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Oltre la storia di Matilda, un viaggio nel reparto di neonatologia. "Sono oltre 50 all'anno i bimbi che nascono prematuri, alcuni arrivano a pesare 420-430 grammi"

Tra personale sorridente e mamme di ex pazienti in visita, ci sembra di essere in una grande famiglia. Dopo il caso della bimba inglese nata alla venticinquesima settimana, scopriamo che sono tanti i bambini nati prematuri. E tanti quelli che, dopo il ricovero, godono di una qualità di vita perfetta

Il corridoio del reparto di neonatologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento.
Di Cinzia Patruno - 20 gennaio 2018 - 12:52

TRENTO. "Ci sono casi analoghi a quello di Matilda, di bambini prematuri che al momento della nascita pesano anche 500 grammi, prima del calo fisiologico, che li porta a raggiungere i 420-430 grammi di peso (meno di un pacco di spaghetti ndr). Un bimbo, in particolare, ha dovuto subire un'operazione agli occhi per una retinopatia, varie infezioni gravi e anche un intervento cardiochirurgico. Un bimbo che ora, a distanza di un anno, è bellissimo e sano". Abbiamo aspettato un po' per incontrare il dottor Soffiati, direttore del reparto di neonatologia di Trento. Un'attesa assolutamente giustificata, perché se c'è qualcuno che salva vite di piccoli umani deve essere giustificato e si trova proprio in questo reparto, un mix di porte rosa e farfalle di carta al terzo piano dell'ospedale Santa Chiara.

 

Ci viene permesso di addentrarci nel reparto, cercando di non disturbare il sonno o la veglia dei bimbi ricoverati. Bimbi che, nonostante i corpicini minuti e delicati, sono pazienti a tutti gli effetti che ricevono le amorevoli cure dello staff, presente e affettuoso. Non ci dà nemmeno l'idea di essere un reparto ospedaliero: è una grande famiglia. Lo si percepisce vedendo il personale che interagisce con le famiglie. La mamma di un ex paziente suona il campanello, è venuta a salutare dottori, infermieri e operatori che hanno fatto di neonatologia la casa sua e del suo bimbo per quattro mesi. Tante sono le coccole e i sorrisi, tanta la soddisfazione nel vedere che è cresciuto bello e sano.

 

Un reparto balzato sotto i riflettori dopo la storia della piccola Matilda (la bimba di 25 settimane nata a Trento da genitori inglesi che vi abbiamo raccontato), ma che ha lavorato per anni, giorno dopo giorno, non solo per costruirsi una solida reputazione ed essere identificato come all'avanguardia a livello nazionale, ma soprattutto per creare un clima adatto alla cura dei neonati. Neonati (si considerano tali i pazienti fino ai 6 o 7 mesi) affetti da patologie di vario tipo, tra cui asfissia, infezioni o necessità di intervento chirurgico. Casi che il reparto dell'ospedale Santa Chiara prende in carico, fatta eccezione solo per interventi cardio o neurochirurgici, che appartengono a cosiddetti centri di terzo livello, come Verona o Padova. E, naturalmente, la prematurità.

 

Sono tra i 50 e i 55 i bimbi che nascono prematuri in Trentino, un dato in linea con quello nazionale considerando il bacino d'utenza (le nascite restano un dato in calo, tra le 4.200 e le 4.300 nati all'anno sul nostro territorio). Sono vari i livelli di prematurità: da lieve a media, fino ad estrema. "Il bambino generalmente nasce tra le 38 e le 42 settimane - spiega il direttore del reparto, il dottor Massimo Soffiati -. Il bimbo che nasce prima della trentottesima settimana è da considerarsi prematuro. Si parla, inoltre, di prematurità estrema al di sopra delle 23 settimane di gestazione perché al di sotto delle 23 settimane capita che non ci sia compatibilità con la vita". Ma di storie di vita e di speranza, oltre a quella della piccola Matilda, ce ne sono tante, che purtroppo affiancano anche i casi più tristi.

 

Si consideri che quello di Matilda è stato uno dei casi più fortunati. "Noi abbiamo fatto il minimo indispensabile, il resto l'ha fatto tutto lei: nata con una vitalità incredibile, veramente brava e fortunata. Ci sono casi analoghi di bambini estremamente prematuri che al momento della nascita pesano 500 grammi, prima del cosiddetto calo fisiologico, che li porta a raggiungere i 420-430 grammi di peso. Un bimbo, in particolare, ha dovuto subire un'operazione agli occhi per una retinopatia, varie infezioni gravi e anche un intervento cardiochirurgico, l'unico che viene eseguito qui, nel letto del paziente: il clippaggio del dotto di Botallo, un tubicino che nel prematuro rimane aperto e deve essere chiuso. Un bimbo che ora, a distanza di un anno, è bellissimo e sano". Sono tanti i casi belli e importanti. "Fortunatamente sono maggiori i casi positivi, in termini di bambini che escono senza esiti particolari. Il problema non è solo farcela alla nascita, il problema è poi la qualità di vita. La maggior parte, per fortuna, ce la fa senza problemi neurologici".

 

Un reparto che, oltre a costruire quotidianamente un clima il più sereno possibile per pazienti e famiglie con la collaborazione preziosa di tutto il personale, lotta con degli spazi non adeguati: "La struttura - racconta Massimo Soffiati - è abbastanza vecchia e piccola, soprattutto la stanza della terapia intensiva neonatale, che è molto stretta. Sono otto i posti sulla carta, ma di fatto non possiamo occuparne più di sette, con fatica perché fisicamente non ci stanno le termoculle, né lo strumentario e tanto meno il personale che ci deve lavorare. E' stata deliberata una somma dalla Provincia di Trento per fare una ristrutturazione minima, che ha lo scopo di allargare lo spazio di terapia intensiva neonatale, creando due box per la gestione del bambino con malattia infettiva che necessita isolamento e bimbi in età pediatrica che, altrimenti, andrebbero mandati a Padova o Verona. Si fa quello che si può perché per avere una struttura che abbia tutte le caratteristiche dell'isolamento bisognerebbe rifare tutto ex novo. Se ne parlerà forse tra una decina d'anni".

 

Un reparto combattivo, che cerca di offrire anche qualcosa in più, grazie all'esperienza di alcuni e il percorso formativo di altri. "Da qualche anno - continua il direttore - il nostro reparto gestisce anche pazienti oltre l'età neonatale, oltre i sei mesi e ponendo il tetto dei 15 chili di peso. Sono pazienti che si definiscono pediatrici e che, per una serie di problemi che vanno da insufficienze respiratorie a infezioni, patologie respiratorie acute, gravi disidratazioni, teniamo qua perché altrimenti dovrebbero uscire dalla provincia. Qui la rianimazione pediatrica non c'è e, naturalmente, questi pazienti non possono essere presi in carico dalla terapia intensiva dell'adulto. Ciò è possibile anche perché io provengo da una realtà di terapia intensiva pediatrica a Verona, alcuni colleghi si sono formati e abbiamo messo in atto un percorso di formazione del personale per fare in modo che una parte di questi bambini con problemi acuti non vengano trasferiti ma trattenuti qua. E' un servizio che facciamo al bambino e alla famiglia: immaginate cosa voglia dire comunicare alla famiglia che il bambino è troppo piccolo per la terapia intensiva e troppo grande per quella neonatale. Ci siamo un po' formati per questo tipo di attività".

 

Una nota di merito finale riguarda il primato del reparto di neonatologia di Trento a livello nazionale con la certificazione di 'Baby Friendly Hospital' ottenuta nel 2014, come primo ospedale in Italia. Un primato peraltro mantenuto, visto che in Italia sono solo due gli ospedali (Trento e Firenze) che vantano questa certificazione, un'iniziativa dell'Organizzazione mondiale della sanità e Unicef finalizzata a creare, nelle strutture sanitarie, un ambiente in grado di fornire un'assistenza "umanizzata" alla donna e al neonato e che sia di sostegno all'allattamento

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