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| 25 dic 2018 | 09:35

Natale, l'arcivescovo Lauro Tisi: ''C'è alternativa all'odio, è nel volto dei migranti e di tanti volontari che aiutano chi è in difficoltà''

L'Arcivescovo nell'omelia parla di verbi  che abitano i nostri discorsi “difendersi, contrapporsi, armarsi e eliminare” e dell'alternativa che si trova nel volto  dei nostri fratelli e sorelle immigrati e nei tanti volontari che si impegnano per gli altri. Di qui l’appello: “Riscrivere la nostra agenda, capovolgendone le priorità, per visitare e incontrare fratelli e sorelle feriti dalla vita”​

Natale, l'arcivescovo Lauro Tisi: C'è alternativa all'odio
di Redazione

TRENTO. Purtroppo spesso i verbi che abitano i nostri discorsi sono “difendersi, contrapporsi, armarsi e eliminare”. Attorno a questi si sta organizzando la nostra vita, ad essi sempre più sembra ispirarsi la nostra società ma “L’alternativa c’è”.

 

Queste le parole dell'Arcivescovo di Trento Lauro Tisi nell’omelia del solenne pontificale di Natale, questa mattina in cattedrale a Trento.

 

L’alternativa, per don Lauro c’è ed è quella di “Frequentare le straordinarie lezioni di vita, di forza e di serenità che abitano il volto di tanti uomini e donne che, pur colpiti dalle avversità, dalla malattia e dalla morte, dal venir meno di legami familiari forti, mantengono coraggio e dignità, si tengono lontano dall’odio e continuano a rimboccarsi le maniche per servire ed amare”.

 

Queste persone hanno il volto “dei nostri fratelli e sorelle immigrati che non smettono di sorridere e di sperare, ma anche quello di tanti volontari che, non visti, si mettono a disposizione di chi è in difficoltà. E, ancora, il volto concreto di chi, con grande rettitudine morale, rinuncia a trame di corruzione e malaffare”.

 

Questi volti, però, non si trovano sul web. Per vederli, come i pastori, occorre andare a cercarli. “Presso quei volti trovi il Bambino di Betlemme – continua l'Arcivescovo - Sono loro che ci accompagnano in quella grotta. E, una volta usciti, ci provocano a riscrivere la nostra agenda, capovolgendone le priorità. Sulle pagine delle nostre giornate ci invitano ad appuntare nome e cognome di altri fratelli e sorelle feriti, in mille modi, dalla vita”.

 

Da qui un appello molto importante. “Non basta spiega l'Arcivescovo Lauro Tisi - archiviare la loro carta d’identità. Per loro fissiamoci anche una data e un’ora, dentro i nostri schizofrenici ritmi di vita, per visitarli e incontrarli concretamente. E, infine, rispettiamo l’agenda!”

 

Anche per la nostra Chiesa, non ci sono alternative. “O toccheremo con mano Cristo nelle persone ferite dalla vita o vagheremo cercandolo invano. In loro Dio ha trovato dimora, un luogo in cui nascere. Da questa frequentazione – conclude Tisi - nasce la preghiera più autentica, che si fa grido e contemplazione, implorazione e rendimento di grazie”.

 

Il testo completo dell'omelia

 

 

 

 

 

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