"I migranti sono la nostra salvezza, la nostra benedizione. Guai se non ci fossero. I Cpr, che tragedia. Questi fratelli ci stanno tenendo in piedi. Perdonateci"
Sono espressioni estremamente forti e significative quelle pronunciate dall'Arcivescovo di Trento Lauro Tisi durante la Veglia di preghiera per la 34esima Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, dal titolo "Gente di primavera", riguardo due argomenti estremamente "caldi" e attuali. La sua è stata una presa di posizione netta ed inequivocabile

TRENTO. "Questi fratelli migranti sono la nostra salvezza, la nostra benedizione. Guai se non ci fossero". E poi: "Pensiamo ai Cpr, che tragedia! Questi fratelli ci stanno tenendo in piedi e noi li trattiamo con durezza, con negligenza, con freddezza". E, ancora, l'appello finale: "Cari fratelli migranti, perdonateci".
Sono espressioni estremamente forti e significative quelle pronunciate dall'Arcivescovo di Trento Lauro Tisi durante la Veglia di preghiera per la 34esima Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, dal titolo "Gente di primavera".
Intervenuto durante la veglia per i missionari martiri nel ricordo del beato Alfredo Dall'Oglio, animata dai canti di fedeli provenienti da diversi continenti, l'Arcivescovo si è espresso in maniera netta ed inequivocabile su due temi assai "caldi" e attuali, i migranti e i Cpr, i Centri per Rimpatri, uno dei quali verrà realizzato - prossimamente - anche a Trento.
"Questi fratelli migranti - queste le sue parole, ricordando anche gli incontri della Visita Pastorale con comunità provenienti da Ucraina, Sudan, Marocco e con i lavoratori del Biafra ospitati nella canonica di Castelnuovo - sono la nostra salvezza, la nostra benedizione. Guai se non ci fossero".
L'Arcivescovo ha poi denunciato con parole molte nette la condizione di molti migranti trattenuti nei centri di permanenza per il rimpatrio: "Pensiamo ai Cpr - ha concluso -: che tragedia! Questi fratelli ci stanno tenendo in piedi e noi li trattiamo con durezza, con negligenza, con freddezza. Cari fratelli migranti, perdonateci".
Al centro della Veglia anche il ricordo del beato Alfredo Dall’Oglio, giovane originario di Borgo Valsugana, emigrato con la famiglia in Francia e morto a soli 23 anni nel lager nazista dove era stato deportato dopo l’arresto avvenuto il 6 giugno 1944 per il suo impegno nella Gioventù Operaia Cattolica e nell’Azione cattolica clandestina.
Beatificato pochi mesi fa a Parigi il 13 dicembre 2025 insieme ad altri 49 compagni martiri, quella di Dall'Oglio resta una figura luminosa di fede giovane e coraggiosa. Di lui l’Arcivescovo ha richiamato una frase particolarmente significativa: “La vita non è sempre bella, ma occorre vederla bella comunque”.
Nell’omelia, monsignor Tisi ha invitato la comunità a non svuotare di significato parole come “martire” e “testimone”, ricordando che "il martire racconta la meraviglia di uomini e donne che dicono: Cristo per me vale più della mia vita”.
Un richiamo forte anche al rischio di una fede ridotta a gesto rituale ripetuto senza consapevolezza: "Abbiamo distrutto la perla preziosa del Vangelo e con mille parole andiamo a uccidere la bellezza di quel Vangelo”.
La memoria dei martiri è diventata anche chiave di lettura del tempo presente, segnato da conflitti e violenze: “Ci sono troppi uomini e donne che non hanno qualcuno per cui sono disposti a morire”, ha osservato l’Arcivescovo,
denunciando la logica dell’egoismo che alimenta la guerra. In questo contesto ha indicato la via evangelica della pace ricordando che “queste sono le ore in cui i discepoli di Gesù combattono la guerra con la tenerezza” e che “la guerra va
combattuta iniettando tenerezza nel mondo".












