L’omelia di Natale, l’arcivescovo Tisi: “Le nostre ferite si rimarginano nella misura in cui curiamo quelle degli altri”
L’arcivescovo Tisi: “Tra le tante emergenze mi permetto di sottolineare come la più urgente sia la fatica a dialogare e ad accogliere punti di vista diversi”

TRENTO. “Fare Natale è entrare nel futuro, accompagnati dalla Parola eterna del Padre fattasi volto in Gesù, memoria viva che libera l’avvenire dall’ossessione di dover soddisfare bisogni e lo trasforma nella terra della sorpresa e della novità”. È questo l’augurio dell’arcivescovo Lauro Tisi, nell’omelia del solenne di Natale.
Monsignor Tisi invita anzitutto a scongiurare il “grande rischio” di “identificare i bisogni con le attese”. “Quando bisogni e attese coincidono – sottolinea – il futuro non ha più posto per il nuovo, per l’inedito, la sorpresa”.
Nel definire la misura della novità incarnata invece nella mangiatoia di Betlemme, l’Arcivescovo declina “i verbi del Natale: ascoltare, farsi carico, prendersi cura. Chi li accoglie – assicura don Lauro – viene liberato dalla solitudine, entra in spazi di vita, di futuro, di cambiamento. Lasciatemelo dire: oggi, queste sono le parole che ci sono venute a mancare, come il vino a Cana”. “Tra le tante emergenze – aggiunge poco dopo monsignor Tisi – mi permetto di sottolineare come la più urgente sia la fatica a dialogare e ad accogliere punti di vista diversi”.
“Le nostre ferite – conclude l’Arcivescovo rivolgendosi ai fedeli presenti in cattedrale, ma collegati anche in diretta streaming e Tv – si rimarginano nella misura in cui curiamo quelle degli altri, salutare provocazione per quest’ora della storia così drammaticamente ferita”.
.jpg?itok=CYvCoRiz)

















