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A 26 anni nuovo diacono a Trento: il mandato dell'Arcivescovo ad Alberto Bolognani. “La paura è l'indiscussa protagonista di quest'ora della storia”

Il ventiseienne di Cavedine è stato ordinato diacono nel pomeriggio di oggi, in occasione dell'Immacolata, nella basilica di Santa Maria Maggiore a Trento: “Come Maria – è il mandato dell'arcivescovo Lauro – scoprirai con gioia che consegnarti a Cristo non ha nulla di etereo, al contrario”

Di F.S. - 08 dicembre 2023 - 15:47

TRENTO. “Il bambino di Betlemme continua a venire alla luce mentre i vari Erode sopprimono la vita”. È questo il messaggio lasciato nella giornata di oggi, in occasione della solennità dell'Immacolata, dall'arcivescovo di Trento Lauro nel corso dell'omelia. Un'occasione resa ancora più speciale dal mandato che lo stesso Lauro ha lasciato al nuovo diacono di Trento, il ventiseienne Alberto Bolognani, di Cavedine, ordinato questo pomeriggio nella basilica di Santa Maria Maggiore.

 

“Come Maria – ha detto l'arcivescovo – affrettati a dire il tuo sì, scoprirai con gioia che consegnarti a Cristo non ha nulla di etereo, al contrario, ti ritroverai con lui inginocchiato a lavare i piedi di tanti fratelli e sorelle, affaticati dalla vita. Sentirai l'ebbrezza dell'amore del Padre, imparerai la bellezza di relazioni dove l'obiettivo è far esistere e lasciar esistere, gioire per il bene dell'altro e addirittura gustare la bellezza del suo essere diverso da me”.

 

Tanti i temi toccati poi nel corso dell'omelia, nella quale l'arcivescovo ha messo l'accento sulla paura, “l'indiscussa protagonista di quest'ora della storia dell'umanità”, citando poi anche il conflitto che da mesi prosegue in Medio Oriente: “Sotto il cielo di Gaza e di Israele, nelle corsie dei nostri ospedali, nelle strade in salita dei giovani, nella fragilità delle nostre famiglie, continua a venire alla luce il Bambino di Betlemme, mentre i signori della storia provvedono ai loro censimenti e i vari Erode tentano di sopprimere la vita”.

 

Ecco l'omelia intera:

Dove sei? Ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.

 

La paura è l’indiscussa protagonista di quest’ora della storia dell’umanità, come pure la percezione di non essere in grado di affrontare le grandi sfide in cui ci troviamo. Questo senso di nudità e impotenza si accompagna alla sistematica ricerca di un capro espiatorio su cui riversare frustrazione e rabbia, per nascondere l’angoscia che ci abita.

 

Caro Alberto, tu ricevi il ministero diaconale con questi rumori di sottofondo che non fanno presagire nulla di buono, la nostra Chiesa che ti appresti a servire è essa stessa abitata da stanchezza e rassegnazione.

 

Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Lc 1, 30.

 

Questa parola forte oggi è rivolta alla nostra Chiesa, a cui senza esitazione il Padre assicura: “Hai trovato grazia, darai alla luce Gesù.” Meraviglioso e instancabile Dio, senza nessun imbarazzo, ti fai carne e vita non solo nella bella umanità della donna di Nazareth, ma anche nella meno nobile umanità della tua Chiesa capace, incredibilmente, di dare volto e carne al tuo Figlio.

 

Sotto il cielo di Gaza e di Israele, nelle corsie dei nostri ospedali, nelle strade in salita dei giovani, nella fragilità delle nostre famiglie, continua a venire alla luce il Bambino di Betlemme, mentre i signori della storia provvedono ai loro censimenti e i vari Erode tentano di sopprimere la vita.

 

Non è, questa, evasione sentimentale: ha i lineamenti concreti di tanti uomini e donne impegnati ad asciugare lacrime, ascoltare parole segnate dall’angoscia e dalla disperazione, come pure la bellezza di padri e madri impegnati ad avviare alla gioia di vivere i propri figli, la generosità di tanti giovani capaci di porre con disinvoltura ed entusiasmo segni di prossimità.

 

Caro Alberto, ricevi il diaconato nei giorni in cui lo zio don Silvio, fino al termine della sua vita, con l’animo di un bambino era solito allestire il presepio. Meraviglia e incanto sgorgavano in lui da una preghiera prolungata che anticipava di gran lunga l’alba. Stupore che mai l’ha distolto dalla vita e dalle sue fatiche, come testimoniano i suoi ormai anziani studenti del Tambosi, con cui negli anni delle superiori raggiungeva i poveri. Mi verrebbe da dire: passi di prossimità ante litteram.

 

Caro Alberto tra poco ti verrà chiesto di custodire e alimentare lo spirito di orazione e di vivere il celibato come segno della tua totale dedicazione a Cristo. Come Maria affrettati a dire il tuo Sì, scoprirai con gioia che consegnarti a Cristo non ha nulla di etereo, al contrario, ti ritroverai con Lui

inginocchiato a lavare i piedi di tanti fratelli e sorelle, affaticati dalla vita. Sentirai l’ebbrezza dell’Amore del Padre, imparerai la bellezza di relazioni dove l’obiettivo è far esistere e lasciar esistere, gioire per il bene dell’altro, e addirittura gustare la bellezza del suo essere diverso da me. Allora farai l’esperienza della bellezza di una vita segnata dal seminare fiducia che, come ricordava l’arcivescovo di Milano in occasione della festa di Sant’Ambrogio, invoca comunità, diversamente dalla paura che chiede immunità.

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