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| 22 mar 2019 | 13:00

Innsbruck, il crocefisso usato come orologio (e appeso a testa in giù). Il vescovo: ''Simbolo della liberazione dalla croce e vittoria sulla morte''

L'installazione è dell'artista Manfred Erjautz ed era già stata ospitata a Vienna e nel duomo di Innsbruck. Il presule Glettler: ''Il Cristo morto torna alla vita''

Foto tratta da YouTube
di Redazione

INNSBRUCK. C'è chi ha apprezzato l'esposizione artistica, chi non l'ha capita, chi ha pensato a un atto coraggioso o altamente simbolico, chi l'ha criticata. Parliamo dell'opera di Manfred Erjautz, un artista austriaco, che ha trovato posto nella chiesa dell'Ospedale del Santo Spirito di Innsbruck: si tratta di un crocefisso-orologio, una statua di legno le cui braccia fungono da lancette per segnare l'ora.

 

La statua del Cristo è di legno, capovolta (tranne in alcune ore, in cui è orizzontale), con le braccia staccate che ruotano in continuazione per segnare il trascorrere di ore, minuti e secondi.

 

Prima di essere esposta nella chiesa dell'Ospedale, l'opera è stata ospitata dapprima a Vienna, poi nella cattedrale di Innsbruck, il duomo di Sankt Jakob, dove si trova un'altra installazione d'arte moderna (una scritta luminosa fatta con un neon rosso) sempre dello stesso artista.

 

Anche la storia di quest'opera è particolare: si narra che un giorno l'artista abbia trovato il crocefisso senza croce e con le braccia divelte nell'immondizia. Avrebbe deciso di recuperarlo e trasformarlo in un grande orologio, appunto quello esposto nella chiesa dell'Ospedale.

 

Una decisione, quella di esporlo nella chiesa nel centro della cittadina austriaca, che è stata accolta da alcuni con un plauso, da altri con meno entusiasmo. Intervistato da un'emittente locale, il vescovo della diocesi di Innsbruck Hermann Glettler, l'ha spiegata così: "Si tratta di un orlogio-Gesù (...). Con lo scorrere dei minuti le braccia danno vita a diverse costellazioni e il corpo statico del Cristo morto ritorna improvvisamente alla vita. Possiamo vederlo come un momento di liberazione e superamento della croce e vittoria sulla morte".

 

Il vescovo nell'opera vede "la bellezza del corpo umano nella figura di Cristo", un'"immagine ideale", insomma,  ma anche un simbolo della "distorsione", di come "il corpo dell'uomo continui a essere deformato".

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