Dall'Opzione donna agli incentivi per le famiglie numerose, ok alla Legge di bilancio 2023. Poggio: "Non va nella direzione delle pari opportunità"
E' stata approvata in Senato la manovra finanziaria del Governo Meloni con misure in arrivo nel 2023. Tra i diversi punti anche famiglia e la natalità. La prorettrice Poggio: "Chiara visione politica sulla crescita demografica. Opzione donna? La Cgil stima che riguarderà soltanto 870 lavoratrici circa"

TRENTO. La manovra di bilancio 2023 ora è legge, ma non va nella direzione delle pari opportunità. E' questo il commento della prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università di Trento, Barbara Poggio. Dall'Opzione donna agli incentivi per le famiglie numerose: "Sono tutte misure volte alla crescita demografica. Il governo ha fatto più volte marcia indietro su tanti fronti, ma è chiaro il messaggio: si fanno retrocedere le lavoratrici invece che ripensare ai ruoli famigliari".
Oggi è stata approvata la prima manovra del governo Meloni in Senato, con misure in arrivo nel 2023. Tra i diversi punti, anche la famiglia e la natalità. Nella manovra si rafforza l'assegno unico per i primi figli, fino a un anno di età, mentre fino a 3 anni per chi ha almeno 3 figli. Per le famiglie con 4 o più figli la maggiorazione forfettaria, pari a 100 euro mensili nel 2022, viene incrementata del 50%, salendo così a 150 euro.
"Potevano essere pensate misure più urgenti rispetto a quelle incentrate sulla 'fecondità' - spiega Poggio -. Questa è una chiara visione politica che ruota intorno alla crescita demografica. Se si dovesse investire veramente sulle donne e sulla parità di genere sarebbero state prese altre decisioni. Si poteva puntare per esempio sul cercare di risolvere il problema della precarietà femminile, che incide in maniera forte sulle donne. Non mi sembra siano state promosse delle vere politiche sociali".
Le stessa letteratura scientifica "ci dice che rispetto al passato le politiche più efficaci non si sono rivelate tanto nei bonus quanto invece attraverso misure strutturali di conciliazione per lavoro femminile per riequilibrare il ruolo all'interno delle coppie".
Ci sono però anche delle novità anche sul fronte del congedo parentale, che aumenta dal 30 all'80% per chi ha figli fino a 6 anni. "Peccato che inizialmente riguardava solo le madri - prosegue Poggio -. Ora hanno esteso anche ai papà". Il congedo parentale infatti, come scritto anche dall'Inps, "è un periodo di astensione facoltativo dal lavoro concesso ai genitori per prendersi cura del bambino nei suoi primi anni di vita e soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali".
Infine l'Opzione Donna per andare in pensione in anticipo: una possibilità per le lavoratrici che hanno compiuto almeno 60 anni, riducibili a un anno per ogni figlio (fino a un massimo di due). "Anche in questo caso - dichiara Poggio - è stata approvata la versione 'ridotta' che di fatto, con tutti i criteri indicati, riguarderà un parterre di donne risicatissimo, tanto che stanno già parlando di una modifica con il milleproroghe. La Cgil stima soltanto che riguarderà 870 lavoratrici circa".
Sembra essere quindi molto chiaro l'indirizzo su questo fronte del governo che riceve anche il plauso da parte del movimento antiabortista Pro vita e Famiglia che auspica che questo sia solo "il primo passo di un cammino politico e istituzionale sempre più improntato a difendere e incentivare le famiglie, le donne e la vita nascente", viene scritto in una nota.
La prorettrice conclude: "Una manovra simbolica che sottolinea non solo il ruolo della famiglia all'interno della società. La maternità deve essere una scelta, il governo si è presentato identificando la figura della donna come madre".












