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Contributi per l'affitto, la Provincia: ''Risparmio di risorse, maggiore equità e più domande accolte''. I sindacati: ''Si fa cassa sulle spalle dei più deboli''

La giunta intenderebbe regolare la cumulabilità e riservare al contributo integrativo provinciale una funzione appunto di integrazione rispetto alla quota 'b' del reddito di cittadinanza. I sindacati in allarme: "Nessuno della giunta ci aveva in alcun modo dichiarato la volontà di sospendere i pagamenti. Il reddito di cittadinanza è attivo già da qualche mese"

Di L.A. - 08 giugno 2019 - 19:26

TRENTO. "Garantire equità nella concessione dei benefici pubblici e assicurare la razionalizzazione degli interventi di sostegno per il contrasto alla povertà", così la Provincia in riferimento alla problematica della sospensione degli aiuti provinciali per il pagamento dell'affitto, che aggiunge: "In particolare per evitare la sovrapposizione di due modelli di incentivazione analoghi, cioè la quota 'b' del reddito di cittadinanza e contributo provinciale per l'integrazione dell'affitto".

 

Si intenderebbe regolare la cumulabilità e riservare al contributo integrativo provinciale una funzione appunto di integrazione rispetto alla quota 'b' del reddito di cittadinanza. "Per il cittadino residente in Trentino - prosegue piazza Dante - non cambierà nulla in quanto continuerà a percepire, per effetto del cumulo dei due benefici, lo stesso contributo a cui aveva accesso prima dell'introduzione del reddito di cittadinanza. In questo modo la Provincia otterrà un risparmio di risorse finanziarie provinciali (pari alle risorse statali concesse per la componente b del reddito di cittadinanza) che consentirà di accogliere un numero maggiore di domande per il contributo provinciale per l'integrazione dell'affitto (oggi sono finanziate circa l'80% delle domande)".

 

Il contributo integrativo affitto per le domande presentate dal 1 luglio al 30 novembre 2018 sarà regolarmente erogato a partire dal 1 luglio 2019 per i cittadini privi dei requisiti per l'accesso al reddito di cittadinanza.

Il rinvio dell'erogazione al 1 gennaio 2020 è prevista solo per coloro che entro la fine dell'anno 2019 saranno beneficiari della componente 'b' del reddito di cittadinanza: in questo caso è necessario introdurre nel corso dell'anno nuove modalità di quantificazione del contributo integrativo affitto che richiedono, tecnicamente, l'adeguamento dei sistemi informatici.

 

Per i mesi del 2019 saranno comunque beneficiari della componente 'b' del reddito di cittadinanza concessa dallo Stato per il pagamento del canone di locazione e non si troveranno dunque in difficoltà nell'assolvere gli impegni assunti nei confronti del proprietario dell'alloggio. Il rinvio è necessario per ragioni tecniche legate all'introduzione delle nuove modalità di quantificazione del contributo integrativo affitto (qualora concorra con la componente 'b' del reddito di cittadinanza). Il rinvio non pregiudicherà in alcun modo la regolare e successiva concessione del contributo provinciale (prevista, come sempre, a partire dal 1 luglio dell'anno successivo).

 

Non ci stanno i sindacati. "Sospendere il pagamento del contributo all’affitto di migliaia di persone in attesa di una non ben definita revisione dei sostegni alle famiglie per far fronte ai bisogni abitativi è un controsenso. Questa decisione della giunta - commentano Andrea Grosselli (Cgil), Lorenzo Pomini (Cisl) e Walter Alotti (Uil) - ha poco o nulla a che vedere con la sovrapposizione con il reddito di cittadinanza: questo è attivo già da qualche mese senza che si sia posta alcuna urgenza di integrazione delle due misure".

 

Non ci sarebbe neppure alcun problema rispetto al bilancio e all’ormai prossimo disegno di legge di assestamento. "Infatti - aggiungono le parti sociali - la scorsa giunta aveva stanziato le risorse necessarie per finanziare il contributo al canone anche per il 2019 e il 2020. Queste risorse devono quindi essere trasferite alle Comunità di Valle perché le eroghino agli aventi diritto. Nel recente incontro con l’assessora Segnana dedicato al tema della casa, ci aveva annunciato uno slittamento dei termini per l'avvio delle nuove domande con decorrenza 2020. Ma nessuno della giunta ci aveva in alcun modo dichiarato la volontà di sospendere i pagamenti".

 

Le sigle sindacali non nascondo una certa preoccupazione per il provvedimento provinciale. "Non vorremmo - concludono Grosselli, Pomini e Alotti - che il nuovo governo, in nome del cambiamento, operasse cesure rispetto al passato riducendo il sistema di welfare e i sostegni alle famiglie anche sul lato della casa. Non di cambiamento si tratterebbe bensì della solita politica che fa cassa sulle spalle delle persone e delle famiglie più deboli. Per questo chiediamo di fare immediatamente chiarezza sulla situazione, ma anche di garantire il pagamento dei contributi al canone di affitto senza soluzione di continuità. Quelle coinvolte sono tutte famiglie a basso reddito che avrebbero diritto alla casa Itea e nei confronti delle quali la Provincia è inadempiente perché l'alloggio sociale non riesce a garantirlo a tutti gli aventi diritto".

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