 'non ci sono più i valori di una volta'. C'è la necessità di dare forza a quello che vuoi cambiare nel mondo, non a raccontare di quanto era bello il Rinascimento". Il rischio è quello di una fissazione o una regressione al passato: "A furia di lucidare il passato non si guarda più al cambiamento".

 

Quello che serve, senza nostalgia, "è un discorso aperto al futuro capace di incoraggiare il cambiamento". Quello dev'essere l'unico faro, perché "guai se si arriva al punto in cui si pensa che non sia possibile cambiare".

 

Il volontariato, soprattutto quello che cerca di 'reclutare' i giovani, deve fare i conti con questa cambiamento epocale. "Oggi il volontariato se vuole lavorare con i giovani deve ingaggiarli in azioni molto concrete che diano loro il senso dell'utilità personale. Esperienze ieri come oggi importanti, "che ancora regalano loro l'esperienza del bene".

 

Stefano Laffi è riuscito a spiegare in modo molto convincente il 'cambio di passo' del mondo di oggi rispetto ai decenni scorsi, un salto su cui deve interrogarsi anche il mondo del volontariato per capire come meglio 'ingaggiare' i giovani nella partecipazione. Nel video che segue parla della fine delle ideologie, spiegando che rimane però l'idealità, a partire da quella intesa come valore delle relazioni.

 

 

 

 

 

 

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