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| 19 giu 2020 | 15:13

Alice, studentessa fuorisede, e la consegna dei farmaci a domicilio durante il lockdown": "Gli studenti sono qui per dare il proprio contributo alla città"

Alice Pedrini, durante le settimane del lockdown, si è unita al progetto di "trento si aiuta" e ha coordinato la gestione della consegna dei farmaci a domicilio: "La comunità studentesca è qui non solo per fare festa ma, come abbiamo dimostrato in questo periodo, anche per dare il suo contributo alla città"

Alice, studentessa fuorisede, e la consegna dei farmaci a domicilio durante il lockdown
di Redazione

TRENTO. Alice Pedrini, originaria di Brescia, è una studentessa fuorisede al terzo anno di filosofia. Come molti, quando è stato decretato il lockdown, si è trovata bloccata in un'altra regione, lontana da casa e dalla propria famiglia. 

 

"Ero qui a Trento per studiare - racconta Alice - quando, con il 1 marzo, hanno chiuso la Lombardia e mi sono trovata bloccata in città. L'università era chiusa e c'era poco da fare". Ma, un giorno, Alice s'imbatte in rete nel form "Trento si aiuta" (QUI per approfondire) e, da lì, il suo lockdown inizia a prendere un'altra (bellissima) strada. 

 

Alice Pedrini è stata una delle prime ad iscriversi e ha, quindi, avuto l'onere e l'onore di dedicare il proprio tempo a e spendersi in una attività fondamentale per molte persone durante le settimane della quarantena: la gestione della consegna dei farmaci a domicilio. "Dovevo stare in sede - ricorda -, organizzare il servizio e ricevere le chiamate da parte di chi richiedeva farmaci. Stando al pc registravo le richieste e coordinavo i volontari che dovevano andare a consegnare".

 

Quello passato con "Trento si aiuta" non è stato solo un periodo dedicato al volontariato ma anche una sorta di vero e proprio tirocinio formativo. "E' stato quasi come un tirocinio - continua -. Mi sono trovata ad imparare cose nuove che
non avrei imparato normalmente".

 

Dalla seconda settimana di marzo Alice ha svolto l’attività di volontariato su 3-4 turni settimanali, da quattro ore ciascuno. Poi, con il diminuire delle restrizioni, alcuni volontari hanno ripreso a lavorare e così ha pensato di proseguire fino a fine maggio aumentando il numero di turni. "Seguendo le lezioni online riuscivo ad avere tempo per aiutare gli altrimantenere il contatto con loro".

 

Per Alice, nonostante lavorasse da una scrivania, il suo è stato anche un "lavoro di contatto". Durante le chiamate con anziani e pazienti soli, infatti, ha potuto dire una parola di conforto o, più semplicemente, far loro compagnia. 

 

Sono stati tanti gli studenti, anche fuorisede, che negli scorsi mesi si sono messi a disposizione degli altri. Questo, secondo Alice, testimonia la voglia della comunità studentesca di far parte del tessuto sociale. "Si potrebbe - conclude Alice Pedrini - costruire qualcosa includendo anche i giovani che vengono da fuori. Perché la comunità studentesca è qui non solo per fare festa ma, come abbiamo dimostrato in questo periodo, anche per dare il suo contributo alla città".

 

 

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