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Addio a Franco Miotto, grande alpinista delle Dolomiti bellunesi. Iniziò la sua carriera a 42 anni compiendo imprese memorabili

Un personaggio che ha scritto appassionanti pagine entrate nella storia dell'alpinismo bellunese. Si tratta di Franco Miotto, classe 1932, alpinista e accademico del Cai. Iniziò la sua incredibile carriera a 42 anni, ragione per cui veniva chiamato "l'uomo che faceva il sesto grado con i capelli bianchi"

Di Lucia Brunello - 09 ottobre 2020 - 11:03

BELLUNO. Un personaggio simbolo per le Dolomiti, sulle cui pareti ha scritto appassionanti pagine presto entrate nella storia dell'alpinismo bellunese. Si tratta di Franco Miotto, classe 1932, alpinista e accademico del Cai, conosciuto come "l'uomo che faceva il sesto grado con i capelli bianchi".

 

Il motivo è presto detto: Miotto iniziò la sua entusiasmante carriera da alpinista a 42 anni, la stessa età in cui molti altri invece sceglievano di attaccare gli scarponi al chiodo. La sua passione per gli ambienti selvaggi e naturali, per il rischio e la sfida, l'hanno portato ad innamorarsi del bellunese, dove trovò pane per i suoi denti in ambienti incontaminati e tante pareti ancora vergini.

 

E' morto all'età di 88 anni lo scorso 7 ottobre, in casa di riposo, e ora le sue ceneri saranno disperse nei monti "di casa", tra la gigantesca muraglia del Burèl e i Monti del Sole. Altoatesino di nascita, ha sempre frequentato la montagna accompagnando il padre cacciatore, acquisendo un'incredibile dimistichezza nello spostarsi su canaloni, cenge, e dirupi vertiginosi. Caratteristica principale delle ascensioni di Miotto, sono i difficili avvicinamenti alle pareti e i "viàz" da lui aperti. Passava dove sembrava potesse passare solo un camoscio.

 

La prima grande impresa fu nel 1974 sulla parete nord della Pala Alta, nel gruppo della Schiara, dove aprì una via di sesto grado. Lo stesso inverno poi fu volta della prima invernale alla via italo-polacca alla Cima del Burel compiuta dal 2 al 6 marzo in compagnia di Riccardo Bee, amico e suo compagno di cordata per oltre 7 anni. L'altra importante salita di Miotto e di Bee fu nel '78, la via diretta "dei bellunesi" alla parete nord-est del Pizzocco, itinerario estremo di sesto grado con tre brevi tratti di arrampicata artificiale su una parete remota.

 

L'inverno successivo, sempre sul Burèl aprì un nuovo itinerario di estrema difficoltà, lungo una serie di diedri a sinistra della via italo-polacca della parete sud-ovest. A queste due ascensioni seguirono molti nuovi percorsi lungo le pareti delle cime della Schiara e della Palazza.

 

Nel 1980 Miotto scalò nuovamente, questa volta accompagnato da Benito Saviane. La loro cordata si rese grande protagonista sulla parete nord del Col Nudo, dove aprirono 3 vie: la parete nord-est, il gran diedro nord all'anticima nord ed il gran diedro centrale sempre alla stessa, quest'ultima con il giovane Mauro Corona.

 

Per le sue importanti imprese alpinistiche su Burel, Pizzocco, Pale di San Lucano e Col Nudo viene premiato nel 2001 con il "Pelmo d'Oro".  

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