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Storia di un bambino scomparso nel Noce e di come è nata Casa Sebastiano che aiuta i ragazzi autistici

Il 20 gennaio ricorre la figura di San Sebastiano. Per l'occasione si ricorda la tragedia del 2001 che vide un undicenne di nome Sebastiano perdere la vita nelle acque del torrente. Da quel momento genitori e residenti si sono uniti per dotare Coredo di una delle strutture più all'avanguardia d'Italia per aiutare i ragazzi affetti da autismo

Pubblicato il - 16 gennaio 2019 - 16:48

COREDO. ''Quel giorno abbiamo capito che l'autismo era un'emergenza che non poteva restare sepolta nelle case, ignorata dallo Stato''. A parlare è Giovanni Coletti, presidente della Fondazione Trentina per l'Autismo e fondatore di Casa Sebastiano la struttura d'eccellenza che a Coredo con i suoi quasi 7.000 metri cubi accoglie ragazzi affetti da autismo e li segue con progetti educativi e riabilitativi multidisciplinari e specifici. E ''quel giorno'' al quale Coletti si riferisce è un giorno tragico, il giorno della scomparsa di un bambino di 11 anni che, guarda caso, si chiamava Sebastiano. 

 

Nel 2001, infatti, un bambino dallo sguardo imbronciato e dalla vita difficile attratto dall'acqua del Noce si avvicina troppo al torrente e in un attimo viene risucchiato perdendo la vita. Sebastiano voleva solo giocare ma non sapeva come fare ed era uno dei 500 mila (secondo le ultime stime) ragazzi autistici italiani. Da quel giorno un piccolo gruppo di genitori determinati diede vita a una Fondazione con 100 soci ed un grande sogno: costruire un centro specialistico per migliorare la vita dei ragazzi come Sebastiano.

 

E da lì è nata Casa Sebastiano, a Coredo, in una zona verde e tranquilla con splendida vista sulle Dolomiti di Brenta in una costruzione in legno certificata Arca Platinum, il massimo per qualità di impatto ambientale e sostenibilità. Qui ogni ragazzo usufruisce di un progetto educativo e riabilitativo multidisciplinare personalizzato e viene stimolato all’autonomia: gli ospiti imparano a prendersi cura di sé e a comunicare le loro necessità, insieme allo staff cucinano, apparecchiano e riordinano, coltivano l’orto, gestiscono la lavanderia e le piccole pulizie di casa.

 

Qui si costruisce con loro una qualità di vita migliore. A dimostrazione che ragazze e ragazzi con autismo valgono, hanno grandi risorse e possono imparare tanto. Un approccio forse rivoluzionario, senza dubbio innovativo, che pone al centro la persona con le sue caratteristiche e capacità, focalizzando l’attenzione sulle possibilità invece che sulle mancanze. Innovativa è anche la dotazione tecnologica del centro, che si avvale della prima Stanza Multisensoriale Interattiva in Italia destinata alla riabilitazione socio-sanitaria e di un sistema informatico integrato di ultimissima generazione che è stato possibile installare grazie al sostegno degli imprenditori trentini “con il cuore nel sociale” della Fondazione I Bambini delle Fate.

 

Il centro offre ora anche interventi terapeutici sanitari per la fascia di età dai 0 ai 16 anni: logopedia, trattamenti psico-educativi, neuropsicomotricità, musicoterapia, potenziamento cognitivo neuropsicologico, sviluppo delle abilità sociali, supporto ai famigliari (tutte le informazioni su www.alberoblu.it).  ''Ti voglio immaginare nascosto qui, da qualche parte, caro Sebastiano, che ci osservi da dietro una porta o dietro un angolo, come ti piaceva fare'', ha detto Guido Ghirardini, padre dello sfortunato Sebastiano, nel giorno dell’inaugurazione del centro avvenuta il 2 aprile 2017.

 

''Questo è il sogno realizzato per un ragazzino che non c’è più - comunica la Fondazione Trentina per l'Autismo - dove si costruisce per tanti come lui un futuro migliore. E il 20 gennaio sarà proprio San Sebastiano, martire della chiesa cristiana''. Un'occasione per non dimenticare e ricordare quanta strada ancora c'è da fare per aiutare i tanti Sebastiano d'Italia.

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