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La comunità musulmana offre corsi di arabo all'oratorio, quello che ne esce è un bellissimo (e riuscito) esempio di integrazione

L'anno scorso la prima edizione del corso ha registrato ben 60 iscritti. Massimo Tonetta, presidente associazione Noi: "Si è creata un'amicizia bellissima. Ci hanno invitato tutti alla festa che celebrano una settimana prima di finire il ramadan". Alzif Ahmed uno degli insegnanti: "Siamo tutti uomini, siamo tutti fratelli"

Di Arianna Viesi - 25 gennaio 2020 - 17:22

MORI. L'anno scorso si era concluso con una grande festa a base di té marocchino, torte casalinghe e sorrisi (QUI ARTICOLO). A breve partirà la seconda edizione del corso di arabo promosso dalla comunità araba della Vallagarina in collaborazione con il gruppo oratorio di Mori.

 

"Tutto è partito l'anno scorso - spiega Massimo Tonetta, presidente dell'associazione Noi Oratorio Mori -. I genitori marocchini della Vallagarina, ma soprattutto quelli appartenenti alla comunità moriana, stavano cercando uno spazio in cui organizzare dei corsi di lingua araba per i loro figli. I loro figli e le loro figlie, infatti, fanno parte dei cosiddetti immigrati di seconda generazione. L'arabo lo parlano solo a casa e lo conoscono solo a livello orale. A scuola, con gli amici, ma anche tra di loro, parlano l'italiano. Ma saper scrivere, e soprattutto leggere, l'arabo è fondamentale per poter affrontare il Corano".

 

Così, dopo una serie di vicissitudini, il comune di Mori indirizza la comunità araba verso l'oratorio. "Sono arrivati da noi - spiega - e noi abbiamo aperto loro le nostre porte. Si sono subito dati da fare: hanno organizzato quattro classi omogenee, tenendo conto dell'età dei ragazzi. Si andava dai bambini delle elementari ai più grandicelli, che già frequentavano le superiori. Erano circa una sessantina i giovani che, ogni domenica mattina, si trovavano nelle aule dell'oratorio per (re)imparare la lingua dei propri genitori, dei propri nonni, della propria terra".

 

Tutto, insomma, è partito dai genitori che, rimboccandosi le maniche si sono strutturati come insegnanti: hanno organizzato le classi, stilato un calendario dettagliato, programmato escursioni. "E' stato un percorso davvero bello - commenta Tonetta -. Era bellissimo vedere un corso di arabo, tenuto da musulmani, in un oratorio cristiano, con crocifissi appesi in ogni aula. Dovrebbe essere questa la normalità. Questa è la bellezza dell'integrazione e del rispetto di ogni cultura, di ogni lingua, di ogni persona. Tutti, dagli insegnanti ai ragazzi, ci hanno sempre dimostrato una gentilezza estrema. Ad esempio il giorno di Pasqua (che per loro era una domenica come le altre che quindi avrebbero dovuto dedicare alle lezioni) hanno deciso di sospendere gli incontri per rispettare la nostra festa".

 

Si sa, da cosa nasce cosa e bellezza genera bellezza. E' così che, agli insegnanti di arabo, viene un'idea: vogliono restituire alla comunità che li ha accolti la gentilezza e il riguardo che sempre li hanno riservato. Nasce così l'idea di aprire il corso a tutti. Ma proprio a tutti, anche a chi di arabo non ne sa nulla. 

 

"Ci hanno proposto di lanciare un corso di arabo aperto alla comunità - spiega ancora Massimo Tonetta - e noi, come associazione, abbiamo accolto l'idea con entusiasmo. Sarò sincero: quando abbiamo lanciato le iscrizioni puntavamo ai dieci iscritti. Non sapevamo come sarebbe stata accolta questa proposta. Bene, al primo incontro ci siamo trovati in sessanta".

 

Da lì è partita quindi la prima edizione del corso di arabo. I partecipanti, giovani e meno giovani, appassionati di lingue e semplici curiosi, sono stati divisi in tre classi. Il corso si è svolto in dieci lezioni, di due ore ciascuna, dove i partecipanti hanno appreso i primi rudimenti della lingua araba. 

 

"Si è creata un'amicizia bellissima. Ci hanno invitato tutti alla festa che celebrano una settimana prima di finire il ramadan e ci hanno trattato da veri ospiti offrendoci ogni leccornia. Loro, poi, sono stati nostri ospiti alla festa che, ogni anno, organizziamo in oratorio. A rappresentare la comunità c'erano anche loro che hanno preparato una cena etnica per tutti".

 

A breve partirà la seconda edizione del corso. Quest'anno, però, si raddoppia. Ci sarà, infatti, un corso base e, parallelamente, un corso "avanzato" per chi ha già frequentato le lezioni lo scorso anno. "Questi corsi sono un modo per conoscere non solo una lingua - conclude Massimo Tonetta - ma una cultura intera e hanno un risvolto soprattutto umano. Quest'anno gli insegnanti vorrebbero portarci anche a Marakkech per un viaggio a 360° nella cultura araba".

 

Quello di Mori, insomma, è un esempio meraviglioso, lungimirante (e ben riuscito) di cosa vuol dire integrazione. Mori è un esempio di quello che dovrebbe essere, sempre e ovunque. Persone che parlano una lingua diversa, che hanno radici culturali diverse, che professano una religione diversa ma che si trovano uguali nell'unica cosa che dovrebbe contare: l'essere umani. 

 

"L'anno scorso è stata la nostra prima esperienza - racconta Alzif Ahmen, uno degli insegnanti, che parla perfettamente italiano -. L'interesse e l'entusiasmo dei partecipanti è stato grandissimo. E' stato un confronto culturale, oltre che linguistico. Abbiamo insegnato l'alfabeto e le prime nozioni di arabo. Quest'anno vorremmo andare un po' oltre e insegnare ai partecipanti le frasi minime per poter comunicare in aeroporto o in negozio, per potersi muovere insomma. Imparare l'arabo è molto difficile ma a loro non lo dico mai (ride, ndr). Ci sono parole che hanno persino quaranta sinonimi". 

 

Tutto passa attraverso la lingua, non solo le parole, ma una cultura intera. "La lingua - continua Alzif - è un mezzo di dialogo e convivenza. Speriamo che i nostri corsi servano anche per far cambiare un po' mentalità alle persone. Noi siamo ambasciatori della nostra cultura nel vostro paese e, questi corsi, sono un modo per esprimere felicità e riconoscenza alla comunità che ci ha accolto".

 

E poi conclude con la cosa più bella che un uomo possa dire: "A noi va bene essere ospitati in un oratorio e avere il crocifisso in aula. Rispettiamo e accettiamo tutte le religioni. Ma, prima di tutto, siamo tutti uomini, siamo tutti fratelli".

 

Per informazioni e iscrizioni (sia per il corso sia per il viaggio a Marakkech che sarà aperto a tutti) si può contattare direttamente l'oratorio di Mori. 

 

 

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