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| 26 dic 2022 | 05:01

L'arcivescovo Tisi: ''In Trentino serve ricostruire l'accoglienza. Non si difende l'identità chiudendosi'' e sulla politica: ''Ignora i giovani, deve ascoltarli''

Il messaggio in questi giorni di Natale da parte di Monsignor Tisi ai trentini: "Aprire gli occhi perché in mezzo alle difficoltà che abbiamo ci sono tante storie belle di gente che si alza al mattino e anziché pensare a se stessi, pensa ad altri". E sui migranti: "Il problema non è se arrivano ma se decidono di andarsene" 

L'arcivescovo Tisi: In Trentino serve ricostruire l'accoglienza

TRENTO. Dal tema dell'accoglienza alle difficoltà delle famiglie trentine, dalla solitudine alla necessità di riscoprire l'incontro fino ai cambiamenti climatici, l'inverno demografico e la politica.

 

Sono numerosi i temi sui quali l'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, è intervenuto in un'intervista a il Dolomiti.

 

Parole forti, per certi versi di condanna ma anche un richiamo alla politica ad una maggiore attenzione alle nuove generazioni spesso dimenticate e soprattutto un appello a tutto il Trentino a riscoprire la parola "accoglienza".  

 

Monsignor Lauro Tisi, in questi giorni abbiamo sentito riparlare di 'emergenza freddo' con la mancanza di posti letto per chi si trova a dormire all'addiaccio. Dall'altro, però, come riportato in uno studio di Migrantes, il Trentino ha rinunciato a molto di quello che era stato costruito  in tema di accoglienza.  Cosa dobbiamo fare? Quale strada si dovrebbe prendere ora? 

Io sono convinto che dobbiamo fare uno sforzo culturale importante per smettere di raccontare le fake news sul fatto che i migranti sono un problema, che c'è un'invasione. Sono fake news terribili con cui poi si è alimentato tutto un percorso che ha portato a fare in modo che la parola accoglienza diventi  una parola rara. Non è più quello che era in passato: una caratterista del nostro Trentino diventata in alcuni momenti anche parola d'ordine. 
Dobbiamo essere consapevoli che siamo tenuti in piedi dai migranti. Il problema non è se arrivano ma se decidono di andarsene. Metà delle nostre attività sarebbero ferme in poco tempo. 

Negli ultimi anni è stata smantellata l'idea di accoglienza come parola chiave della nostra vita . Da questo è partita poi la riduzione degli spazi  che ha portato a situazioni come quelle che abbiamo visto in questi giorni di freddo dove si è stati costretti ad interventi last minute. 

Non dovremmo arrivare mai a situazioni simili, il freddo non è un'emergenza ma una stagione.  Purtroppo, invece, nel nostro trentino la parola accoglienza è uscita dall'orizzonte sostituita da altre parole che dividono, usate per difendere non so quale identità. 

Non c'è identità che si difende chiudendoti perché così facendo si rischia di perderla. Rimarrebbe solo un po' di tradizione e nulla più. E allora la grande operazione da fare è  quella culturale per rimettere l'accoglienza nel Dna del Trentino. Se ritorna potremmo in poco tempo mettere in piedi le strutture di accoglienza ma senza la consapevolezza del suo valore farebbero fatica ad andare avanti. Oggi al Trentino servirebbe proprio riprendere l'accoglienza, la gratuità con il suo volontariato per immaginare un futuro in chiave creativa e innovativa. 

 

Moltissime famiglie sono in difficoltà. Il covid ha reso tutto più difficile e ha danneggiato quell'importante rete famigliare fondamentale sostegno della collettività.  
C'è bisogno di far ripartire l'aggregazione gratuita. Nel periodo post covid molte persone si sono ritirate anche dai momenti di festa. La dimensione aggregativa è ripartita ma c'è ancora tanto da fare. Su questo terreno c'è uno spazio enorme per il volontariato per cercare di inventare sempre più occasioni di incontro, aggregazione e operatività condotta assieme. 
Serve far respirare di nuovo l'idea dello stare assieme che è venuta meno. Durante il covid ho percepito quanto far festa, ritrovarsi e stare assieme, sia costitutivo del vivere. La festa è un elemento, non è un'operazione da mettere in campo solo alcune volte. La vita ha bisogno di essere celebrata nei suoi vari aspetti. 

 

Tra chi ha subito maggiormente gli effetti di questa pandemia ci sono i giovani. A molti basta vivere il presente, spesso non hanno più sogni. Perché?

Io i giovani, l'ho detto negli anni ed è quasi un mio mantra, li vedo in chiave estremamente positiva. Dal momento in cui ho cercato di incontrarli in questi anni, ho sempre trovato dei giovani veramente interessanti, che ti chiedono di rispondere attraverso la via dell'esperienza non con le dottrine e le chiacchiere. Hanno una capacità di ascolto infinita.
Sono però i veri poveri di oggi. Perché, cominciando dalla politica, l'inverno demografico fa si che i voti si prendano dagli anziani e non dai giovani. La politica è quindi molto più attenta alla dimensione dell'anziano perché rappresenta un bacino di voti. Tutto viene pensato a misura di chi invecchia.  Qui invece in molto dovrebbero mettersi una mano sul cuore e pensate ai giovani perché senza di loro andremo a sbattere. 

 

A segnare il nostro tempo sono anche i cambiamenti climatici, i disastri che abbiamo avuto sotto i nostri occhi anche in Trentino con il dramma della Marmolada. 
Anche in questo caso parto dai giovani. Incredibilmente chi ha in agenda la tutela dell'ambiente, i cambiamenti climatici, uno stile di vita alternativo e diverso, sono i giovani. Qui c'è davvero una conversione da fare. Purtroppo un'Europa vecchia  pensa “a se stessa” ignorando il futuro.  Manca l'attenzione all'ambiente 

Purtroppo questo tema è stato sacrificato a un mondo economico e finanziario che ha fatto del business, dell'accumulo di denaro, l'unico mantra. Il grande dramma, lo dico evangelicamente, il denaro è venuto al primo posto. Questo ci rende miopi e oggi ci fa sperimentare tragedie continue. Dobbiamo svegliarci il più presto o il futuro sarà drammatico. 

 

In questi giorni di Natale, quale messaggio vorrebbe dare alla comunità trentina? 
Di aprire gli occhi perché in mezzo alle difficoltà che abbiamo la mia esperienza mi fa vedere tutte le settimane, girando il trentino, storie belle di gente che si alza al mattina e anziché pensare a se stesse , pensa ad altri. Storie straordinarie. Aprite gli occhi su queste storie e accorgetevi che da queste storie ritorna indietro una botta di vita. Alla fine vivere per gli altri non è un impegno etico ma è l'unico modo che si ha per stare bene. 

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