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''Aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani'', parte da Trento la lettera appesa in molte scuole italiane per sensibilizzare studenti e insegnanti

L'idea l'ha avuta una ragazza del Liceo Da Vinci, Irene, e con un ''giro di WhatsApp'' è riuscita a dare il via a una grande iniziativa condivisa in tantissime scuole da Pescara a Roma, da Forlì a Bolzano: ''La lettera è tratta da un passaggio di 'Memorie della Shoah' che avevo ascoltato quando con Deina siamo stati a Cracovia ad Auschwitz''

Di Luca Pianesi - 11 febbraio 2019 - 19:16

TRENTO. ''La mia richiesta è la seguente: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani''. Questa è parte di una lettera che oggi è stata affissa in molte scuole del Trentino, della provincia di Bolzano e in altre parti d'Italia, da Forlì a Roma, da Cesena a Pescara. E' tratta da “Les mémoires de la Shoah” di Anniek Cojean e fa parte di un testo che un preside americano inviava ai suoi insegnanti prima dell'inizio dell'anno scolastico.

 

Il messaggio è chiaro: non ci si limiti ad insegnare i numeri, le formule, i teoremi, in classe alle nuove generazioni ma le si formi affinché sviluppino spirito critico, capacità di scelta, perché si appassionino alla politica e siano in grado di comprendere quanto accade. E questo appello è diventato un vero e proprio manifesto per tanti giovani affisso questa mattina sulle lavagne, gli orologi, i corridoi, le porte di moltissime scuole italiane, grazie allo spirito di iniziativa di una ragazza di Trento, Irene Donà, della classe Quinta E del liceo scientifico Da Vinci.

 

 

 

 

 

''L'idea mi è venuta la scorsa settimana - spiega la giovane a ilDolomiti - mentre a filosofia parlavamo della 'ragione' e di come non sempre il 'giusto' coincida con essa. Mi è, quindi, venuto in mente questo passaggio tratto da 'Memorie della Shoah' che avevo ascoltato quando con Deina siamo stati a Cracovia ad Auschwitz. E siccome dopo quella importantissima esperienza anche con gli altri ragazzi volevamo trasmettere qualcosa ai nostri coetanei, riportare nelle nostre città qualcosa di quel che avevamo imparato durante quel viaggio ho deciso di fare un giro di WhatsApp e scrivere ad alcuni di quelli che avevano partecipato. Ho chiesto loro che ne pensavano e l'adesione è stata immediata da parte di tutti. Poi, grazie al tam tam e allo spirito di iniziativa di tanti altri studenti anche altri ragazzi e ragazze di altre scuole hanno chiesto di partecipare, anche se non avevano fatto parte del progetto Promemoria Auschwitz. E questa mattina è scattata l'operazione in molti istituti italiani e altri faranno lo stesso nei prossimi giorni''.

 

Questa è una piccola lista (anche se parziale) delle scuole che hanno preso parte al progetto: Tambosi (Trento); Prati (Trento); Da Vinci (Trento); Scholl (Trento); Vittoria (Trento); Depero (Rovereto); Itet Fontana (Trento); Fabio Filzi (Rovereto); Arcivescovile (Trento); Rosa Bianca (Cavalese); Scuola ladina di fassa (Pozza); Artigianelli (Trento); Marie Curie (Trento); Rosmini (Trento); Itt Buonarroti (Trento); Don Milani (Rovereto); Rosmini (Rovereto); Itt Marconi (Rovereto); Rainerum (Bolzano); Torcelli (Bolzano); Carducci (Bolzano); Toniolo (Bolzano); Walther von der Vogelweide (Bolzano); Pascoli (Bolzano); Scientifico (Forlì); Agraria (Forlì); Musicale (Forlì); Itis (Forlì); Alberghiero (Forlì). Ma poi ci sono stati istituti di Roma, Cesena, Pescara. 

 

In tante scuole d'Italia la lettera affissa ovunque

 

Ed è così che questo foglio è apparso ovunque lanciando un messaggio in controtendenza con quanto sentiamo ripetere dai nostri amministratori, che chiedono che a scuola non entri il mondo esterno e si pensi solo ai percorsi scolastici da seguire pedissequamente come tanti soldatini. Concetto quanto mai lontano da una società civile e democratica e percepito come tale anche dagli stessi studenti che chiedono di partecipare, di essere coinvolti nel dibattito, di essere formati al rispetto e alla vita lontani dall'indottrinamento ma forti di una coscienza critica.

 

 

(una scuola di Pescara)

 

 

''La lettera nasce come spunto per una riflessione più profonda - spiega ancora Irene - sia per gli insegnanti, molte volte intrappolati nei loro programmi di studio, ma anche per gli studenti che spesso si ritrovano sommersi nella pigrizia e si limitano ad aprire i libri solo per quel poco studio necessario a raggiungere la sufficienza, non per interesse o per un miglioramento personale. Chiaramente uno studio affrontato con passività non porta a niente, mentre uno studio affrontato in modo propositivo e attivo può fornire anche spunti interessanti per un miglioramento personale. Insomma, vuole essere una riflessione per tutti''.

 

Perché a cosa serve la scuola se non a rendere le nuove generazioni più umane? Certo per permettere ciò ci vogliono degli adulti che sognano figli migliori di loro un atto di grande generosità assolutamente non scontato.

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