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Trento
28 marzo | 16:20

Migranti e Cpr: Demagri e Angeli difendono il vescovo Tisi dopo gli attacchi del centro destra: "Fatto di una gravità inaudita" e "Lettura forzata che alimenta divisioni"

La polemica è deflagrata ed è diventata ora puramente politica: il primo a prendere le difesa del Vescovo, contestato da Cia, Kaswalder e Guglielmi dopo le sue parole su migranti e Cpr, era stato il sindaco di Trento Franco Ianeselli. Paola Demagri (Casa Autonomia) sta "ancora aspettando le scusa dei tre consiglieri", mentre Eleonora Angeli (Gruppo Misto) aggiunge che "attribuire alla Chiesa un volontà di colpevolizzazione dei cittadini e delle istituzioni appare una lettura forzata"

TRENTO. Non accenna minimamente a placarsi la polemica - ormai puramente politica - in seguito alle dichiarazioni del Vescovo di Trento Lauro Tisi.

 

Durante il suo intervento alla veglia per i missionari martini nel ricordo del beato Alfredo Dell'Oglio, il prelato trentino aveva affrontato due temi attuali e "caldissimi" quali i migranti e i Cpr (Qui articolo).

 

"Questi fratelli migranti - queste le sue parole - sono la nostra salvezza, la nostra benedizione. Guai se non ci fossero". E poi, sui Centri per i rimpatri: "Pensiamo ai Cpr - ha concluso -: che tragedia! Questi fratelli ci stanno tenendo in piedi e noi li trattiamo con durezza, con negligenza, con freddezza. Cari fratelli migranti, perdonateci!".

 

A stretto giro di posta erano arrivate le reazioni politiche da parte del centro destra con i consiglieri provinciali Claudio Cia, Walter Kaswalder e Luca Guglielmi che avevano emesso una nota congiunta parlando di "lettura semplicistica", sottolineando che "una cosa è predicare, altra è governare", aggiungendo che "colpisce la leggerezza con cui da certi ambienti ecclesiali si tenda a trasformare la questione così complessa in una narrazione quasi esclusivamente sentimentale". 

 

Nell'ultimo passaggio della nota, invece, i tre consiglieri parlano di "cittadini che chiedono regole rischiano di essere dipinti come moralmente carenti", un passaggio che nulla c'entra con le parole del Vescovo, a meno di non voler "estendere il concetto" con quella che rischia di diventare una strumentalizzazione della vicenda.

 

"Sui migranti, dal pulpito una lettura semplicistica. Una cosa è predicare, altra è governare - hanno affermato i consiglieri provinciali Claudio Cia, Walter Kaswalder e Luca Guglielmi -. Nessuno mette in discussione il valore della dignità umana. Ma proprio la dignità, se richiamata seriamente, non può essere evocata in modo da rimuovere il tema della legalità. I Centri di permanenza per il rimpatrio non sono una deviazione morale dello Stato, ma strumenti previsti dall’ordinamento per gestire situazioni di irregolarità. Si può discutere della loro efficacia, delle modalità di gestione, delle garanzie da assicurare. Ma non si può fingere che il problema non esista o ridurlo a una colpa collettiva da espiare. Colpisce, piuttosto, la leggerezza con cui da certi ambienti ecclesiali si tende a trasformare una questione così complessa in una narrazione quasi esclusivamente sentimentale, nella quale le istituzioni appaiono fredde e i cittadini che chiedono regole rischiano di essere dipinti come moralmente carenti. È una rappresentazione ingiusta, oltre che divisiva"

 

Ecco, allora, che la polemica è deflagrata: il primo a schierarsi in difesa del Vescovo è stato il sindaco di Trento Franco Ianeselli, che aveva criticato gli esponenti del centro destra, accusati di "voler zittire una voce scomoda" (Qui articolo)

 

Durissima è anche la presa di posizione della consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri che parla di "fatto di una gravità inaudita", auspicando "le scuse da parte dei tre consiglieri di maggioranza", di affermazioni "irrispettose, fino a scadere nella volgarità" e di "processo al Vescovo".

 

"Monsignor Tisi, in questi giorni, è stato a più riprese attaccato sui media da alcuni rappresentanti della destra trentina - tuona l'esponente autonomista -. Si tratta di un fatto di una gravità inaudita. Ho atteso di leggere le scuse da parte dei tre consiglieri di maggioranza, che però tardano ad arrivare. Sono ancora in tempo: sarebbero un gesto gradito non solo al Vescovo, ma a un’intera comunità. È inaccettabile che, nel tentativo di cercare visibilità e autorevolezza, queste persone finiscano per mostrarsi irrispettose, fino a scadere nella volgarità È grave che si arrivi a "processare" un vescovo per aver espresso un pensiero che riguarda gli ultimi, i migranti, le fragilità sociali. Un pensiero che chiunque abbia ascoltato con onestà ha potuto riconoscere come profondamente umano, non politico".

 

Demagri parla poi di "deriva", "intimidazione" e "delegittimazione" da parte di "questi nuovi politicanti".

"Sono stati loro, invece, a trasformarlo in un terreno di scontro, rivelando una concezione della politica che confonde il governo delle marginalità con la negazione dell’umanità - conclude -. Ma c’è un elemento ancora più preoccupante: il tentativo di intimidire chi esprime un punto di vista diverso. Un atteggiamento che in molti, in contesti diversi, denunciano da tempo: paura di ritorsioni, paura di perdere contributi, timore di non essere ascoltati, perfino il timore di perdere il lavoro. È un modello che non appartiene al Trentino e che non può diventare la normalità. Ribelliamoci a questa deriva. La libertà non è un favore concesso dal potere: è un diritto che appartiene a ogni cittadino, a ogni comunità, a ogni voce che sceglie di parlare con responsabilità. Un clima preoccupante assilla sempre più numerosi contesti. Ma la politica non può pretendere di stabilire chi abbia diritto di esprimersi e chi no, né può censurare la voce di chi richiama alla dignità delle persone. Questo attacco non colpisce solo monsignor Tisi: colpisce l’idea stessa di comunità, di rispetto e di dialogo che dovrebbe guidare il Trentino. È triste infine far sintesi su una amara conclusione. Questo loro atteggiamento rivela semmai ve ne fosse stato bisogno il via definitiva di che pasta sono fatti questi nuovi “politicanti". Noi rivendichiamo una politica capace di ascoltare, non di intimidire; capace di confrontarsi, non di delegittimare; capace di riconoscere che l’umanità non è un’opinione, ma un dovere".

 

In difesa di Tisi si schiera anche la consigliera provinciale Eleonora Angeli, recentemente approdata nel Gruppo Misto dopo aver lasciato la Lista Fugatti, spiegando che "il richiamo della Chiesa non si sostituisce alla politica", ricordando altresì che  

 

"In merito alle dichiarazioni diffuse da alcuni consiglieri provinciali sulle parole dell’Arcivescovo di Trento, è necessario riportare il confronto su un terreno più solido - scrive Angeli in una nota ufficiale -, che tenga insieme responsabilità istituzionale e fondamento etico. Il richiamo della Chiesa non si sostituisce alla politica né pretende di governare fenomeni complessi. Esso si colloca, piuttosto, nel solco della dottrina sociale cattolica, che da sempre affianca all’azione pubblica un criterio essenziale: la centralità della persona umana e la ricerca del bene comune. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è esplicito: le nazioni sono chiamate ad accogliere, nella misura del possibile, chi cerca sicurezza e condizioni di vita dignitose, mentre le autorità hanno il diritto e il dovere di regolamentare i flussi migratori secondo giustizia e responsabilità. Non vi è contraddizione tra accoglienza e legalità, ma un equilibrio che costituisce il cuore stesso della riflessione cattolica sul piano etico e politico. Il piano etico non è un elemento accessorio dell’azione pubblica: è ciò che orienta le scelte e ne misura la giustizia. Senza questo riferimento, anche la legalità rischia di ridursi a un fatto meramente procedurale, privo di anima e di finalità".

 

E poi un messaggio diretto ai tre colleghi consiglieri, invitandoli a toni più bassi e a non strumentalizzare le parole del Vescovo. "Contrapporre "chi predica" a "chi governa" rappresenta una semplificazione che non aiuta il dibattito" e "Attribuire alla Chiesa un volontà di colpevolizzazione dei cittadini e delle istituzioni appare una lettura forzata, che rischia di alimentare divisioni invece di favorire un confronto serio".

 

"Allo stesso tempo, la dottrina sociale della Chiesa non ignora la complessità né le responsabilità del governo - conclude Angeli -. Al contrario, riconosce pienamente il compito delle istituzioni nel disciplinare i fenomeni migratori, garantendo ordine, sicurezza e coesione sociale. Ma ricorda che tali strumenti devono sempre restare al servizio della persona, e non viceversa. Per questo, contrapporre "chi predica" a "chi governa" rappresenta una semplificazione che non aiuta il dibattito. Una comunità democratica ha bisogno di entrambe le dimensioni: istituzioni che decidono e una coscienza etica che orienta. Non voglio pensare che la guida importante del Vescovo possa permettersi di assumere posizioni politiche di maggioranza o minoranza. Il suo ruolo resta alto e distinto: richiamare principi, non schierarsi. Attribuire alla Chiesa una volontà di colpevolizzazione dei cittadini e delle istituzioni appare una lettura forzata, che rischia di alimentare divisioni invece di favorire un confronto serio. È solo dentro una visione che integri legalità, responsabilità e dottrina sociale cattolica che si possono costruire politiche credibili, capaci di tenere insieme umanità, sicurezza e coesione".

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