L'oratorio mette a disposizione gli spazi e la comunità araba ricambia con i corsi di lingua e di cultura e il risultato è incredibile
Il responsabile dell'oratorio di Mori spiega che la comunità ha risposto alla grande al progetto. Si sono raccolte più di sessanta adesioni e portando all’attivazione di ben tre corsi paralleli in due diversi giorni della settimana. Luca, Sara, Francesca raccontano perché hanno aderito facendo capire quanto importante è stata questa iniziativa che in autunno verrà rilanciata (e intanto c'è già chi pensa a un viaggio a Marrakech tutti insieme)

MORI. Mustafà misura e mescola lo zucchero. Ahmed versa l’acqua bollente nelle teiere arabe, muovendo in alto e in basso il bollitore, mentre le sue bambine lo guardano con gli occhi grandi, sporgendosi sulla tavola. La procedura, mi dicono, è proprio quella con cui si prepara il té nelle case di Marrakech. Il profumo di menta è forte e buono in tutta la stanza. I presenti osservano il rituale, curiosi, scambiando commenti, domande e spiegazioni, nell’attesa di stringere il proprio bicchiere caldo e di assaggiare una fetta della grande torta quadrata che li guarda dalla tavola.

“Festa di fine corso di arabo”, recitano in italiano e arabo le lettere di cioccolato e glassa che decorano il pan di Spagna. È questa l’occasione del raduno: nelle sale dell’oratorio di Mori, tra abbracci, discorsi, promesse e ringraziamenti, si è infatti concluso, nella giornata di ieri, il primo corso per adulti di introduzione alla lingua e alla cultura araba organizzato dalla Comunità Araba della Vallagarina in collaborazione con l’associazione NOI.
''L’idea alla base dell’iniziativa - racconta Massimo Tonetta, responsabile dell’oratorio moriense - è nata qualche mese fa, quando la comunità araba locale si è rivolta al Comune di Mori chiedendo degli spazi che potessero ospitare i corsi di lingua e cultura araba rivolti ai bambini della comunità. A rispondere è stato l’oratorio, che ha messo a disposizione le proprie sale, utilizzate poi con scrupoloso rispetto nelle mattine domenicali da ragazzi, genitori e insegnanti della comunità. Sono stati questi ultimi a proporre, come forma di restituzione, l’attivazione di un corso di lingua araba rivolto a un pubblico italiano. All’inizio pensavamo che ci avrebbero risposto una decina di persone, e invece le cose sono andate diversamente''.
Massimo racconta infatti che le iscrizioni, lanciate a gennaio, hanno riscosso un successo inaspettato, raccogliendo più di sessanta adesioni e portando all’attivazione di ben tre corsi paralleli in due diversi giorni della settimana. Tra gli iscritti giovani e non giovani, studenti e lavoratori, insegnanti ed educatori, infermieri, registi e altro ancora. C’è Sara, per esempio, che racconta di aver aderito per poter comunicare più facilmente con piccoli e mamme arabofoni dell’asilo nido in cui lavora. C’è Luca, al quarto anno di liceo, che ha deciso di iscriversi perché incuriosito da una lingua e da una cultura così diverse dalla sua, con cui non ha la possibilità di confrontarsi poi tanto spesso nei corridoi e nelle aule della sua scuola, frequentata per lo più da italiani.

C’è Francesca, insegnante in un istituto professionale, che dei rudimenti di lingua araba appresi durante il corso sta facendo uno strumento di coinvolgimento e valorizzazione di quanti tra i suoi studenti provengono da un retroterra culturale arabo. Ma c’è anche chi, reduce da studi accadici e scavi archeologici, sogna di tornare un giorno in Medio Oriente, o di visitare prima o poi la Tunisia e il Marocco. Certo, dopo una dozzina di lezioni parlare arabo rimane ancora una bella sfida per i più. Saluti, benvenuti e ringraziamenti rappresentano però un primo lessico condiviso tra i presenti in sala, e le 28 lettere dell’alfabeto arabo non sono più i ghirigori belli e incomprensibili che erano fino a gennaio, ma suoni e parole, significanti e significati.

Soprattutto, confessano i partecipanti mentre mangiano una fetta di torta, la cultura della comunità arabo-trentina sembra ora per loro un po’ meno distante, più vicina, palpabile e comprensibile, fatta di volti, suoni, profumi e sapori divenuti via via sempre più familiari. Era proprio questo, d’altra parte, l’obiettivo principale del corso, spiega uno degli insegnanti volontari, Idriss, sorseggiando il suo tè: ''Quello che ci spinge a prenderci il tempo per tenere questi corsi rivolti agli italiani è la volontà di condividere, di farci conoscere, di presentarci ai nostri vicini: noi offriamo la nostra lingua e la nostra cultura, dopo aver appreso la vostra, per condividerla con voi e mettere le basi per un percorso comune. D’altra parte il Corano (V 13, 49) dice: “abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”''.
''Questo corso è la dimostrazione che il mondo non lo fanno solo i politici dall'alto - aggiunge l’assessore Roberto Caliari del Comune di Mori - e che possiamo contribuire anche noi, dal basso, per creare una realtà migliore. Costruire qualcosa di diverso, insieme, si può, e tutto diventa più facile se ci guardiamo negli occhi e cominciamo a chiamarci per nome''. E, a quanto parte, il corso di arabo chiusosi ieri rappresenterà davvero la prima tappa per la costruzione di un percorso condiviso. Nessuno nutre alcun dubbio: in autunno i corsi riprenderanno, proponendo questa volta diversi livelli, più o meno avanzati. Girano pure brochure sul Marocco, e c’è chi parla di organizzare un viaggio di gruppo a Marrakech, tempi e adesioni permettendo.
Nella sala dell’oratorio, intanto, finito il tè e consumati gli ultimi avanzi di torta, si scattano gli ultimi selfie, si scambiano numeri e auguri, piccoli regali, inviti e promesse di tenersi in contatto durante l’estate. Finito il corso e giunto il momento di andare a casa rimangono le relazioni e gli affetti, la curiosità e la stima reciproca, la voglia di continuare a conoscersi e condividere. Anche fuori dalle sale dell’oratorio.













