Saltano 300 posti negli asili? Gerosa sull'accorpamento 0-6 "via libera a sperimentazione ma ci sono criteri. Si lavora a soluzione strutturale e non a spot"
Il Comune denuncia scarsa collaborazione della Provincia e 300 bimbi rischiano di restare esclusi dal nido. Lucia Maestri e Francesca Parolari (Pd): "I nodi vengono al pettine". La vice presidente Francesca Gerosa: "Impegnata sulla sperimentazione ma non ci sono criteri da rispettare. Lavoriamo a soluzione strutturale e non alla rapida soluzione logistica senza un pensiero"

TRENTO. "Insieme al Dipartimento sono seriamente impegnata sul fronte della sperimentazione del servizio educativo 0-6". A dirlo è Francesca Gerosa, vice presidente e assessora della Provincia di Trento. "Un servizio concepito principalmente come luogo di sviluppo della personalità del bambino che può essere banalizzato e ridotto a semplice soluzione logistica di risposta temporanea a emergenze di carenza strutturale del nido".
Il Comune di Trento ha riferito di ostacoli della Provincia alla volontà di palazzo Thun di realizzare nelle proprie strutture poli per l’infanzia. In questo modo potrebbe recuperare spazi all’interno di scuole dell'infanzia sottoutilizzate.
Il rischio è quello di escludere, come riportato da alcuni quotidiani, oltre 300 bambini con la necessità di trovare spazi in affitto. Nella fascia 3-6 ci sono, per esempio, 32 bambini iscritti a fronte di 101 posti a Povo. Una situazione simile a Cadine (54 iscritti e 101 posti) e Mattarello (156 iscritti e 256 posti). La proiezione è di una fortissima riduzione, un dimezzamento, l'anno prossimo.
Nonostante il calo delle nascite non ci sarebbe posto per circa 300 bambini nei nidi. Per questo, dopo le sperimentazione dell'anno scorso e che viene riproposta questa estate, il Comune di Trento, come spiegato a il Dolomiti dalla vice sindaca del capoluogo, Elisabetta Bozzarelli, è pronto per far rientrare l'asilo nido nella cornice dell'istruzione universale e accorpare la fascia 0-6 fin dal prossimo settembre (Qui articolo).
Ma, la denuncia, la Provincia tentennerebbe e così il Partito Democratico interviene si fa sentire a livello provinciale. "I nodi arrivano al pettine", il commento di Lucia Maestri e Francesca Parolari. "Ai proclami con cui ha manifestato più volte la disponibilità a sostenere e diffondere questi servizi, anche per dare risposta nelle valli, le parole sembrano rimanere vuote".
Tenere fuori dai nidi centinaia di famiglie "quando gli spazi ci sarebbero e la disponibilità ad attivarli pure - proseguono Maestri e Parolari - vuol dire arrecare un danno gravissimo non solo a genitori che hanno bisogno di questo servizio, a mamme che devono riprendere il lavoro, ma agli stessi bambini che vengono privati di opportunità educative preziose. L’atteggiamento della struttura provinciale e dell’assessora competente rispetto a questa opportunità, che il Comune Trento ha costruito per primo con un'analisi seria e ponderata per valutare la fattibilità, è davvero sconfortante perché arroccato su posizioni che sembrano fuori dal tempo".
L'assessora provinciale si dice "un po’ stupita della polemica nel momento in cui sono continue e costanti le interlocuzioni politiche e tecniche con il Comune di Trento. Più incontri, infatti, si sono svolti tra me e l’assessora Bozzarelli e tra la struttura provinciale e quelle comunali: incontri orientati a condividere come la costruzione del modello del servizio 0-6 sia un processo connotato da gradualità per attivare forme di sperimentazione che vedono il raggiungimento delle varie finalità, attraverso la realizzazione di un contesto costituito da spazi, materiali, tempi e momenti di cura e routine, esperienze e attività in cui coinvolgere i bambini".
La vice presidente provinciale riporta anche i dati. "Le scuole dell’infanzia citate dall’assessora Bozzarelli e per le quali è stata sviluppata da noi una proposta di inserimento, potrebbero vedere attivate queste prime esperienze nei numeri ipotizzati dal servizio".
A Povo, riferisce la vice presidente della Provincia 9 bambini (e con intervento strutturale altri 6 posti), Mattarello 18 piccoli e con intervento sulla struttura e verifica antincendio altri 6 bimbi che potrebbero arrivare a 12 massimo, mentre a Cadine ci sono 9 posti senza altre possibilità di aumento.
"Ricordo - continua Gerosa - che le fasce 0-3 e 3-6 rispondono a criteri e requisiti diversi e la sicurezza degli spazi ospitanti, il rispetto dei criteri richiesti per l’accoglienza dei bambini frequentanti il servizio di nido, così come l’età, per un corretto inserimento e la composizione dei gruppi, sono e restano prioritari. Come ben chiarito nella nota con cui il Servizio ha inviato la proposta al Comune i principi ispiratori della medesima sono appunto gradualità, sostenibilità e prudenza: uniche condizioni che permettono una progettazione pedagogico-organizzativa, e che, in questa prima fase di avvio, ha voluto considerare anche il contenimento dei costi di adeguamento delle strutture interessate, necessari per allargare il numero dei bambini che possono essere accolti".
Il servizio, spiega Gerosa, ha rappresentato quindi un progetto di fattibilità per tutte e tre le strutture coinvolte, su specifica richiesta del Comune, strettamente correlato ai requisiti strutturali previsti dalla legge vigente ordinamentale sui servizi socio-educativi per la prima infanzia, che nell'allegato 2 della deliberazione provinciale numero 1891 del 2003 prevede al comma B.1. "che lo spazio interno non può essere inferiore a una superficie utile netta di 10 metri quadri per posto bambino".
"La scelta - evidenzia Gerosa - è stata quella di attenersi a questi criteri, pur in regime di sperimentazione, andando piuttosto in deroga sugli spazi esterni per le potenzialità pedagogiche (la normativa prevederebbe 30 metri quadri per bambino escluse deroghe). Gli stessi numeri individuati sono strettamente correlati al vincolo normativo del rapporto numerico educatore/bambini (1 a 6 per bambini 3-18 mesi; 1 a 9 per bambini superiori ai diciotto mesi)".
Nel momento in cui, oltre la gestione degli spazi, si parla poi di progettualità pedagogica, "il tema - continua la vice presidente della Provincia - diventa ancora più complesso e necessita di confronti approfonditi con il mondo di insegnanti e pedagogisti. Ma non è stato questo al momento l'approfondimento affrontato con il Comune".
La priorità è stata quella di identificare uno spazio stabile e non ricavato occasionalmente. "Questo, infatti, costituisce un passo per le sezioni zerosei in quanto lo spazio individuato e non assoggettato al riassetto costante per altre funzioni (che si traduce in una sezione) dà il senso di un'esperienza legittimata dentro la struttura e consente margini di flessibilità e di impostazione in progress. Quindi nella valutazione il criterio dell'individuazione di uno spazio specifico identificato in una sezione rientra tra le garanzie di qualità dell'avvio di sperimentazioni, spazio ricercato per tutte le tre strutture".
Infine il Servizio "ha valutato l'assoluta necessità di garantire, oltre lo spazio sezionale, spazi e ambienti ulteriori e funzionali a una progettualità inclusiva che implica la possibilità di costituire piccoli gruppi a fronte di una presenza sempre più marcata di bambini con bisogni educativi speciali".
In ballo c'è poi il ddl di Vanessa Masè (Qui articolo). "Ribadisco in conclusione di quanto sia importante che gli obiettivi siano condivisi, senza lasciare spazio alle strumentalizzazioni, ricordando che priorità ha la tutela del bambino e il suo sviluppo, non la rapida soluzione logistica senza un pensiero. Per questo su scala provinciale ho già attivato il gruppo di lavoro 0-6 in Dipartimento anche con le scuole equiparate, che ha avviato i lavori a metà aprile. Insomma, non stiamo di certo perdendo tempo", conclude Gerosa.


















