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Le consegne di Deliveroo a Trento schizzano del 198%. Dopo l'istituzione di una (tanto attesa) prima regolamentazione, la piattaforma cerca nuovi riders

Dal 3 novembre 2019 è entrata in vigore la tanto attesa misura di regolamentazione dei riders che introduce delle tutele su contratti, infortunistica e paga minima. Tra le piattaforme di consegna più importanti, Deliveroo ha registrato una crescita esponenziale. A Trento e Bolzano gli ordini sono aumentati del 198 e del 272%

Di Davide Leveghi - 26 November 2019 - 16:09

TRENTO. E' un'avanzata trionfale quella che Deliveroo, piattaforma di consegna a domicilio leader del settore, sta facendo in regione. I numeri degli ordini sono impressionanti: +198% a Trento e +272% a Bolzano negli ultimi 12 mesi. Trentini ed altoatesini paiono essere particolarmente entusiasti di vedersi recapitare a casa pizze, panini o cibo etnico.

 

In moto o in bicicletta, ormai, nelle nostre città è divenuto sempre più frequente vedersi sfrecciare accanto i fattorini in divisa verde mare. Seduti comodamente sul divano, famiglie, lavoratori o studenti attendono che arrivino a consegnare loro il pasto tanto bramato. A Trento questo nuovo servizio, figlio della cosiddetta gig economy, modello economico non più basato sulle prestazioni lavorative stabili e continuative – con annesse garanzie contrattuali – ma sul lavoro a chiamata, occasionale, temporaneo e “a cottimo”, è sbarcato a settembre 2018.

 

Nemmeno un anno e la crescita è esponenziale. E ciò non solo nella nostra piccola regione alpina, ma in tutte le città italiane, da quelle in cui la piattaforma ha messo da tempo radici a quelle in cui si è stanziata da poco. Una soddisfazione che il general manager Matteo Sarzana ha ampiamente espresso ai media: “La piattaforma ormai è entrata nelle abitudini dei consumatori e continua ad aumentare popolarità e diffusione”.

 

Presente in 500 città di 13 Paesi del mondo, opera in circa 150 città italiane collaborando con più di 8000 ristoranti e impiegando più di 200 dipendenti e 8500 rider. Nel 2018 i suoi ricavi nel Bel Paese sono aumentati del 130% rispetto all'anno precedente passando da 6,1 milioni e 14 milioni. Gli ordini sono in crescita (+152%) e per questo l'azienda ha deciso di assumere 500 nuovi rider, coinvolgendo anche il Trentino-Alto Adige/Südtirol.

 

Non a caso la diffusione sempre più capillare di questa piattaforma e del cosiddetto food delivery ha creato non poche sfide alla legislazione, specie a causa delle condizioni lavorative a cui i riders, nuova categoria impiegata nella consegna a domicilio, sono sottoposti. La flessibilità, l'assenza di una benché minima tutela per gli infortuni, la mancanza di diritti, le modalità di pagamento, sono state al centro di rivendicazioni crescenti e di accese proteste in tutto il mondo, Italia compresa.

 

Tra gli aspetti più criticati c'è stato lo “strapotere dell'algoritmo”, il sistema che incrociando i dati - specificità del piatto ordinato, posizione del ristorante, ora del giorno e giorno della settimana, numero dei riders disponibili, numero degli ordini, distanza tra ristorante e consumatore, connessione tra ordini e clienti tramite il rider pagato sulla base del numero delle prestazioni – decide a chi affidare un determinato ordine, agendo sul rating del singolo rider ed inevitabilmente segnandone i destini in base all'accettazione o meno dello stesso. 

 

Se sulla metaforica strada del rider gli ostacoli e le difficoltà sono stati finora parecchi, altrettanto si può dire delle strade vere e proprie. Secondo una ricerca dell'Osservatorio istituito dall'Associazione amici sostenitori polizia stradale, tra l'1 gennaio e il 25 ottobre 2019 gli incidenti che hanno coinvolto questa categoria in Italia sono stati ben 25, di cui 4 mortali e 6 con prognosi riservata. L'atteggiamento spericolato, spesso dovuto alle necessità lavorative, ha portato 16 riders su motociclo e 9 in bicicletta a dei sinistri, in particolare nella città di Milano.

 

Non è solo lo scarso rispetto del Codice della strada ad aver determinato gli incidenti. I riders, infatti, rischiano sovente di essere in balia di ubriachi e pirati della strada. Nel 2018 sono morti 3 giovani – il più vecchio aveva 29 anni – a Verona, Pisa e Bari, che in quest'ultimo caso ha portato il conducente dell'auto coinvolta ad essere indagato per omicidio stradale. Quest'anno, invece, le morti sono avvenute a Bellaria (RN), Bologna, Salerno e Messina. Oltre agli incidenti mortali, si sono registrati anche casi di feriti gravi, tra cui quello di 28enne che a seguito di uno scontro con un tram nel 2018 ha subito l'amputazione di una gamba.

 

E non a caso la precarietà – nel senso più ampio del termine – della categoria è stata al centro di promesse elettorali e politiche di regolamentazione, finalmente arrivate ad un primo decreto solo il 2 novembre di quest'anno. Dopo una prima – e molto contestata – proposta dall'allora ministro del Lavoro Luigi di Maio, inserita nel cosiddetto “decreto dignità”, la misura è stata introdotta nel decreto n.101/2019 coordinato con la legge di conversione del 2 novembre 2019 n.128.

 

Titolata “Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e la risoluzione di crisi aziendali”, introduce per la prima volta delle tutele a categorie deboli come quella dei riders stabilendo l'obbligatorietà della stesura dei contratti individuali di lavoro e della comunicazione di ogni informazione utile alla tutela degli interessi, dei diritti e della sicurezza dei lavoratori.

 

In caso di violazione, il lavoratore ha diritto ad un'indennità risarcitoria di entità non superiore ai compensi percepiti nell'ultimo anno determinata equitativamente con riguardo alla gravità e alla durata delle violazioni ed al comportamento delle parti. Si inseriscono delle retribuzioni orarie parametrate ai minimi tabellari stabiliti da contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali a livello nazionale e la garanzia di un'indennità integrativa non inferiore al 10% per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni metereologiche sfavorevoli.

 

I riders godranno così di copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

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