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Maltempo, l'analisi dell'esperto: ''E' stato come un ciclone mediterraneo. Ora il terreno è meno legato, aumenta il rischio frane e valanghe''

Una calamità che ha trasformato i connotati paesaggistici di diverse zone e dopo la conta del danno economico, si prospettano quelli ecologici, della biodiversità e del mancato assorbimento dei gas, senza dimenticare l'azione frenante delle piante: il terreno è meno legato, valanghe e frane potrebbero incontrare meno ostacoli per arrivare a valle

Di Luca Andreazza - 04 novembre 2018 - 20:03

TRENTO. L'entità dei danni al patrimonio ambientale è enorme, la certezza è quella che ci vorranno decenni e secoli per rimarginare le ferite aperte lasciate sul territorio. Quasi due milioni di metri cubi di alberi schiantati in Trentino, circa il doppio del legname che viene portato nelle segherie ogni anno.

 

Una calamità che ha trasformato i connotati paesaggistici di diverse zone e dopo la conta del danno economico, si prospettano quelli ecologici, della biodiversità e del mancato assorbimento dei gas, senza dimenticare l'azione frenante delle piante: il terreno è meno legato, valanghe e frane potrebbero incontrare meno ostacoli per arrivare a valle. 

 

Non solo la pioggia, la maggior parte dei danni è stata causata dal vento. Raffiche che, dati ufficiosi, spiegano come abbiano raggiunto anche i 200 km/h. "La media - dice Gabriele Mamone, socio e collaboratore di MeteoTriveneto - si attesa intorno ai 100 km/h durante la giornata di lunedì 29 ottobre nel momento clou di questa ondata di maltempo generata dal ciclone mediterraneo Vaia".

 

Ma cosa è successo? "Anche se - continua Mamone - molte persone hanno segnalato trombe d'aria nel corso dell'evento climatico la realtà è diversa. I danni del vento infatti sono stati causati da raffiche lineari, e non da eventi vorticosi. Questo non significa che gli effetti del vento lineare siano meno intensi, pericolosi e dannosi di una tromba d’aria, semplicemente siamo davanti a due fenomeni completamente differenti".

 

A generare questo forte vento sono stati due fattori concomitanti. "Il crollo della pressione sull'Italia occidentale- dice l'esperto di MeteoTriveneto - che ha intensificato in modo significativo i forti venti di scirocco che soffiavano". E questo si aggiunge la morfologia del territorio.

 

"Le valli strette hanno infatti incanalato e amplificato tutto - prosegue Mamone -. Molti alberi sono stati rasi al suolo a causa dei venti discendenti dai pendii, i cosiddetti downslope wind".

 

L'allerta è stata ampiamente prevista, come segnalato dal bollettino della Protezione civile "ma le caratteristiche dell'evento - evidenzia MeteoTriveneto - si possono prevedere fino ad un certo punto: non ci si può aspettare venti di questa portata, a differenza della pioggia intensa. L'equilibrio dell'eco-sistema è delicato, basta poco per scatenare queste ondate relativamente brevi ma molto forti". 

 

Un esempio è quello di Moena. Il 3 luglio scorso in poche ore erano caduti oltre 130 millimetri di pioggia facendo esondare i torrenti e provocando smottamenti e frane. Un vero disastro che può essere riassunto in questo numero: dalla sola briglia sul rio Costalunga, per ripristinarlo, sono stati asportati circa 8 mila metri cubi di materiale detritico, un volume pari alla capienza di circa 800 camion (Qui articolo).

 

"Il cambiamento climatico in atto è evidente - conclude Mamome - ma non sembra che a livello politico ci sia interesse a prendere contromisure. Le estati sono più calde, così come i periodi miti come prima dell'ultima perturbazione e in questi giorni. Queste piccole anomalie, come anche l'innalzamento delle temperature dei mari, comportano portate di vasto livello, ma vengono sottovalutati: purtroppo ci si deve abituare a lunghi periodi di siccità e ondate brevi ma intense di maltempo durante i quali cadono le piogge di mesi. Questo tipo di evento sono più probabili in primavera e autunno, durante il cambio di stagionalità".  

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