''Mia figlia aveva fatto progressi e raggiunto autostima e serenità, ora si riparte da capo'': la lettera di una mamma e i problemi legati agli insegnanti di sostegno
La mamma di una bambina con difficoltà motorie e cognitive spiega quanto è difficile cambiare maestra di sostegno al terzo anno di materna: ''Deve ricominciare tutta da capo, studiando da zero le problematiche che presenta la bambina e stabilire con lei e noi genitori un rapporto di fiducia''. Intanto i sindacati chiedono un incontro urgente con l'assessore: ''Tante segnalazioni di docenti e dirigenti sulle carenze di risorse e i giovani con bisogni educativi speciali sono in crescita''

TRENTO. Lo hanno saputo con un messaggino su Whatsapp, pochi giorni prima della ripresa delle attività: l'ultimo anno di scuola materna la bambina , che ha difficoltà motorie e cognitive, sarebbe stata seguita da una nuova maestra di sostegno. Il tutto dopo due anni durante i quali ''mia figlia ha fatto dei notevoli progressi, instaurando un rapporto di conoscenza e fiducia, sostenendola nei momenti di crisi e nel rapporto con gli altri coetanei. E' stato un grande lavoro, se così lo possiamo chiamare, anche se c'è di più nei rapporti umani con questi "bimbi speciali", che ha portato mia figlia ad avere autostima e serenità''.
Apre un mondo la lettera (che pubblichiamo integralmente qui sotto) inviata a ilDolomiti da una mamma di una ''bambina speciale'', come la definisce lei stessa nel suo testo. Un mondo fatto di insegnati, famiglie e tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze con bisogni educativi speciali.
Giovani che in Trentino sono in costante aumento a fronte di risorse ritenute insufficienti e di strategie spesso poco efficaci. ''Nell'anno scolastico 2018/19 - spiegano, infatti, i sindacati con un comunicato unitario di Cgil, Cisl e Uil - gli studenti con Dsa certificato erano il 5,1 per cento, pari a 3.580 e quasi 1.500 in più rispetto a cinque anni prima; i bambini e ragazzi che hanno una disabilità con certificazione 104 sono il 3,6%, cioè 2.570, anche in questo caso in crescita''.
E sono proprio i sindacati a lanciare l'allarme con le segretarie Mazzacca e Galli e il segretario Montefusco: ''Fino a questo momento la scuola trentina ha puntato con lungimiranza e molto impegno sull’inclusione scolastica e sulla valorizzazione delle differenze, dando attenzione ai bisogni educativi speciali degli studenti. Oggi qualcosa in questo meccanismo si è inceppato: abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di docenti e dirigenti che lamentano la carenza di risorse adeguate per far fronte alle esigenze della loro scuola''. ''Non c’è stato un taglio di risorse da parte della Provincia e questo è positivo – mettono in chiaro i sindacalisti -. La questione è come queste risorse sono state assegnate ai diversi istituti. Crediamo
che qualcosa non abbia funzionato e su questo abbiamo chiesto chiarimenti agli uffici competenti''.
La risposta, però, è stata fredda e poco esaustiva (ha fatto semplicemente riferimento alle determinazioni del dirigente) e quindi ora i sindacati chiedono ''un incontro urgente con l’assessore per capire se le risorse aggiuntive sono sufficienti per coprire l’incremento dei casi, se sono state assegnate tenendo conto delle complessità dei diversi istituti e di tutti gli studenti in situazione di svantaggio. E’ un tema delicato che non si può liquidare con una risposta ragionieristica. E’ necessario discuterne insieme''.
A noi, intanto, è arrivata questa importante lettera da parte di una mamma di una ''bambina speciale'' che con il cambio, improvviso, dell'insegnante di sostegno si è già trovata a fare i conti: ''Consideri che una nuova insegnate deve ricominciare tutta da capo, studiando da zero le problematiche che presenta la bambina e stabilire con lei e noi genitori un rapporto di fiducia. Questo per la bambina, purtroppo comporta un ulteriore motivo di disagio''.
Egregio Direttore
Sono la mamma di una bambina disabile, che frequenta la scuola materna. Tralascio, per la tutela della privacy il nome di mia figlia e quello della scuola. Mi trovo a comunicare a Lei e quindi rendere pubblico il mio disagio. Questo è condiviso con altri genitori, di "bambini speciali".
Confesso di essere molto amareggiata e preoccupata, perché nella scuola materna frequentata, dal 2017 da mia figlia, che purtroppo ha difficoltà motorie e cognitive, è stata sostituita l'insegnate di sostegno. Questa insegnate ha seguito la bambina fino al giugno scorso, per due anni di seguito e grazie alle sue competenze, mia figlia ha fatto dei notevoli progressi, instaurando un rapporto di conoscenza e fiducia, sostenendola nei momenti crisi e nel rapporto con gli altri coetanei.
E' stato un grande lavoro, se così lo possiamo chiamare, anche se c'è di più nei rapporti umani con questi "bimbi speciali", che ha portato mia figlia ad avere autostima e serenità. L'anno appena iniziato è per la bambina l'ultimo della scuola d'infanzia. Lo ritengo particolarmente importante per il consolidamento delle sue conoscenze e delle relazioni, per prepararla ad affrontare il passaggio alla scuola elementare. Con mio grande dispiacere a fine agosto sono stata informata che mia figlia non sarà più seguita dall'insegnate dei primi due anni, ma da una nuova maestra. Mi sono preoccupata.
La comunicazione è avvenuta con i moderni mezzi: un messaggio via WhatsApp alle ore 21 del 28 agosto. Su questo modo di comunicare affermo di trovarlo vergognoso. Consideri che una nuova insegnate deve ricominciare tutta da capo, studiando da zero le problematiche che presenta la bambina e stabilire con lei e noi genitori un rapporto di fiducia. Questo per la bambina, purtroppo comporta un ulteriore motivo di disagio. Il contratto dell'insegnate precedente era legato alla continuità didattica, fondamentale in queste situazioni, di cui la nuova insegnate non era a conoscenza.
La nuova insegnante, mi è stato detto, ha la precedenza perché ha la specializzazione rispetto alla precedente, che ha una quasi trentennale esperienza. Assieme a tanti altri genitori ci troviamo a fare i conti con questa triste realtà, che rispetta le norme, ma non tiene conti dei bisogni e dei disagi che creano questi cambiamenti nei "bambini speciali". Quello che ribadisco è la necessità, per i bambini con disabilità, di essere seguiti dal primo all'ultimo anno di scuola d'infanzia dallo stesso insegnate, privilegiando il rapporto umano alla burocrazia, perché si tratta di persone che necessitano di maggiori attenzioni.











