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Bonus asilo nido e assegno unico, ecco perché la Provincia ha fatto un passo indietro (''altrimenti i trentini avrebbero rischiato anche la multa'')

Un lettore ci ha scritto sottoponendoci la sua situazione che riguarda il suo bimbo di 1 anno con una retta da coprire di 350 euro più una 50ina di pasto. La Cgil: ''In linea teorica avrebbe ragione ma sul piano pratico è diverso''. Ecco perché

Di Luca Andreazza - 11 febbraio 2020 - 19:47

TRENTO. "Ben venga se si potessero azzerare le rette, ma la proposta della Lega , ma avrebbe messo i cittadini trentini nelle condizioni di dichiarare il falso e ricevere sanzioni dallo Stato". Così Andrea Grosselli della Cgil che aggiunge: "Questi tra i motivi che hanno portato la Provincia a compiere un passo indietro".

 

La seduta della Quarta commissione in Consiglio provinciale ha ufficialmente sancito che il governo ha superato la Giunta leghista, tanto che piazza Dante può ripartire ora 8 milioni di euro. A marzo è previsto un tavolo tecnico, anche con i sindacati, per valutare come e dove utilizzare queste risorse (Qui articolo).

 

Nel frattempo un lettore oggi ci ha scritto sottoponendoci la sua situazione proprio in merito alla sovrapposizione sulle misure di assegno unico provinciale (quota B2) e del bonus asilo nido dell'Inps. Nel suo caso la retta per il bimbo di un anno, ci spiega, si attesta intorno a 350 euro ai quali aggiungere 50 euro per la quota di buono pasto. La fattura mensile del Comune si aggira, quindi, intorno a 400 euro

 

In questo caso la tariffa unica provinciale che corrisponde a Icef 0.30 da calcolare sulla quota fissa di 147 euro, quindi la famiglia paga 203 euro (350-147 euro). Nel 2020 il bonus asilo nido dell'Inps, per il signore (con Isee superiore a 25.000 euro), prevede un rimborso massimo di 227 euro. Lo Stato copre quindi la metà del costo, ci vorrà anche l'assegno unico per abbattere la retta? Proviamo a fare chiarezza.

 

"In linea teorica ha ragione il lettore - dice Grosselli - ma la pratica è completamente diversa perché il genitore non può in alcun modo dichiarare i benefici provinciali. La Provincia rimborsa 147 euro attraverso l'assegno unico ma non rilascia documenti e non si può segnalare nei moduli dell'Inps, quindi l'unica attestazione ufficiale resta la fattura del Comune da 350 euro da consegnare agli uffici statali. L'abbattimento provinciale non emerge e la famiglia non può fare altrimenti".

 

I meccanismi non funzionano e in pratica non si riescono a sovrapporre le misure. Addirittura la famiglia finirebbe per essere sanzionata. "I genitori pagano 350 euro e ricevono tramite assegno unico 147 euro: la tariffa reale diventa di 203 euro. L'Inps però - evidenzia la Cgil - può prendere in considerazione solo la fattura del Comune di 350 euro e, infatti, liquida 227 euro. Nel frattempo l'Inps riceve tutti i dati della Provincia e così finirebbe per scoprire che il signore dovrebbero restituire i soldi in eccesso. Per lui scatterebbe una multa per una falsa dichiarazione".

 

E, infatti, la Provincia dopo mesi ha ritrattato per inserire la retromarcia. "Non è un caso - evidenzia Grosselli -. Si sono accorti delle criticità e piazza Dante è stata superata dal governo, l'Isee considerato per le agevolazioni è particolarmente alto e quindi saranno molti i trentini a beneficiare di un servizio gratuito. La Giunta dovrebbe riuscire a chiedere le competenze per poter gestire le risorse e i servizi".

 

Ora l'attenzione dei sindacati si sposta sul tavolo tecnico in agenda per marzo. "Queste problematiche le abbiamo evidenziate già da tempo e solo ora la Lega si è accorta del cortocircuito. Aspettiamo un segnale dalla Provincia - conclude Grosselli - sono mesi che non riusciamo a fissare un incontro e le nostre richieste sono regolarmente cadute nel vuoto. La Giunta non riesce a misurarsi con chi rappresenta gli interessi di migliaia di lavoratori e lavoratrici, di pensionati e cittadini. Solo un serio confronto permette di costruire provvedimenti realmente efficaci a vantaggio di tutta la collettività senza perdere troppo tempo".

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