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Il cambio d'ora ha le ore contate. I Paesi dell'Ue dovranno scegliere se adottare quella legale o quella solare. In ballo un risparmio di quasi 160 milioni di euro

Il cambio dall'ora legale a quella solare avverrà questa notte, alle 3, quando le lancette verranno tirate indietro di 60 minuti. Dopo la decisione del Parlamento europeo di abolire il cambio d'ora, l'Italia ha tempo fino a aprile 2020 per scegliere. A giovare della misura potrebbero essere l'ambiente, le tasche dei contribuenti e pure l'organismo umano

Di Davide Leveghi - 26 October 2019 - 12:17

TRENTO. Nella notte tra oggi, sabato 26 ottobre, e domani, domenica 27, le lancette verranno spostate all'indietro di un'ora alle ore 3. Questa semplice operazione, ormai in gran parte delegata alla sincronizzazione satellitare degli orologi, potrebbe essere effettuata per la penultima volta. Dopo la decisione del Parlamento europeo del 26 marzo di quest'anni di abolire il cambio d'ora entro il 2021, infatti, anche l'Italia dovrà scegliere se mantenerlo o meno.

 

La scadenza è fissata per il prossimo aprile, e chissà se sui banchi del governo sarà ancora seduto il governo giallo-rosso. Per ora il dibattito resta aperto, l'ora di sonno – per questa volta – guadagnata e gli indici di consumo energetico aumentati. Il grosso del problema sta proprio lì: il passaggio dall'ora legale a quella solare si ripercuote sulle tasche dei contribuenti, oltre che sull'ambiente. Terna, la società che gestisce i quasi 74500 chilometri di rete elettrica nazionale, ha stimato ad esempio che nell'ultimo passaggio dall'ora solare a quella legale, avvenuto il 31 marzo 2019, ci sarebbe stato un risparmio di elettricità pari a 510 milioni di kilowattora (quantitativo corrispondente al fabbisogno medio annuo di circa 200mila famiglie) e una minore emissione di anidride carbonica stimabile in 250mila tonnellate.

 

Questo perché spostando in avanti la lancetta di un'ora si ritarda l'utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento e si ritarda l'accensione delle lampadine nelle ore serali, quando queste sono per lo più terminate. Sempre Terna ha effettuato un'analisi in cui dimostra come l'abolizione del passaggio dall'ora solare a quella legale garantirebbe il massimo beneficio in termini di risparmio energetico. Ai 500 milioni di kilowattora risparmiati mediamente con il sistema di ora legale (mesi tra aprile e ottobre), infatti, si aggiungerebbero altri 300 milioni di kilowattora se si estendesse questo regime anche ai periodi invernali, alleviando l'atmosfera di 400mila tonnellate di CO₂. In soldoni, si risparmierebbero 160 milioni di euro.

 

Ma a giovare dell'abolizione del cambio ora ci sarebbe anche l'organismo umano. Ogni buon trentino, ligio ai ferrei orari dei pasti alle 12 e alle 19, infatti, potrebbe trovare i propri ritmi organici un po' sballati. La fame si presenterà in alcuni casi inesorabilmente in anticipo, il sonno disturbato, la concentrazione un po' scarsa a causa dell'aumento della sonnolenza e lo stress incrementato. Ma niente paura, gli effetti dureranno per poco e saranno lievi, e facilmente, chi soffrirà i fastidi del cambio d'ora, riuscirà a riprendere la regolarità quotidiana.

 

L'ora solare, detta anche ora civile convenzionale, corrisponde a quella del meridiano che attraversa lo Stato e si differenzia da quella legale, al cui cambio la lancetta si tira avanti per sfruttare al meglio l'irradiazione del sole durante il periodo estivo, in quanto non solo si ripete l'intervallo tra le 2 e le 3 per due volte – per il fuso orario dell'Europa centrale, a cui l'Italia appartiene – ma anche per il periodo in cui vige, cioè quello invernale – dunque fino a marzo 2020.

 

La sua storia affonda le radici nell'avvento della moderna società industrializzata. Prima, nell'antichità, l'organizzazione delle civiltà agricola non si basava su bioritmi fissi ma sul seguire il progressivo anticipo della luce in primavera o il ritardo in autunno. E non a caso l'ora legale fu l'espediente adottato nella contemporaneità per riprodurre in parte questo antico spostamento dei ritmi biologici umani a seconda delle stagioni.

 

La questione del cambio dell'ora, nondimeno, cominciò a divenire tema di dibattito già a fine '700. Il celebre scienziato e inventore Benjamin Franklin propose ad esempio, per risparmiare in consumo di candele, di installare in ogni via un cannone per costringere le persone a svegliarsi ad orari più mattinieri. Un secolo dopo fu l'entomologo neozelandese George Vernon Hudson a presentare la proposta dello spostamento degli orologi di due ore, ripresa durante la Grande Guerra, dove le esigenze economiche spinsero a effettuare il cambio d'ora.

 

Il Regno d'Italia diede vita all'ora legale come misura di guerra nel 1916, a praticamente un anno dall'entrata nel conflitto a fianco dell'Intesa. Tale meccanismo rimase in vigore fino al 1920. Tra il 1940 e il 1948 l'ora legale fu abolita e ripristinata diverse volte sempre a causa della guerra, la Seconda. La creazione della Repubblica Sociale comportò per i due anni di guerra civile una sfasatura nell'applicazione dell'ora legale fra Nord e Sud – di certo l' “inconveniente” minore. Nella Trieste occupata dagli jugoslavi, poi, l'orario fu allineato a quello di Belgrado.

 

L'adozione definitiva dell'ora legale avvenne infine nel 1965. La sua durata, però, era ridotta a soli quattro mesi, da fine maggio a fine settembre, venendo estesa a sei mesi nel 1980. Fu nel 1996, infine, che, affiancandosi al resto del continente, l'inizio dell'ora solare fu fissato all'ultima domenica d'ottobre.

 

Il passaggio dell'ora fu fissato alle 2 del mattino dell'ultima domenica di marzo e alle 3 del mattino dell'ultima domenica d'ottobre in virtù della ridotta circolazione dei treni e dei mezzi pubblici. Nel 2018 la Commissione europea diede vita ad una consultazione pubblica aperta sul proprio sito chiedendo di esprimersi sull'alternativa dell'abolizione dell'ora legale o di quella solare. Il “referendum” online ottenne 4.6 milioni di risposte, il numero più alto mai ricevuto da una consultazione pubblica Ue.

 

Gli europei si esprimevano con schiacciante maggioranza a favore del mantenimento dell'ora legale (80%). Una scelta che spetterà, d'ora ad aprile 2020, ai singoli Paesi dell'Unione, rispetto alle specifiche convenienze. Il Nord del continente pare più incline ad abolire l'ora legale, la parte meridionale il contrario. D'altronde così le mattine, per noi italiani, sarebbero più scure e le sere più chiare, adatte a essere dedicate alle attività all'aperto. Gli operatori turistici sperano, gli agricoltori meno. E per chi ama quella sensazione eccezionale di dormire un'ora in più, forse si dovrebbe cominciare a considerare di farne a meno.

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