È già emergenza, non aspettiamo l’inverno. In Trentino spariti metà dei posti letto per migranti costretti ora a dormire in strada. Gianmoena: ''Accoglienza diffusa? Sediamoci ad un tavolo”
Il Centro Astalli in questi giorni ha lanciato una raccolta fondi molto importante per aprire la struttura ex Bellesini ed offrire dei posti letto a persone che ormai non resistono più in strada. Intanto sulla possibilità di "accoglienza diffusa" interviene il presidente dei Comuni, Paride Gianmoena

TRENTO. Arrivano, diventano fantasmi, dormono sotto i ponti e negli angoli della città. Poi alcuni si spostano in altre regioni con la previsione di tornare più avanti. Sono i migranti che in Trentino non vengono accolti.
Dal 2017 ad oggi la Pat ha tagliato ben oltre la metà dei posti di accoglienza concentrandoli tutti principalmente a Trento. Ma questo taglio, usato dalla Lega come bandiera elettorale, non ha portato ad un rallentamento di arrivi. Le persone non si sono fermate. La via balcanica è la strada scelta da quasi tutti quelli che oggi troviamo per strada e che si trovano in una situazione di marginalità creata dalle stesse istituzioni e dalla stessa politica che dopo aver smantellato un sistema non sono stati capaci di trovare un'alternativa adeguata. La riduzione dei posti non ha fatto altro che allungare i tempi di attesa per entrare in un progetto di accoglienza, che possono superare l’anno.
Nei giorni scorsi il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, condiviso dal sindaco di Rovereto, Francesco Valduga, ha lanciato un appello ai comuni trentini affinché si facesse sistema per riprendere sul territorio l'accoglienza diffusa. Un appello che il presidente dei Comuni del Trentino, Paride Gianmoena, dice di condividere precisando però che servono delle correzioni al sistema.
“Quello che stiamo registrando – spiega a il Dolomiti, Gianmoena - sono diversi arrivi fuori dai canali ufficiali e questo è certamente un tema di cui i comuni devono farsi carico. Io capisco e condivido l'appello del sindaco di Trento, ritengo che il modello di accoglienza diffusa sia un modello che ha degli aspetti positivi ma, onestamente, un riparto dei migranti in base alla popolazione non mi pare abbia portato sempre buoni risultati”. Quello che è stato portato a casa dall'esperienza, spiega il presidente dei Comuni, “è certamente un modello che va sposato mai poi ci sono oggettive impossibilità di alcuni comuni nell'accoglienza e questo deve essere tenuto in considerazione. E' bene chiarire che le persone meritano e devono essere considerati tali e non numeri, ma la proporzionalità nei riparti è un criterio che non ha nessun fondamento effettivo”.
Ok quindi all'accoglienza diffusa, spiega Gianmoena, ma occorre “sedersi attorno ad un tavolo per trovare un sistema efficace nella partecipazione dei comuni”. Servono quindi dei correttivi che dovrebbero arrivare da un'analisi approfondita della situazione e non certamente da slogan elettorali.
Nell'attesa che la politica si metta d'accordo e che si renda consapevole di un problema che non può essere affrontato con tagli o chiusure, il Centro Astalli in questi giorni ha lanciato una raccolta fondi molto importante (QUI IL LINK) per aprire la struttura ex Bellesini prima di novembre ed offrire dei posti letto a persone che ormai non ce la fanno più a rimanere in strada. (Ad oggi la raccolta si aggira attorno ai 12 mila euro)
“Sono cinque mesi che chiedo aiuto, voglio solo un letto, sono in provincia di Trento e ho i fianchi rotti, non sopporto di dormire sulla strada” è uno dei tanti messaggi che il Centro Astalli riceve ogni giorno, d’inverno come d’estate. Si tratta del grido d’aiuto di persone arrivate sul nostro territorio e ora costrette a passare le notti in strada, in fabbriche dismesse, nelle periferie meno illuminate, ai margini della nostra comunità.
Provengono soprattutto dall’Asia e dal Nordafrica, sono in fuga da insicurezza e violenze, persecuzioni, violazioni dei diritti umani e dagli effetti sempre più violenti del cambiamento climatico, che dilania le loro terre creando estrema povertà, come nel caso del Bangladesh e del Pakistan. Sono loro le vittime dei tagli adottati dalla Provincia di Trento che ha posto un limite numerico alle persone accoglibili.
Da qui la necessità di Astalli di aprire l'ex Bellesini prima di novembre. L'ok da parte del Comune di Trento è già arrivato ma servono i fondi. “La struttura ha 24 posti – ci spiega Stefano Canestrini - nel bando è prevista l'attivazione di 15 posti per l'accoglienza annuale che abbiamo già con Casa S. Francesco ed ora cercheremo di aprire questi altri 24 posti alle ex Bellesini”. Far funzionare un dormitorio con 24 posti letto costa ogni giorno circa 270 euro, poco più di 10 euro a persona. Quindi, ogni 270 euro che verranno raccolti consentiranno di aprire un giorno prima del previsto. “L’obiettivo – spiega Astalli – è raggiungere 8.000 euro, per aprire almeno un mese prima. Lo faremmo già domani se avessimo le risorse”.
Una necessità, spiega Canestrini, che deve portarci però anche ad una riflessione sulla situazione che si sta affrontando e che riguarda tutti.
“Noi facciamo questa scelta e ci sentiamo responsabilizzati ad accompagnare la comunità in questa direzione – spiega Stefano Canestrini - dall'altra parte, stiamo però facendo una cosa che 'non vorremmo fare'. Queste persone hanno diritto ad un programma di accoglienza secondo le regole internazionali. Avrebbero diritto non solo di un posto letto ma anche di tutti gli altri servizi che riguardano l'inclusione, l'alfabetizzazione e l'inserimento nella società. Con l'apertura del struttura stiamo cercando di evitare che 24 di loro vivano in strada ma condanniamo un sistema. Qui parliamo al Commissariato del Governo e alla Provincia che sono responsabili di questa situazione”.
Negli ultimi 5 – 6 anni oltre metà dei posti di accoglienza in Trentino sono stati cancellati. Ma ad essere stato spazzato via è un sistema ben più ampio di inclusione e solidarietà. Centro Astalli non si rassegna all’idea che il Trentino abbia perso il senso di solidarietà e accoglienza, quali radici della sua storia e del suo modo di essere comunità. Per quanto ha lanciato una raccolta fondi necessaria per aprire le ex Bellesini. Donare è semplice. Lo si può fare accedendo al link: https://gofund.me/7b51d6e9 oppure con
un bonifico a: Associazione Centro Astalli Trento, Banca Intesa Sanpaolo, IBAN IT67H0306909606100000167255, causale “Apriamo prima”.


















