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Trento
20 aprile | 16:46

Pontificale di Pasqua, don Tisi: "La nostra umanità è paralizzata dalla paura ma anche davanti all’infinità di sepolcri a cielo aperto il Signore della vita trionfa"

L'arcivescovo Lauro Tisi mette a confronto il sepolcro vuoto del Nazareno, attestato dai Vangeli, con quanto è sotto i "nostri occhi che, nella rassegnazione e nel disincanto, osservano un’infinità di sepolcri a cielo aperto: da Gaza al Myanmar, dall’Ucraina al Sudan. La nostra umanità è paralizzata dalla paura: la paura del nemico, il non essere mai abbastanza sicuri, il timore dei migranti, l’ansia legata alla fragilità economica"

Pontificale di Pasqua, don Tisi: La nostra umanità è paralizzata dalla paura ma anche davanti all’infinità di sepolcri a
Foto di Daniele Panato
di Redazione

TRENTO. Nella festa in cui la Chiesa (quest’anno cattolici e ortodossi nella stessa data) celebra la risurrezione di Gesù, l’arcivescovo Lauro Tisi mette a confronto il sepolcro vuoto del Nazareno, attestato dai Vangeli, con quanto è sotto i "nostri occhi che, nella rassegnazione e nel disincanto, osservano un’infinità di sepolcri a cielo aperto: da Gaza al Myanmar, dall’Ucraina al Sudan. La nostra umanità è paralizzata dalla paura. Su di essa, gioca spesso chi ha in mano le sorti del mondo: la paura del nemico, il non essere mai abbastanza sicuri, il timore dei migranti, l’ansia legata alla fragilità economica".

 

Con due risultati: "Dominare le persone e accrescere, paradossalmente, proprio i problemi che si vorrebbero eliminare".  

 

In questo scenario, "anche in questa Pasqua – riflette don Tisi – abbiamo cantato “morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello; il Signore della vita era morto, ma ora vivo trionfa". Queste parole non possono essere liquidate come uno stanco rituale liturgico". 

 

L’Arcivescovo rammenta come di fronte alla “morte che tutto divora e cancella la vita” ci sia “nell’amore l’unico nemico capace di resisterle. La morte mai riesce a spezzare il legame con le persone che abbiamo amato. Con le modalità più diverse, esse continuiamo a vivere in noi”.

 

Gesù ha perdonato il proprio traditore ed è salito sul Golgota “abbracciando il nemico” e per questo “quel sepolcro non ha potuto trattenere questo Amore. Il Padre lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte e consegnandolo per sempre alla possibilità di essere incontrato in modo vivo e reale”. Non si tratta di una “visione che s’impone”, annota Tisi. Ma di “trovare i segni del Risorto”. Non “nelle stanze della forza, della violenza, dell’arbitrio. Ma lì dove l’umano si fa perdono, tenerezza, gratuità”.

 

Qui l’invito finale di don Lauro a cercare il Risorto “nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità”. Ieri sera, venerdì 19 aprile, nella solenne Veglia pasquale in cattedrale, l’Arcivescovo ha benedetto il fuoco e acceso il cero pasquale, simbolo di Gesù risorto, e l’acqua battesimale, attingendovi poi per battezzare cinque adulti (tra loro tre sorelle): “Grazie alla gioia del Battesimo – le parole di don Tisi - ora sono rivestiti di Cristo e in loro noi vediamo il segno che Cristo è risorto".

 

La solenne pontificale di Pasqua oggi, domenica 20 aprile, è stato animato dalla Cappella musicale del Duomo.

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