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| 31 gen 2020 | 05:01

Natalità, da mesi fermi i contributi per i nidi d'infanzia e Tagesmutter e in una proposta della Giunta si parla di ''revoca''?

Mentre in Comune a Trento è approdata la discussione dopo che molte famiglie si sono rivolte alla Apapi (l'ente che eroga il contributo) e gli sarebbe stato risposto che è colpa dell'amministrazione comunale sembra emergere un'altra realtà. In una proposta di deliberazione viene scritto che ''a far data dall'1.1.2020 cessa il riconoscimento della quota B2 per l'accesso ai servizi di prima infanzia dell'assegno unico provinciale''

Natalità, da mesi fermi i contributi per i nidi d'infanzia e Tagesmutter e in una proposta della Giunta si parla di

TRENTO. L'autonomia bisogna saperla utilizzare e ancora una volta (come sta accadendo spesso negli ultimi mesi) la Provincia di Trento potrebbe essere ''sorpassata'' dal governo giallo-rosso questa volta sul tema ''natalità''. Da luglio, infatti, molte famiglie trentine lamentano il fatto che non hanno ancora ricevuto il contributo provinciale che permette loro di ''abbattere'' le quote di iscrizione agli asili nido e alle Tagesmutter. Una forma di sostegno alla natalità vera che era stata istituita dalla giunta Rossi nel dicembre 2016 (quando è stato creato l'assegno unico provinciale) e aiutava mamme e papà economicamente (per fasce di reddito anche molto ampie perché era strutturata in base all'Icef e arrivava fino allo 0.4, quindi coinvolgendo una platea molto ampia della comunità) dando loro la possibilità di tornare al lavoro con la tranquillità di sapere la loro bambina o il loro bambino in ottime mani.

 

Molte famiglie, però, da mesi, pur essendo tra le leggittime beneficiarie di questo contributo, non vedono più un euro e la questione è arrivata ieri sera in consiglio comunale a Trento, portata dalla consigliera del Pd Elisabetta Bozzarelli che ha interrogato l'assessora Chiara Maule. Perché proprio lei? Perché i dirigenti della Apapi (l'Agenzia provinciale per l'assistenza e la previdenza integrativa) a domanda degli utenti avrebbero risposto che i pagamenti per lo più sono fermi da luglio a causa del cambio di gestore digitale, che si occupa di questo servizio, e per i ritardi nella comunicazione dei dati da parte del Comune di Trento. Insomma Apapi avrebbe scaricato sull'amministrazione del capoluogo le responsabilità ma l'assessora ha respinto categoricamente le accuse spiegando che il Comune ha adempiuto a tutti gli impegni e ha sempre trasmesso i dati dei nuclei familiari. Semmai, ha aggiunto Maule, le responsabilità vanno cercate altrove

 

Quel che è certo è che in Provincia, in commissione, dovrebbe arrivare presto una proposta di deliberazione della Giunta con oggetto: ''Disposizioni in materia di incompatibilità, limiti di cumulo, condizioni, decurtazioni o mancata erogazione di agevolazioni provinciali volte alla promozione e al sostegno della natalità e dei bisogni della famiglia in relazione alla cura dei figli in presenza di interventi dello Stato aventi le medesime finalità. Legge provinciale 23 dicembre 2019''. All'interno di questa proposta di deliberazione ecco spuntare questa frase: ''A far data dal 1.1.2020 cessa il riconoscimento della quota B2 per l'accesso ai servizi per la prima infanzia (nidi d'infanzia, nidi familiari - Tagesmutter e servizi per la prima infanzia erogati da organizzazioni accreditate) dell'assegno unico provinciale è revocato''. E ancora ''si delibera'' che ''a far data dall'1.1.2020 cessa il riconoscimento della quota B2 per l'accesso ai servizi di prima infanzia dell'assegno unico provinciale (...); permane il riconoscimento della quota B2 in relazione ai periodi antecedenti alla predetta data''.

 

Quel che sembra, insomma, è che quella che era un'eccellenza, una misura all'avanguardia che gettava le sue basi nella legge provinciale del 2011 che dettava ''Il piano strategico straordinario a favore della famiglia e della natalità'' e tra le altre cose era ''finalizzato a: modulare misure di sostegno al reddito rivolte alle famiglie, promuovendo forme di premialità variabili in funzione del numero dei figli, della territorialità e della permanenza sul territorio; facilitare l'accesso ai servizi di conciliazione tra i tempi familiari e i tempi di lavoro in una logica di continua innovazione, per sostenere l'occupazione femminile, la residenza sui territori e i consumi'', oggi venga superata dalle misure nazionali. Il tutto senza troppa opposizione della maggioranza provinciale. Quel che bisognerà capire è se i contributi erogati dal governo giallo-rosso saranno a livello di quelli erogati dalla precedente giunta provinciale nella speranza che l'attuale amministrazione riesca almeno a colmare eventuali ''perdite''.

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