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Gratuità dei servizi all'infanzia in tutto il Trentino, un disegno di legge del Pd: ''E' tempo di compiere questo passo: ripartenza post Covid più equa e sostenibile''

Un disegno di legge presentato dal gruppo consiliare del Partito democratico e firmato anche da Alessio Manica, Alessandro Olivi, Giorgio Tonini e Luca Zeni per la promozione del diritto dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. "Un modo per contrastare anche il calo demografico. Ma anche fattore di competitività, di produttività e di attrattività per una comunità. Ci aspettiamo condivisione dalla maggioranza, un argomento della campagna elettorale"

Di Luca Andreazza - 08 marzo 2021 - 13:14

TRENTO. "I tempi sono maturi per condividere la trasformazione di un servizio in un vero e proprio diritto universale di tutti i bambini e di tutte le bambine", così l'ex assessora Sara Ferrari nel presentare il disegno di legge per la gratuità dei servizi all'infanzia 0/3 anni su tutto il territorio provinciale. "Una misura indispensabile anche per una ripresa dell'occupazione femminile, un tema centrale per una ripartenza più equa e sostenibile. Siamo disponibili a discutere con la maggioranza e ci aspettiamo un riscontro positivo: questi argomenti rientrano tra gli obiettivi programmatici della campagna elettorale del centrodestra".

 

Un disegno di legge presentato dal gruppo consiliare del Partito democratico e firmato anche da Alessio Manica, Alessandro Olivi, Giorgio Tonini e Luca Zeni per la promozione del diritto dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. "Negli ultimi anni - dice Ferrari - abbiamo previsto diverse azioni e strumenti per la promozione dell'imprenditoria femminile, per agevolare l'occupazione e per incentivare la natalità. Proposte portate avanti anche nell'attuale ruolo di minoranza in Consiglio provinciale. Il Trenino non può più attendere per compiere un ulteriore passo indispensabile per garantire una reale occupazione femminile, importante per lo sviluppo economico di una comunità e contemporaneamente proporre un forte deterrente del calo demografico".

 

La crisi innescata da Covid lascia, in particolare, tante persone occupate in meno. In Italia a dicembre sono stati persi 101 mila posti di lavoro, di questi 99 mila erano di donne. "Non ci sono ancora i dati per quanto riguarda la Provincia - aggiunge l'ex assessora - ma non possiamo pensare di essere un'isola felice. E' il momento perché il sostegno alle famiglie per i servizi all'infanzia fa parte dell'innovazione sociale prevista dall'Europa con i finanziamenti straordinari e alla base del Family act nazionale".

 

In questo periodo delicato a causa dell'epidemia, il Partito democratico chiede di intervenire per modificare la legge provinciale sul benessere familiare del 2011 in materia dei servizi 0/3 anni. "Un modo per incentivare anche la natalità - prosegue Ferrari - un fattore di competitività, di produttività e di attrattività per una comunità. La legge del 2011 ha normato un disegno di politiche pubbliche che si integrassero con servizi economici. La filiera di conciliazione vita-lavoro è articolata con una pluralità di interventi. I bisogni si differenziano e occorre compiere un altro step: la scelta di avere un figlio non può penalizzare il 30% delle famiglie".

 

Attualmente i costi sono mediamente divisi tra Provincia per un 50% e per un 30% attraverso la finanza trasferita ai Comuni. Resta un 20% a carico delle famiglie. "In questi dieci anni - evidenzia l'ex assessora - si è lavorato come Provincia e insieme ai Comuni per diminuire il carico per le famiglie, un abbattimento delle tariffe. Si è anche ampliata la gamma di servizi offerti sul territorio perché accanto ai servizi socio-educativi si è riconosciuto quello delle tagesmutter e dei nidi di conciliazione".

 

Molte donne anche in Trentino perdono il posto dopo il primo figlio (fino al 30% in alcuni settori) o sono costrette a un part time involontario, spesso proprio perché non riescono ad accedere ai servizi per l'infanzia 0/3 o perché valutano che sono troppo costosi rispetto a quanto si guadagna, piuttosto si rinuncia a lavorare. "Si è interventi per diminuire le tariffe in base alla condizione economica delle famiglie - continua Ferrari - il Pd è riuscito a far dedurre una parte del reddito nel calcolo Icef per l'assegno unico, però tutto si è bloccato con l'arrivo di quello nazionale. Ma assicurare servizi certi e gratuiti nei primi anni dei figli può favorire la continuità di madri e padri. La nostra società e il nostro sistema economico territoriale, oggi più che mai, richiedono che questi strumenti diventino strutturali". 

 

La volontà è quella di passare dai bonus e dagli aiuti individuali per accedere ai servizi dei più piccoli a un elemento strutturale di sistema, come fatto con le scuole dell'infanzia che in Trentino son diffuse ovunque e gratuite. "La pandemia - spiega l'ex assessore Luca Zeni - impatta ancora di più sull'occupazione femminile. Anche le analisi evidenziano questa tendenza, inoltre il momento della maternità crea un divario ulteriore. I Paesi più avanzati offrono servizi completi per le famiglie, serve una parità più strutturata. In questo caso miglioriamo un sistema già ben strutturato, ma non dobbiamo restare seduti".

 

La stima della copertura delle spese è di 5 milioni per il 2021 e per 10 milioni sugli esercizi 2022 e 2023. "Molto spesso come Pd arriviamo a proporre in Aula molti temi che ruotano sul mondo femminile. Ci viene spiegato che serve sempre ben altro. Ci aspettiamo invece che dentro questa fase emergenziale, la situazione delle scelte della maggioranza possa cambiare. Serve un salto in avanti e il Trentino può essere ancora una volta capofila in Italia. La dimensione finanziaria è percorribile: si parla di cifre importanti ma non dirompenti per il bilancio. In questo modo si possono supportare le famiglie nell'interezza", conclude Manica.

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