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Funivia Trento-Bondone, il Comitato per il ''Sì'' ci crede, Maestranzi: ''Ci vogliono 45 milioni di euro e il turismo sale del 30%''

Il Comitato per il "Sì", tra previsioni e dati oggettivi riempie la sala in attesa della seduta di venerdì 15 febbraio a Palazzo Thun per concretizzare un sogno ultra-secolare: collegare la città alla cima della sua montagna. Il consigliere delegato: "Inoltre si potrebbe dare lavoro a migliaia di persone. Abbiamo perso tempo, bisogna squarciare questo silenzio assordante"

Di Nereo Pederzolli - 14 febbraio 2019 - 21:56

TRENTO. Leggerezza, per un concreto viaggio tra le nuvole. Una funivia che recupera concetti a suo tempo ritenuti arditi e che ora possono portare in alto. Appunto sul Bondone. Temi, tempi e proposte presentate giovedì 14 febbraio nella sala panoramica dell 'Isa al quartiere delle Albere. Comitato per il "", tra previsioni e dati oggettivi in attesa della seduta di venerdì 15 febbraio a Palazzo Thun (Qui articolo). 

 

Chiamarlo convegno non è il termine appropriato. Neppure assemblea. Sicuramente una riunione decisamente partecipata. Indetta appena da tre giorni. Tutti i posti a sedere occupati ben prima degli interventi e tanta gente in piedi. Ad ascoltare come concretizzare un sogno ultra-secolare: collegare Trento alla cima del Bondone.

 

Al tavolo esperti del trasporto ‘sulle corde’, rievocando l’epopea di questa moderna mobilità. Dalle rudimentali slitte trainate da cavi recuperati tra i residuati bellici – impianto del ’47 in Alta Badia – alle gesta dei ‘bondoneri’ che negli Anni ’50 sfruttavano il mitico ‘sliton’. Per arrivare al balzo tra Trento e Sardagna. Fino a riproporre la ‘scalata’ verso la cima. Senza timore, ma con determinazione

 

Immagini e riscontri presentati da una storica delle vie aeree, Witti Mitterer, che ha insistito sul concetto funiviario legato della mobilità urbana. Tema immediatamente rilanciato da Dario Maestranzi, delegato per il Comune di Trento allo sviluppo del Monte Bondone, tra i promotori dell’assise. "Superare la diffidenza, la frustrazione che questo progetto genera da anni. Per far comprendere come il Bondone sia un patrimonio naturalistico inespresso. Che solo la funivia potrebbe rendere decisamente collettivo", Maestranzi non ha dubbi: bisogna tirarle le ‘corde sospese’ verso Vason.

 

E coinvolgere principalmente investitori privati. Perché solo loro possono garantire qualità. Con investimenti a lungo termine che porteranno benefici collettivi: "Ci vogliono 30 milioni di euro - spiega il consigliere comunale - altri 15 milioni per strutture complementari e in vetta s’incentiva il turismo (+30%), oltre a dare lavoro a migliaia di persone". Il tutto in sintonia con l’equilibrio "bondonero", contro sprechi ambientali.

 

Si calcola che l’impianto funiviario possa far risparmiare un traffico automobilistico annuale attualmente superiore ai 2 milioni di chilometri, abbattere emissioni atmosferiche e disagi alla stessa viabilità di fondovalle. Adesso il Comune sborsa oltre un milione di euro annui per la manutenzione stradale della Trento-Vason. Ecco perché il rapporto tra costi/benefici, in un lasso di tempo ventennale, porterà vantaggi. Concreti.

 

"Abbiamo perso tempo – dice Maestranzi – bisogna squarciare questo silenzio assordante. Mi vergogno di non essere stato capace di mettere ulteriormente in risalto questa questione". Ma forse adesso siamo ad una svolta. Positiva? Stando all’urbanista Alessandro Olivieri, che ha coordinato lo studio di una "funivia come progetto di territorio" pare proprio di sì.

 

L'esperto ha parlato di Piano urbanistico, ma anche di un progetto che mira alla riconnotazione del Bondone per recuperare la sua integrità e anzitutto la sua identità. Una tratta da piazzale Sanseverino, a neppure 300 metri dal Duomo, nel cuore del Polo universitario. Cabina 20 posti, stazione intermedia a Sardagna e poi su, proiettati verso Vason. Per creare concorrenza tra operatori turistici – solo così si anima l’offerta – e quindi ‘destagionalizzare’ la montagna. Renderla fascinosa e davvero alla portata di quanti anzitutto la rispettano.

 

Un progetto di territorio che non si limita a ’vedere’ solo i cavi sospesi, ma che guarda ancora più lontano. Mira a dare sostanza al sogno, alla leggerezza del viaggio verso la cima. A rendere il Bondone la montagna decisamente di Trento. In attesa delle decisioni consiliari.

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