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Bonus bebè e asili nido, lo Stato supera la Provincia: ''Gli otto milioni di euro risparmiati devono servire per incentivare il lavoro femminile''

Le misure inserite a fine 2019 nel bilancio statale andrebbero a sovrapporsi, infatti, alle misure introdotte dalla Provincia nell’ultima legge di stabilità per sostenere la maternità e le famiglie nell’accesso ai servizi rivolti alla prima infanzia. Sospeso il ddl Rossi per approfondirlo al tavolo tecnico: "Si prevede di alzare la contribuzione alle imprese per incentivare i congedi parentali e utilizzare parte dei risparmi resi possibili dagli interventi dello Stato a sostegno della natalità"

Di Luca Andreazza - 10 febbraio 2020 - 18:56

TRENTO. Sono otto i milioni di euro che le casse provinciali risparmieranno per la sospensione dell'erogazione del bonus bebè per il primo anno di vita del bambino e dello sconto sulle rette degli asili nido. Il provvedimento "bandiera" della Giunta Fugatti (Qui articolo), decantati anche dal palco di Maranello in piena campagna elettorale per l'Emilia Romagna (Qui articolo) è stato, infatti, ufficialmente superato dalle decisioni prese a Roma dal governo.

 

Avanzano 8 milioni e il Trentino può ora ripartire questa disponibilità finanziaria nel 2020, la Provincia ha così stabilito di aprire in marzo un tavolo, gestito dall'assessora Stefania Segnana, con le organizzazioni sindacali per avviare un confronto e decidere l'utilizzo di queste risorse.

 

Le misure inserite a fine 2019 nel bilancio statale andrebbero a sovrapporsi, infatti, alle misure introdotte dalla Provincia nell’ultima legge di stabilità per sostenere la maternità e le famiglie nell’accesso ai servizi rivolti alla prima infanzia. Oggetto del tavolo sarà l’ipotesi di investire le risorse non utilizzate per promuovere il lavoro femminile.

 

La Commissione ha anche condiviso la proposta rivolta dal presidente Maurizio Fugatti a Claudio Cia, consigliere provinciale in quota Agire, di sospendere l’esame del ddl proposto dal capogruppo del Patt, Ugo Rossi, per l’incentivazione del congedo parentale in particolare dei "papà", un provvedimento orientato a favorire le nascite, ma anche per alleviare anche nel settore privato, come già avviene nel pubblico, i problemi occupazionali delle donne che diventano madri.

 

La Quarta commissione, presieduta da Cia, si è espressa favorevolmente sulla delibera di Giunta, condivisa anche dal Consiglio delle autonomie locali, per superare la sovrapposizione tra le norme statali e provinciali (5 voti a favore e l'astensione di Zeni del Pd e Demagri del Patt) e contestualmente aprire un tavolo per definire come impiegare gli 8 milioni risparmiati dalla Provincia, ma anche per comprendere le possibili modalità per attuare gli obiettivi del ddl Rossi. 

 

"Le due misure - dice Segnana - si possono eventualmente riattivare nel 2021 e nel 2022, se il governo non dovesse rinnovare gli interventi in quel biennio. L'intenzione dell'esecutivo è quella di investire le risorse risparmiate per sostenere il lavoro femminile e le famiglie con un basso indicatore Icef".

 

Nel rispondere a Paola Demagri, il dirigente Zoppi ha precisato che il bonus natalità riguarda il primo anno di vita: se il bambino nasce nel 2020 la misura avrà effetto anche nel 2021. Invece Zeni ha chiesto conto dei rapporti con il governo e la possibilità di proporre allo Stato di affidare la gestione di alcune competenze alla Provincia in cambio della possibilità di trattenere le risorse che così si riusciranno a risparmiare. 

 

"C'è un confronto aperto tra il presidente e il ministro Boccia per evitare gli effetti del mancato introito di trasferimenti da Roma nei prossimi anni dovuto alla riduzione del cuneo fiscale", spiega l'assessora, che aggiunge: "In presenza di manovre finanziarie statali sostitutive a quelle provinciali per alcuni interventi, la Giunta sposterà le risorse risparmiate su altri interventi in ambiti sociali".

 

A proposito di autonomia, Cia ha proposto che la Provincia valuti la possibilità di erogare un contributo compensativo per quelle famiglie che nel 2019 si sono viste negare dallo Stato il previsto "bonus bebè" perché le risorse erano esaurite. Il ddl Rossi è stato sospeso, ma l'ex governatore ha chiesto alla commissione di creare un gruppo di lavoro che veda la partecipazione anche dell’assessora Segnana, del presidente Cia e dei funzionari della Provincia. Scopo è quello di selezionare e approfondire gli obiettivi della proposta per contribuire all’individuazione delle migliori soluzioni e ottenere quindi i relativi finanziamenti.

 

"Il sostegno potrebbe riguardare in particolare la seconda proposta contenuta nel ddl - commenta Rossi - che prevede di alzare la contribuzione alle imprese per incentivare i congedi parentali e utilizzare parte dei risparmi resi possibili dagli interventi dello Stato a sostegno della natalità". In questo senso ha chiesto i dati relativi ai congedi parentali nella nostra provincia e l’entità delle somme erogate a questo scopo in modo da stimare il possibile impatto finanziario. La proposta di Rossi è stata condivisa da Cia e il tavolo di lavoro intende coinvolgere anche l'assessore Achille Spinelli in quanto competente in materia di lavoro, contrattazione sindacale e rapporti con le imprese.

 

Nel frattempo intervengono anche i sindacati, Cgil, Cisl e Uil sostengono che questi risparmi di spesa devono restare vincolati al sostegno alle famiglie trentine. "Pretendiamo precisi impegni dalla Giunta e dal presidente Fugatti. Questi otto milioni di euro risparmiati - dicono Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti - dovranno essere indirizzati al sostegno dell'occupazione delle donne e aumentare la deduzione per il reddito da lavoro femminile. In questo modo si può articolare una strategia di medio-lungo periodo per incentivare la nascita di nuove famiglie e l'allargamento di quelle attuali".

 

Le tre confederazioni insistono anche sulla necessità di aprire un confronto di merito con l’esecutivo, confronto che fino a questo momento sui temi del welfare familiare è stato del tutto assente. "Le nostre richieste sono cadute nel vuoto. Evidentemente la Giunta ha preferito non misurarsi con chi rappresenta gli interessi di migliaia di lavoratori e lavoratrici, di pensionati e cittadini. Solo un serio confronto permette di costruire provvedimenti realmente efficaci a vantaggio di tutta la collettività".

 

I sindacati chiedono alla Provincia un cambio di passo. "Confidiamo che il prossimo 9 marzo quando il presidente Fugatti ha programmato il primo incontro con le organizzazioni sindacali dopo mesi, si possa realmente discutere di questi temi per dare una concreta risposta ai bisogni delle famiglie in Trentino. Fino a questo momento abbiamo visto misure di corto respiro che hanno avuto solo il vantaggio di accontentare gli interessi di una parte o provvedimenti ampiamente pubblicizzati, ma poco concreti come con il bonus bebè e nido, ampiamente superati dagli interventi statali. E’ ora che il presidente Fugatti superi questa logica solitaria e di parte e avvii una nuova fase di coinvolgimento per il bene della nostra comunità", concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

 

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