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Alaska, cercatori di avventure: Gabriele Carletti con l'esplorazione durata 25 anni di Belli e Giovannini ritorna sui grandi schermi del Trento Film Festival

Da 11 anni volto noto del Tg Rai di Trento, Carletti ha raccontato l'ultima spedizione nel Grande Nord per 1.100 chilometri percorsi in inverno. Un'avventura che Il Dolomiti ha seguito puntualmente in qualità di media partner degli esploratori. Un'incredibile testimonianza tra passato e presente sulle tracce degli esploratori trentini a caccia dell'oro oltre un secolo fa in quelle regioni inospitali

Di Luca Andreazza - 27 August 2020 - 21:42

TRENTO. Il giornalista Gabriele Carletti ritorna sul grande schermo del Trento Film Festival. Dopo l'esordio con il primo documentario, il toccante e commovente "La scelta di Quintino" nel 2017 (Qui articolo), questa volta il regista si è messo in gioco con una pellicola tra storia e avventura: la traversata dei trentini Maurizio Belli e Fulvio Giovannini impegnati nella tappa conclusiva della traversata dell'Alaska. Le proiezioni in anteprima sono in agenda per venerdì 28 agosto alla terrazza del Mart alle 21 e domenica 30 agosto alle 16 al cinema Nuova sala Roma a Trento.

 

Da 11 anni volto noto del Tg Rai di Trento, Carletti ha raccontato l'ultima spedizione nel Grande Nord per 1.100 chilometri percorsi in inverno. Un'avventura che Il Dolomiti ha seguito puntualmente in qualità di media partner degli esploratori. Un'incredibile testimonianza tra passato e presente sulle tracce degli esploratori trentini a caccia dell'oro oltre un secolo fa in quelle regioni inospitali. 

 

"Dopo l'esperienza con Quintino - spiega Carletti - ho preferito cambiare totalmente scenario per non correre anche il rischio di scimmiottare quanto già realizzato. Il lavoro in questo caso è stato completamente diverso. Dall'isolamento stanziale di Quintino alla frenesia sportiva di due avventurieri senza tempo. Non c'è solo la dimensione sportivaho cercato di raccontare ciò che c'era dietro, l'epica disperata dei cercatori d'oro, e le motivazioni personali di Maurizio a intraprendere questa avventura lunga 25 anni. E poi la frugalità di una spedizione 'povera' senza manager o grandi supporti. Altri in quelle condizioni non si sarebbero mossi. I due esploratori invece hanno vissuto in una tenda leggera, non riscaldata per giorni e giorni. E poi rispetto a Quintino non ho potuto seguire le riprese viste le difficoltà logistiche e ambientali".

 

Un'esplorazione che abbina avventura e cultura, ma che consente anche incontri inaspettati, come la chiacchierata con Art Mortvedt, pilota veterano che dopo anni pianificazione è riuscito a sorvolare il Polo Nord e Sud a bordo di un Cessna 185 monomotore (Qui articolo).

 

Un'iniziativa inoltre che testimonia l'unicità di terre ancora selvagge, ma che risentono dei cambiamenti climatici. Si è passati da vento e neve compattata sugli alberi, fiumi gelati e tanto bianco e l'effetto "Wind chill", cioè la percezione di una temperatura ancora più bassa di quella che effettivamente viene registrata, alla primavera che si è presentata in larghissimo anticipo: una sorpresa che ha costretto Belli e Giovannini a cambiare piani e valutazioni momento per momento per raggiungere il traguardo finale del progetto "Transcanada Alaska winter expedition".

 

Prima del documentario, le spedizioni sono diventate anche protagoniste di alcuni servizi della trasmissione "60° parallelo" di Rai per la rubrica Tg2 Dossier, firmati da Carletti e dal cineoperatore Graziano Bosin (Qui video integrale).

 

"Un'avventura a piedi, in bici, in canoa, sugli sci, ma non per segnare un record - aggiunge il regista - quanto per tracciare una propria via. Due avventurieri alle prese ora con la sfida più ardita: in tenda per 55 giorni su un fiume ghiacciato per inseguire i sogni dell'infanzia: ho cercato di lasciarmi sorprendere e coinvolgere per una continua scoperta come nel primo lavoro di tre anni fa. Questa ultima tappa è il coronamento di lungo sogno e progetto da parte degli esploratori".

 

Un'avventura avviata in particolare da Belli nell'ormai lontano 1993 sulle tracce delle antiche vie degli esploratori trentini a caccia dell'oro. In quell'anno si lanciò in solitaria nella prima traversata dell’Alaska, affascinato dai racconti del nonno e dai romanzi di avventura ambientati in quei luoghi gelidi e misteriosi.

 

Dopo la prima tappa, quattro anni dopo raggiunse, sempre da solo, camminando sul ghiaccio, Nome, sul mare di Bering. Poi, nel 2011, per la prima volta in compagnia di Fulvio Giovannini, tornò sulle due ruote per pedalare da Vancouver a Whitehorse, nello Yukon canadese, e nel 2014 hanno attraversato una parte della regione dello Yukon e dell’Alaska pagaiando sul fiume omonimo per 1.300 chilometri.

 

L’ultima impresa è datata marzo 2019 da Fort Yukon ad Anchorage: 55 giorni per coprire gli ultimi 1.100 chilometri sulle superfici più diverse mediante una rivoluzionaria slitta progettata dagli studenti della Facoltà di ingegneria dell’Università di Trento, un mezzo che si è trasformato in pochi minuti in un carro. Non solo avventura e tradizioni, questo progetto ha inoltre contribuito alla raccolta fondi per l'associazione Almac, impegnata nella lotta alle malattie cardiovascolari.

 

Durante la spedizione sono state realizzate le riprese e le immagini con go pro, così come da Marco Busacca di Busacca video produzioni, materiale per girare il documentario da presentare al Trento Film Festival, così come per pubblicare un libro.

 

"L'operatore Busacca li ha seguiti per qualche giorno per realizzare grandi affreschi dell'Alaska in drone e della precaria vita al campo. Il resto è stato girato da Maurizio: tutte sequenze in presa diretta. Avevo lasciato una sceneggiatura scritta di getto - conclude Carletti - poi abbiamo preferito l'improvvisazione. Microfono aperto in tenda, come un confessionale. E' stata dura selezionare ore e ore di girato ma il risultato, crediamo, sia autentico. E anche divertente. I protagonisti credo che non debbano seguire passo per passo l'evoluzione del montaggio. Sono troppo coinvolti. La soddisfazione più bella è stata dunque quando l'abbiamo visto tutti insieme e ci siamo guardati soddisfatti. Felici. C'è infine un aspetto che mi preme: non preventivato a inizio spedizione ma che è emerso prepotentemente sull'avventura: il riscaldamento globale. Ha complicato e perfino messo a rischio la traversata. E la rinnovata consapevolezza di Maurizio e Fulvio sugli effetti del cambiamento climatico acquisita nei 55 giorni in Alaska vorremmo che fosse la stessa che avranno gli spettatori del documentario".

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