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| 16 ott 2019 | 13:17

Festival dello sport, le cinque parole magiche per andare oltre il concetto di ''Fenomeno'' e la riscoperta di un tifo autentico

Rimangono, di questa seconda edizione del Festival, alcune parole. Sono cinque e sono risuonate più forti. Un bel Festival. Per gli ospiti, certo. Straordinari. Per gli eventi, chiaramente. Ma anche per il pubblico, attento e caloroso

Festival dello sport, le cinque parole magiche per andare oltre il concetto di Fenomeno'' e la riscoperta di un tifo
di Idil Boscia

TRENTOFenomeno. Questo termine, devo ammetterlo, mi ha dato un certo fastidio. Mi rimandava a qualcosa di paranormale. Non mi sembrava adatto ad un Festival dello sport. Poi ho curiosato tra gli eventi, ascoltando le voci di alcuni dei numerosi ed eccezionali ospiti presenti. E mi sono fatta travolgere.

Mi rimangono, di questa seconda edizione del Festival, alcune parole. Ne ho scelte cinque, che sono risuonate più forti. La prima è sacrificio: quello degli allenamenti, delle rinunce, delle scelte faticose, della lontananza da casa. Poi c'è squadra: la dimensione collettiva, i caratteri, gli scontri, le amicizie, il gioco pensato e quello sperimentato.

 

Il terzo termine è emozione, cioè ciò che dà la forza di andare avanti, quell'emozione profonda che niente altro - se non lo sport che hai scelto - è in grado di darti (parafrasando Paola Egonu). Che personaggi, le nostre pallavoliste: bello ascoltarle, con la loro spontaneità e la loro carica.

 

Un'altra parola che mi è rimasta attaccata addosso è sfida: con se stessi e con gli altri, sfida anzitutto per migliorarsi, puntando sempre avanti. Quinto stimolo: mente. Il lavoro di testa, di concentrazione. Un elemento che non si può dimenticare. Lo hanno ricordato, tra gli altri, i pallanuotisti di ieri e di oggi.

In modo più o meno esplicito, è emersa anche la questione investimenti. Certo, lo sport ad alti livelli - e non solo - ha bisogno di soldi. Ha bisogno di strutture. Rispetto ad altre realtà, il nostro Trentino può ritenersi abbastanza fortunato, ma non mancano aspetti da migliorare. E qui il mio pensiero va agli sport considerati minori, alle realtà periferiche e alle scuole.

 

E' stato un bel Festival. Per gli ospiti, certo. Straordinari. Per gli eventi, chiaramente. Ma anche per il pubblico, attento e caloroso. Ho riscoperto la dimensione del tifo autentico, senza urla, e la gioia del condividere, in modo sano, le passioni sportive dei propri figli. E' stato un bel Festival per i colori delle divise, dei bambini e dei palloncini.

 

Di fronte a questo, anche le lunghe file ed i posti non trovati sono passati in secondo piano. La nostra città, così vivace, è proprio bella. Ed ha saputo regalarci le parole e la presenza, vicina ma mai eccessiva, di persone "straordinariamente abili". Fenomeni, appunto.

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