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'La Sportiva', dal '28 ad oggi un successo mondiale targato Ziano di Fiemme. Il racconto di Messner, Moro, Lunger e Ondra

Migliaia di persone hanno assistito all'incontro in videoconferenza sul prato del Muse, gremita la sala grande del museo. Gli alpinisti si sono confrontati sul tema del fallimento, l'unico modo per arrivare al successo

Mesner, Delladio e Ondra (Foto Mosna)
Di Cinzia Patruno - 24 maggio 2018 - 11:26

TRENTO. "Il primo contratto - ha ricordato l'alpinista Simone Moro - me l'ha firmato il papà di Lorenzo Delladio, che vorrei ricordare". La folla disposta nel foyer del Muse, location che ha accolto l'evento dei 90 anni dell'azienda 'La Sportiva', si commuove e stringe l'amministratore delegato e presidente Lorenzo Delladio in un abbraccio, ricambiando quello che questa famiglia ha saputo dare alla sua Val di Fiemme. "Avevo quindici anni, ero uno sfigato di Bergamo - ha detto Moro - quando a Ziano mi hanno dato due paia di scarpe da arrampicata, due pantacollant e una canottiera. Oggi sono trentatré anni che collaboriamo".

 

Un'azienda che ha saputo dare valore ai suoi 90 anni di attività nel design e nella produzione di abbigliamento per gli sport alpini e outdoor e, soprattutto, di scarpe. La scarpa è una metafora, crea il contatto tra l'uomo e la terra. E' proprio in questo che 'La Sportiva' ha investito e continua ad investire dal 1928, anno in cui Narciso Delladio fondò il suo laboratorio calzaturiero 'La Calzoleria Sportiva'. Dalla storia di come la Marangoni di Rovereto ha creato e fornito la gomma perfetta per le scarpe d'arrampicata all'evoluzione della storica linea di scarponi Trango, il brand della Val di Fiemme ormai consolidato a livello mondiale ci ha messo testa e cuore, tecnica e intuizione.

 

E il modo migliore per celebrare i suoi valori è una serata in compagnia del suo patron e degli alpinisti simbolo de 'La Sportiva': Simone Moro con la compagna di cordata Tamara Lunger e Adam Ondra, il più forte in circolazione con il suo 9c. Con l'ospite d'onore Reinhold Messner ad introdurre il tema della serata: il fallimento. "So cosa significa fallire - ha raccontato Messner -. Non ho potuto realizzare un terzo delle mie idee. Solo salendo ho imparato a correggere e ritentare". Anche il venticinquenne ceco Adam Ondra, in dialogo con il moderatore Claudio Ruatti, ha fatto percepire il suo lato umano, legato ai tanti tentativi per raggiungere quel grande traguardo che è la via 'Silence', il grado più alto raggiunto finora. "Quando provo una via fallisco tante volte , ma sono questi fallimenti a portare al successo. Sulla 'Silence' sarò caduto almeno 200 volte".

 

Un incontro del tutto informale, nel quale dei giganti delle discipline alpinistiche estreme si sono confrontati sui risultati raggiunti, ma anche e soprattutto su quelli non raggiunti. Inevitabile nell'intervista doppia a Moro e Lunger era il riferimento a quella cima del Nanga Parbat sfiorata ma non conquistata. "Il momento che mi ha reso più orgoglioso - spiega Moro riferendosi alla sua discepola - è stato quando lei ha rinunciato a settanta metri dalla cima del Nanga Parbat". Quella rinuncia, decisa all'unanimità ma senza il confronto reso impossibile dalle condizioni dell'ascesa, ha significato portare a casa la pelle. "Con il Nanga Parbat sono in pace - ha voluto sottolineare Lunger -. Mi ha permesso di conoscermi meglio. Per me la rinuncia è la cosa più importante, è quello che ci fa diventare quello che siamo".

 

La parola è passata poi al "capocordata di questa spedizione", come lo si è voluto benevolmente definire: Lorenzo Delladio, che ha raccolto il testimone dal padre e dal nonno, lo sta consegnando ai suoi figli, con la certezza che la stessa responsabilità sociale sarà portata avanti con la stessa passione che ha dimostrato lui negli anni. "Il mio unico rimpianto è quello di non aver dedicato il tempo necessario alla mia famiglia. I miei figli mi hanno visto poco, ma immagino che oggi potranno capire. Chiedo loro - ha concluso Delladio - che mi stiano vicini come ho fatto io con mio papà e che mi rubino un po' di lavoro". E se, come dice Messner "Chi non capisce il passato ("il ieri", dice lui con il suo classico accento) non può capire il futuro", 'La Sportiva' ha dimostrato di capire il passato e di essere sempre un passo avanti.

 

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