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Vini vulcanici, un trend ''esplosivo'' che anche in Trentino potrebbe attecchire

Vicino a Monselice, nel padovano, siamo stati ai Vulcanei, manifestazione di vini vulcanici tra i Colli Euganei. Oltre 400 vini presentati da 72 aziende provenienti dai 18 territori tra Italia, Santorini e i territori ungheresi del lago Balaton e del Tokaj

Di Nereo Pederzolli - 18 maggio 2018 - 11:13

TRENTO. Sono i vini del momento, quelli bramati dai bongustai più snob, ma ricercati pure da wine lovers d’Oltremanica, Stati Uniti compresi. Di moda anche per il suggestivo nome, che – lo diciamo solo per onore di testata - riesce non solo a far rima con Dolomiti ma ha sintonie morfologiche. Stiamo parlando dei vini Vulcanici. Quelli che nascono da uve vendemmiate su tralci che affondano le radici in terreni formati da ataviche esplosioni di magma. Eruzioni vulcaniche che – non solo in Italia – caratterizzano territori, delimitano colture e culture. E imprimono ai vini incredibili caratteristiche organolettiche.

 

Lo hanno ribadito autorevoli esperti, geologi e degustatori abituati a giudicare vini di tutto il mondo, critici e scienziati del vino chiamati vicino Monselice, nel padovano, per Vulcanei, manifestazione vulcanica tra i Colli Euganei. Proprio perché in questa area le sedimentazioni vulcaniche hanno creato un vasto territorio, splendidamente coltivato a vite. Vulcani, fabbrica della terra. Hanno creato l’ossatura della nostra penisola. Dall’Alto Adige alla zona più a sud e più nota, l’Etna. Senza tralasciare tutta l’area porfirica tra le Dolomiti, valle di Cembra su tutte. E ancora. Le viti coltivate sui terreni basaltici della sponda destra dell’Adige, Isera in particolare, la terra vocata al Marzemino. Ecco allora che anche tra le colture trentine potrebbe far capolino l’idea di ‘marchiare’ col vulcano certe produzioni enologiche. Per questioni di ‘feeling’ con le altre zone, per distinguersi e per valorizzare i cosiddetti ‘volcanic wines’.

 

Ne sono convinti i produttori presenti a Monselice, nel suggestivo Castello di Lispida, per il più grande banco d’assaggio di vini ‘esplosivi’. Un momento per assaggiare oltre 400 vini presentati da 72 aziende provenienti dai 18 territori vulcanici tra Italia, la greca Santorini e i territori ungheresi del lago Balaton e del Tokaj. Con i Colli Euganei alla regia, perfettamente coordinati da Franco Zanovello, presidente della Strada del Vino Euganeo nonché grande produttore di vino (Cà Lustra) da sempre in prima fila nella ‘vulcanea promozione’.

 

Stesso impegno per i responsabili del Soave – che detengono il marchio specifico (esplosivo). Confronti con altre zone vulcanee. Da Pitigliano al Vulture, con rappresentanti sardi e i vini etnei e delle isole siciliane. Degustazioni condotte da John Szabo, master sommelier canadese massimo esperto di vini vulcanici al mondo e autore del libro “Volcanic Wines, salt, grit and power”. Il tutto per coinvolgere i più importanti vignaioli: dai dolomitici ai siculi. Per far conoscere questi vini caratteristici che si distinguono – i bianchi - per sentori di agrumi, pesca, mango e melone, mentre quelli da uve a bacca rossa – come il Marzemino e certi Lagrein, pure le Schiava – sono franchi, sapidi, gentili per carattere e bevibilità. Esplosiva?

 

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