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Trento
17 novembre | 12:16

"Serve un patto tra istituzioni e volontariato", Casagranda riconfermato alla guida del Csv: "Siamo diventati riferimento italiano ed europeo"

Il Centro, che raggruppa 151 associazioni espressione del mondo del volontariato, si è riunito in assemblea per il rinnovo delle cariche direttive. Giorgio Casagranda è presidente dal 2011: "Il mondo del volontariato è cambiato: è più 'liquido', meno ingabbiato dentro le associazioni. Tra gli obiettivi raggiunti, la valorizzazione e l'aumento del personale. In futuro serve dare attuazione alla legge sul volontariato"

"Serve un patto tra istituzioni e volontariato", Casagranda riconfermato alla guida del Csv
di Sara Marcolla

TRENTO. “C'è un nuovo modo di fare volontariato, più 'liquido', meno ingabbiato dentro le associazioni. La sfida delle istituzioni è intercettare questo mondo, valorizzandolo”. A dirlo a Il Dolomiti è Giorgio Casagranda, riconfermato per il quinto mandato presidente del Centro servizi volontariato del Trentino. Alla guida dell'ente dal 2011, rimarrà in carica per i prossimi tre anni.

 

Il Centro, che raggruppa 151 associazioni espressione del mondo del volontariato, si è riunito in assemblea per il rinnovo delle cariche direttive.

 

Se il volontariato è uno dei cardini della società trentina (si stima che ogni 10 abitanti due siano impegnati socialmente), la sfida per il futuro “è mantenere vivo questo spirito di servizio verso la comunità e il territorio” commenta Casagranda. E questo è ancora più cruciale in vista del 2024 quando Trento sarà capitale europea ed italiana del volontariato. Tra le sfide, “adattare la legge nazionale del 2016 alle peculiarità del territorio”.

 

Casagrande, come accoglie questa riconferma alla presidenza del Csv?

La accolgo con grande senso di responsabilità, soprattutto in vista del 2024, quando Trento sarà la Capitale europea e italiana del volontariato. Inoltre, i prossimi tre anni saranno anni fondamentali per creare quelle figure che in futuro potrebbero prendere in mano le redini dell'associazione. Al momento abbiamo rinnovato il consiglio per il 50%, ma l'auspicio è che ci siano più persone che vogliano impegnarsi negli organi amministrativi e istituzionali.

 

Sta cambiando il mondo del volontariato? Quali sono le criticità maggiori? C'è ancora voglia tra i giovani di impegnarsi per la comunità?

La svolta nella concezione di fare volontariato è cambiata dopo il Covid. Durante la pandemia c'è stata una battuta d'arresto di un paio di anni, dovuta alle restrizioni imposte. In seguito è cambiato il modo in cui le persone si impegnano per la comunità. A fronte di una burocrazia che spesso ingessa, è scattato un nuovo modo di fare volontariato, più 'liquido', meno ingabbiato dentro le associazioni. Un esempio sono i cittadini che mettono a disposizione tempo e competenze per la cura dei beni comuni.

 

Come intercettare e dare riposte a questo tipo di volontariato?

Si può intercettare e valorizzare se le istituzioni (esempio i comuni) sono pronte a dare risposte. Ci deve essere un patto tra cittadini e istituzioni. E' sempre più necessario investire in una filiera in grado di strutturare al meglio servizi e interventi per dare risposte concrete ai bisogni che emergono nelle nostre comunità.

 

Che bilancio fa di questi 12 anni alla guida del Centro?

Se guardo al passato, sono orgoglioso di quanto fatto a livello organizzativo: siamo riusciti in questi anni a fare crescere il Centro servizi volontariato, facendolo diventare punto di riferimento a livello nazionale ed europeo. Sono state valorizzate le professionalità, abbiamo aumentato il personale, con i dipendenti passati da 5 a 12, diamo consulenze al mondo del volontariato anche fuori dai confini del Trentino. Oggi abbiamo una sede, nella quale probabilmente rimarremo, nel palazzo Aci a Trento nord, che ci permette di risparmiare 40mila euro all'anno di affitto.

 

 

Il primo appuntamento che il volontariato trentino ha all'orizzonte è il 2024, l'anno che vedrà Trento capitale europea del volontariato. Come ci si sta preparando?

Stiamo lavorando a pieno ritmo. Abbiamo creato 18 tavoli di lavoro che sono partiti il 6 novembre, ognuno specifico delle singole attività che si svolgono all'interno dell'associazione. A loro spetta il compito di definire, nel corso del 2024, momenti di valorizzazione del volontariato su tutto il territorio provinciale. Per il futuro, inoltre, saremo ancora in prima linea per chiedere, ad esempio, che la nuova legge sul volontariato, datata 2016, venga corretta tenendo conto delle peculiarità e delle specificità del territorio.

 

 

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