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Susanna è morta a diciott'anni per una meningite fulminante. Il padre, Enrico Rufi: "Evito di domandarmi perché proprio a lei tra un milione"

Nel 2016 Susanna era partita da Roma alla volta di Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù. Una meningite fulminante se l'è portata via. Da quella ferita è nato il libro "L'alleluja di Susanna" che Rufi presenterà il 25 ottobre a Trento in dialogo con Paolo Ghezzi. "Perdere un figlio vuol dire dimenticarsi di tutto, anche del proprio dolore"

Di Arianna Viesi - 21 ottobre 2019 - 20:05

TRENTO. Susanna aveva diciott'anni quando una meningite fulminante se l'è portata via. Da Roma era partita con il gruppo della parrocchia e la sorella Margherita alla volta di Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù. Era il 2016.

 

"Susanna è  arrivata fino all'ultimo giorno del viaggio - racconta Ernico Rufi, il papà -. Si è sentita male durante la comunione ma si è subito ripresa, ha camminato per due chilometri fino al pullman dove è stata presa da un sonno sempre più profondo. Quando il pullman è arrivato a Vienna è stata trasportata di ospedale in ospedale. Era domenica pomeriggio. Alle 8 e mezza del giorno dopo Susanna se ne è andata. Una meningite fulminante. È un miracolo che le altre quattro persone che dormivano con lei si siano salvate, compresa sua sorella. Io e sua madre siamo arrivati troppo tardi, verso le 10. Susanna era già morta. Il medico di Vienna ci disse che un batterio così aggressivo non l'aveva mai visto. Questo ci ha anche aiutato a non pensare che qualcuno non aveva fatto quello che doveva fare".

 

Enrico Rufi, giornalista romano con origini trentine, per anni ha seguito, tra gli altri, Marco Pannella. "Evito di domandarmi perché proprio lei, tra un milione; non sarebbe stato diverso se fosse successo a qualcun altro. È stata un' ingiustizia, e lo sarebbe stato comunque".

 

Da quella ferita è nato il libro "L'alleluja di Susanna", con la prefazione del cardinal Bassetti. "Il libro - racconta Rufi - nasce da una precisa richiesta rivolta da Papa Francesco ai giovani e, dunque, anche a mia figlia. Pochi mesi dopo Cracovia, il Papa infatti si rivolse ai giovani che erano con lui in Polonia invitandoli ad alzare la voce, a farsi sentire quando le cose non vanno. Susanna non ha potuto rispondergli. Quindi l'ho fatto io, al posto suo".

 

Non solo il Papa. Anche Innocenzo, monaco benedettino-camaldolese, ha chiesto ad Enrico Rufi di raccontare la storia di sua figlia affinché diventasse testimonianza, viva e vivida, per tanti altri ragazzi. Innocenzo pensava ad un nuovo catechismo.

 

"Il libro è una biografia intellettuale e spirituale di Susanna e di tutta la nostra famiglia".

 

"Durante il funerale dissero che Susanna era 'una ragazza di altri tempi'. Nonostante la sua giovane età, aveva iniziato a dare, e darsi, delle risposte importanti. Amava la misericordia e pensava che la misericordia dovesse venire prima di tutto, prima delle leggi".

 

Susanna era cresciuta con le canzoni di De André. E la sua idea di cristianesimo e misericordia veniva proprio da lì, da De André: testimone (involontario) di Cristo e dell'uomo, pur non essendo un cristiano dichiarato. Un uomo che ha insegnato che la misericordia viene prima di tutto, anche per il traditore.

 

"Il titolo l'ho scelto per questo: due settimane prima di morire Susanna stava imparando alla chitarra l'Hallelujah di Cohen, un inno laico che testimonia un cristianesimo non religioso, che trova alimento nel magistero di Papa Francesco".

 

Con Susanna, a Cracovia e poi a Vienna, c'era Margherita, la sorella minore. A separarle solo un anno di differenza. "L'ha accompagnata nella prima ambulanza quando ancora non c'era il sentore della tragedia; si pensava a un colpo di sole. Poi l'ha accompagnata al secondo ospedale e lì l'ha consegnata ai medici che ancora parlava. Susanna non si rendeva conto di quello che le stava succedendo e Margherita era convinta che si sarebbe ripresa, che le avrebbe potuto raccontare tutto. Margherita non sapeva nemmeno cosa fosse la meningite".

 

"A Margherita dicevano potesse essere un colpo di sole o meningite. L'ha scoperto quando il medico ha detto al prete, in inglese, cosa aveva Margherita".

 

Il 25 ottobre Enrico Rufi sarà a Trento alla chiesa di San Pietro. L'autore, in dialogo con Paolo Ghezzi, presenterà il suo libro: le canzoni del coro polifonico i Musici Cantori accompagneranno la lettura di alcuni brani.

 

"Mi preme anche sottolineare questo: io sono molto grato a Trento, per tutto quello che sta organizzando. Mentre a Trento si fa tutto questo, a Roma niente. Neanche nella nostra parrocchia.  Il cattolicesimo romano è malato e l'ha detto anche il Papa. Qui si tende al quieto vivere; più che ama il prossimo tuo, il comandamento principale qui a Roma è "volemose bene". Meno grane possibili, meno occasioni di confronto".

 

Cosa vuol dire perdere un figlio non si può spiegare, perché non si può capire. "Vuol dire, ad esempio, trovarsi davanti alla tomba di mia figlia, dove è sepolto anche mio padre, e dimenticarsi che lì c'è anche mio padre. Vuol dire dimenticarsi di tutto. Il dolore è così forte che non lascia spazio nemmeno al dolore del figlio per la perdita del padre". 

 

 

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