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Palazzo Saracini-Cresseri, sede della Sat, torna a splendere grazie a un team di restauratori trentini

I lavori sono iniziati ad aprile e hanno impegnato gli esperti per sette mesi nei quali con un lavoro minuzioso per riportare all’antico splendore le decorazioni pittoriche “benché il motivo riportato sia geometrico venne realizzato a mano, per questo sono stati necessari lunghi tempi d’esecuzione”

Di Tiziano Grottolo - 30 ottobre 2019 - 11:41

TRENTO. Si tratta di uno degli edifici storici del capoluogo fra i più emblematici da punto di vista stilistico, stiamo parlando di palazzo Saracini-Cresseri, oggi sede dalla Sat, che dopo 7 mesi di duro lavoro è stato riportato al suo antico splendore.

 

I lavori sono stati eseguiti dall’impresa Consorzio Ars sotto la supervisione dell’architetta Giorgia Gentilini che ha seguito il progetto in tutto le sue fasi, in particolare il restauro conservativo della facciata che presenta delle caratteristiche decorazioni pittoriche in finto bugnato a motivo geometrico e fregi.

 

Proprio questa, spiega Gentilini è stata una delle difficoltà da superare: “benché il motivo riportato sia geometrico venne realizzato a mano, per questo sono stati necessari lunghi tempi d’esecuzione”. Più precisamente da aprile a fine ottobre, durante questi mesi una squadra di restauratori, generalmente fra i 4 e i 5, si sono messi all’opera con un lavoro certosino e minuzioso. “La superfice da lavorare è molto ampia – riprende Gentilini – anche per questo l’intervento di restauro è stato estremamente impegnativo”.

 


 

Il progetto è stato redatto lo scorso anno e ha visto il coinvolgimento della Soprintendenza per i beni culturali che ha dato il via libera all’intervento che fra le altre cose è stato finanziato per il 50% con fondi pubblici. I costi totali sfiorano i 115mila euro, un intervento necessario visto lo stato deteriorato nel quale si trovava la facciata che visto il suo pregio andava recuperata.  Sul sito del comune di Trento si può leggere: “la regolarità compositiva della facciata colloca il palazzo tra i migliori esempi dell’architettura rinascimentale cittadina – e ancora – nella disposizione simmetrica delle aperture primeggia la grande quadrifora centrale con i due balconi in pietra che incorniciano il portale a tutto sesto, opera di grande valore formale. La decorazione pittorica a finto bugnato e fregi risale alla fine del XIX secolo”.

 

Palazzo Saracini-Cresseri venne per l’appunto eretto, su preesistenze medievali, dalla famiglia Saracini verso la metà del Cinquecento, in questo senso come fa notare Gentilini è possibile riscontrare a livello delle fondamenta i lotti gotici ancora ben visibili negli interrati. Dopodiché, nel corso degli anni il palazzo passò di mano più volte alla fine del XVII secolo l’edificio passò ai baroni Cresseri, signori di Castel Pietra. Sempre qui, nel 1777 vi morì il duca di Glocester, fratello di re Giorgio III d’Inghilterra. Infine, nella seconda metà dell’Ottocento fu rimaneggiato e restaurato dai Pedrotti, che lo abitarono fino al 1954, anno in cui fu acquistato dalla Società degli Alpinisti Tridentini diventando sede del museo dell’associazione.

 

A sinistra lo stato della facciata prima dell'intervento a destra dopo i lavori del team di Ars
A sinistra lo stato della facciata prima dell'intervento a destra dopo i lavori del team di Ars

 

Come evidenziato da Gentilini è nel corso nell’ultimo intervento, effettuato dalla famiglia Pedrotti nella seconda metà dell’800, che la facciata venne decorata ad affresco con motivi geometrici a scacchiera di colore bianco e nero acquisendo l’aspetto odierno. “In questo senso – racconta l’architetta che ha seguito il restauro – una delle sfide maggiori è quella di lavorare su un bene storico ci sono molte variabili da tenere in considerazione e altre situazioni che vanno tenute sotto controllo”.

 

In questo tipo di interventi i margini di errore sono ridotti al minimo e le persone che operano nel settore devono essere altamente specializzate: “Ci siamo mossi fianco a fianco con i funzionari della Soprintendenza condividendo le decisioni ma talvolta possono esserci delle modifiche, ad esempio alcuni prelievi di pigmento si possono effettuare solo con i ponteggi montati e quando il cantiere è già iniziato”. In questo modo si può aggiustare il tiro e scegliere con maggior precisione i prodotti da utilizzare, in base a composizione chimica in relazione alla superficie che si deve lavorare. Oltre al recupero degli affreschi anche le pietre e le cornici sono state restaurate così come i balconcini che completano la facciata.

 

 

Tra le difficoltà che il team di restauratori ha dovuto superare va citata anche la posizione dell’edificio in pieno centro storico che, alla luce del grande passaggio di persone, ha costretto gli operatori ad alcune accortezze dal punto di vista della sicurezza tanto di chi lavora quanto di chi si trova a transitare sotto i ponteggi.

 

Ad ogni modo l’intervento si è concluso con successo e si pone a completamento dei lavori precedentemente eseguiti e voluti dalla Sat. Nel corso degli anni infatti, l’edificio è stato oggetto di diversi interventi, in particolare fra il giugno 2008 e l’agosto 2010, con restauri e l’eliminazione delle barriere architettoniche del secondo piano adibito a Biblioteca della Montagna-Sat e il recupero del sottotetto come nuova sede del Coro. Proprio in questi giorni i restauratori stanno chiudendo i fori dei ponteggi, con malta e impasti di colore, ed entro domani i lavori saranno completamente ultimati restituendo alla Sat e a tutta la cittadinanza uno dei palazzi più peculiari del centro storico di Trento.

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