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Referendum contro il matrimonio gay in Romania. Alle urne anche i cittadini romeni residenti in Trentino

La Romania si prepara al suo primo referendum di iniziativa popolare dopo la caduta del regime comunista. Si chiede di votare contro o a favore dell'iscrizione in Costituzione del matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Soprannominato anche il Referendum antigay . Un approfondimento è stato pubblicato sul sito dell'Osservatorio Balcani e Caucaso a cura di Mihaela Iordache

Pubblicato il - 07 ottobre 2018 - 13:48

TRENTO. Anche i 15 mila cittadini romeni residenti in Trentino Alto Adige sono chiamati a esprimersi sul referendum convocato nel loro Stato sul tema dei matrimoni delle persone omosessuali. Ieri e oggi, sabato 7 e domenica 8 ottobre, urne aperte alla circoscrizione di Gardolo, alla presenza del console generale della Romania a Milano Adrian Gerogescu

 

"La Romania si prepara al suo primo referendum ad iniziativa popolare dopo la caduta del regime comunista nel 1989 - scrive Mihaela Iordache in un articvolo pubblicato sul sito dell'Osservatorio Balcani e Caucaso -  un referendum in cui si chiede a oltre 18 milioni di romeni di votare contro o a favore dell'iscrizione in Costituzione del matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Soprannominato anche il Referendum antigay, la consultazione popolare che si terrà sabato e domenica (il 6 e il 7 ottobre) è pensata per approvare la modifica della Costituzione della Romania nella forma varata dal Parlamento".

 

Fino ad oggi, per la Carta fondamentale delle Romania "la famiglia è definita dell’articolo 48 come l’unione tra i coniugi, ma se almeno il 30% degli elettori si presenteranno al voto, se vinceranno i Sì e se questi rappresenteranno almeno il 25% dell'elettorato, la famiglia sarà definita come l’unione tra una donna e un uomo".

 

Una proposta che ha scatenato molte polemiche che dividono i romeni sulla questione della famiglia tradizionale, famiglia monoparentale e le minoranze sessuali. "L’iniziativa di indire un referendum è della Coalizione per la Famiglia - spiega Iordache - che ha iniziato la raccolta firme nel 2015 e il 23 aprile 2016 ha registrato al Senato la sua proposta legislativa con circa tre milioni di firme, un record nella storia della Romania. La Romania è un paese a maggioranza ortodossa (circa l'86% della popolazione). La Chiesa ortodossa autocefala conta circa venti milioni di fedeli (inclusa la Moldavia) e si colloca al secondo posto nel mondo dell'ortodossia dopo la Chiesa russa".

 

Chiesa ortodossa che "in un paese con un numero rilevante di monasteri e chiese, resta un punto di riferimento importante per milioni di persone", spiega la giornalista. "In questo contesto il patriarca Daniel ha incoraggiato i romeni ad andare a votare Sì".  'Diciamo Sì alla famiglia benedetta da Dio' ha dichiarato Daniel aggiungendo che 'la partecipazione al referendum è un atto di fede nell’amore di Dio per la famiglia, un atto di massima responsabilità per il futuro del popolo romeno'.

 

"Inoltre il portavoce della Patriarchia romena, Vasile Bănescu ha tenuto a sottolineare che l’omosessualità è un peccato", spiega l'articolo, e la Chiesa ortodossa si oppone al matrimonio civile ritenendo "che sia in atto un assalto da parte delle ideologie della comunità LGBT”.

 

Nell'articolo di Mihaela Iordache viene spiegato anche il clima del dibattito di queste ultime settimane, nella campagna elettorale referendaria: "Liviu Dragnea, leader del Partito Social-democratico ha dichiarato che andrà al referendum e voterà Sì perché così 'mi obbliga la mia educazione ortodossa di bambino di campagna, circondato dalla famiglia tradizionale'. Dragnea è divorziato ed ha una compagna di 30 anni più giovane. Non mancano le accuse all’indirizzo di Dragnea - riferisce il giornalista - di voler consolidare la propria posizione politica traendo benefici dal referendum stesso".

 

Una posizione in contrasto con l'eurogruppo socialdemocratico che ha criticato il referendum. La posizione favorevole del leader dei social-democratici romeni è considerata una posizione personale che "non appartiene alla famiglia socialista europea". Più coerente la posizione dell'ex presidente della Romania Traian Băsescu. "Paradossalmente da noi il referendum è sostenuto dai socialisti. Io provengo dalla famiglia dei popolari europei che sono democratici cristiani e incoraggiano la famiglia”.

 

L’iniziativa del referendum è appoggiata dalle chiese ortodossa, romano-cattolica e greco-cattolica, sottolinea la Reuters, aggiungendo che il codice civile della Romania vieta già le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale in metà dei 28 paesi dell’UE, mentre in altri si riconoscono le unioni civili, nota la Reuters.

 

"Mentre non si placano le polemiche -si legge sull'articolo pubblicato dall'Osservatorio Balcani e Caucaso - la Corte costituzionale romena ha intanto deciso che le coppie Lgbt devono avere gli stessi diritti degli eterosessuali ed ha quindi riconosciuto il matrimonio di una coppia gay romeno-statunitense. Nei giorni scorsi circa 150 persone hanno protestato davanti al governo contro il referendum. Muniti di bandiere arcobaleno, simbolo della comunità Lgbt, i manifestanti hanno chiesto eguali diritti per tutti i cittadini chiedendo alla gente di boicottare le urne".

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