"E' disumano e anticristiano parlare di remigrazione". Il vescovo Muser condanna anche il nazionalismo "che arriva addirittura a sostituire la religione"
"La società deve far sentire il proprio no quando determinate categorie di persone vengono di per sé sospettate, quando si invita a ripulire l'Europa, l'Italia o l'Alto Adige da certi gruppi di persone. E' disumano e anticristiano parlare di remigrazione"

BOLZANO. Dopo l'arcivescovo di Trento Lauro Tisi, che alcuni giorni fa aveva toccato temi "caldissimi" durante la Veglia di preghiera in memoria dei missionari martiri (Qui articolo), parlando di migranti e Cpr (definiti "una tragedia"), anche Ivo Muser, vescovo della diocesi di Bolzano e Bressanone, ha parlato di attualità nel corso dell'omelia pronunciata in Duomo durante la solenne pontificale trilingue di Pasqua.
Ha condannato la guerra, ricordando che "il messaggio della Pasqua e del Risorto ci dice che ciò che costruisce comunità e rafforza la convivenza ha un futuro, perché cambia il mondo in meglio. Non la violenza e la guerra. La pace dev'essere l'eredità che gli adulti consegnano ai giovani".
E poi si è espresso sulla remigrazione. In maniera netta e chiara. "La società deve far sentire il proprio no quando determinate categorie di persone vengono di per sé sospettate, quando si invita a ripulire l'Europa, l'Italia o l'Alto Adige da certi gruppi di persone. E' disumano e anticristiano parlare di remigrazione".
La pace "non va solo sperata e richiesta, ma deve essere voluta, cercata, imparata e praticata, in famiglia, nella relazioni personali, con il proprio vicinato, sul posto di lavoro, tra i gruppi linguistici della nostra terra. Qui possiamo essere tutte persone che costruiscono la pace o che la avvelenano. Il primo disarmo inizia sempre nei nostri pensieri e nelle nostre parole".
Parlando dei conflitti che stanno affliggendo il pianeta, Muser ha condannato "un nazionalismo che arriva addirittura a sostituire la religione, il disprezzo nei confronti di altri popoli, l'arroganza di credere di detenere un potere assoluto sulla vita e sulla morte, l'avidità di ricchezza e di nuovo spazio vitale, la glorificazione e la giustificazione della violenza".
Poi, in conclusione, un altro richiamo alla pace, perché "la Pasqua e Gesù ci dicono con estrema chiarezza: la guerra e la violenza, la sofferenza e la morte non hanno futuro. Ciò che nasce dall'amore, ciò che costruisce la comunità e rafforza la convivenza, questo ha un futuro e cambia il mondo in meglio. La pace dev'essere l'eredità che gli adulti consegnano ai giovani, affinché la trasformino in un bene comune duraturo. Solo la pace ha futuro, Auguro a tutti noi di avere questa convinzione pasquale".












