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Ogni scusa è buona per pagare. Ecco le tasse più bizzarre secondo Cna: da quella sul sudore al ''balzello'' su tatuaggi e piercing

Il Cna ha stilato una classifica della tasse più bizzarre. In Italia, come sempre, trionfa la fantasia, anche in campo fiscale. Si paga per esporre la bandiera, per fare ombra ai clienti al bar, per sudare in bicicletta. Pure per morire. Ma anche al di fuori dei confini nazionali non si scherza, tra tasse sull'aria e sui water

Di Davide Leveghi - 24 settembre 2019 - 19:52

TRENTO. Si ripete spesso, nelle sale televisive come nella quotidianità, che in Italia si pagano troppe tasse. A scorrere la lista dei balzelli, stilata da Cna e distribuita sul territorio da Cna Trentino-Alto Adige, effettivamente, c'è da ridere (per non piangere). Le tasse bizzarre sono parecchie, dall'ombra al sudore, passando gli alcolici.

 

La lista, che ha lo scopo di portare a riflettere i parlamentari regionali, fa sfoggio della nota creatività italiana, anche in campo fiscale. Il dibattito sulle tasse è sempre aperto: l'anno scorso si discuteva sulla sugar-tax, ovvero sul come tassare le bevande come la Coca-Cola – ma in realtà tutte le bevande, esclusa l'acqua naturale, contengono zuccheri – mentre quest'anno la bagarre impazza attorno alle imposte su merendine e contanti.

 

Molte sono le tasse su cui si sono spese, alla fine, solo parole. Come la tassa sui giochi per arginare la ludopatia, forse quella che avrebbe meritato un dibattito più oculato e intelligente.

 

Nella classifica virtuale il primo posto è occupato dalla tassa sul tricolore. Esporre la bandiera italiana comporta una tassa sulla pubblicità, mentre nessuna imposta è prevista per l'esposizione della bandiera dell'Ue. Sul secondo gradino del podio c'è l'imposta per chi ha un'abitazione con i gradini d'ingresso direttamente sulla strada.

 

La medaglia di bronzo va all'imposta di bollo per presentare i ricorsi in Tribunale, per sposarsi e per partecipare ai concorsi pubblici. Anche morire, poi, non risparmia il pagamento di una tassa. C'è l'imposta per il certificato di constatazione di decesso, quella che chi decide di essere cremato e quella per chi decide di spargere le proprie ceneri.

 

Anche ripararsi dal sole, inoltre, comporta una gabella. Ogni locale attrezzato con tende che proiettano un'ombra sulla strada – su suolo pubblico – è sottoposto a imposta. C'è infine la “tassa sul sudore”: dal gennaio 2018 i ciclisti amatoriali, infatti, devono pagare un'imposta di 25 euro l'anno alla Federazione ciclistica per la Bike Card senza avere in cambio alcun tipo di servizio o di copertura assicurativa.

 

Ma non solo l'Italia spicca per fantasia. Una veloce rassegna delle tasse esistenti in altri Paesi può farci consolare. In Venezuela chi transita per l'aeroporto di Caracas deve pagare l'equivalente di 20 euro di tassa per il sistema di filtraggio dell'aria. Una vera e propria tassa sull'aria. In Romania si paga da 8 anni un'imposta sulla stregoneria.

 

La Svezia tassa i nomi propri, poiché la scelta dei nomi per i propri figli dev'essere autorizzata dall'Ente fiscale prima del quinto compleanno, pena una multa di 500 euro. Al di là dell'oceano, infine, l'Arkansas fa pagare un 6% per fare tatuaggi e piercing, il Maryland tassa i water. Per la tutela della Chesapeake Bay, infatti, ogni cittadino è costretto a versare 30 dollari l'anno.

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