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Interrogare il quotidiano: come sono cambiate le “pratiche del cibo” nell’emergenza coronavirus

Durante il lockdown l'università di Trento ha tenuto un seminario online dal titolo "Crisi, ecologia, sostenibilità: interrogare il quotidiano". Uno dei temi maggiormente emersi, è quello di come gli studenti avessero mutato il loro rapporto con il cibo: "Gli studenti e le studentesse si sono ampiamente dedicati non soltanto a cucinare, ma anche a coltivare il proprio cibo, forse per ingannare la noia, o per trovare modi nuovi di condivisione, o per ritrovare i propri spazi"

Di Lucia Brunello - 26 giugno 2020 - 15:47

TRENTO. Durante il periodo di lockdown, il quotidiano di ognuno di noi ha cambiato forma. Le nostre abitudini, il nostro modo di impiegare il tempo libero, di lavorare e... anche di mangiare. Ebbene si, durante la quarantena nessuno di noi può dire di non aver cambiato, anche solo di poco, le proprie abitudini alimentari. Questo aspetto molto interessante è stato evidenziato e portato alla luce dal seminario online dell'università di Trento dal nome "Crisi, ecologia, sostenibilità: interrogare il quotidiano", rivolto a studenti e studentesse.

 

Il seminario era quindi incentrato sul tema del "quotidiano" e si è trovato ad avere luogo proprio durante il lockdown. "Poche settimane prima dell’inizio - scrive Alice Gobbo, assegnista di ricerca del dipartimento di Sociologia e ricerca Sociale dell'Università di Trento - è successo un evento eccezionale: con il lockdown il quotidiano è stato interrotto e rivoluzionato, ha richiesto una nuova riflessione più profonda e attenta. E forse perché, nelle case, i corpi erano costretti a un miscuglio di vita pubblica e privata, la quotidianità ha perso il suo carattere banale e scontato, dimostrandosi irrevocabilmente intrecciata agli eventi globali e alla crisi ecologica.

 

"Nei giorni precedenti al seminario, abbiamo assistito a un numero decisamente inaspettato di iscrizioni. Più di 100 studenti hanno seguito online attivamente e con grande curiosità le 12 ore di seminari (6 incontri, dal 15 aprile al 20 maggio). Un numero che segnala il bisogno di dare senso a questo momento di crisi e trasformazione in cui spazi, tempi e processi dell'esistenza erano, almeno per un periodo di tempo, completamente ridisegnati", continua.

 

Il seminario è partito parlando di una dimensione centrale della quotidianità: il nutrirsi. Ai partecipanti è stato proposta una scheda di autoricerca per il progetto #facciamomemoria, a cura della Fondazione Museo storico del Trentino. Studenti e studentesse hanno documentato il cambiamento nelle loro pratiche legate al cibo prima durante e dopo la quarantena, anche attraverso la raccolta di materiale multimediale. I contributi sono stati ricchi e creativi e hanno prodotto un quadro prezioso e sfaccettato: da una lettura complessiva dei dati raccolti, infatti, sono emersi quattro temi su cui si sono concentrate le osservazioni.

 

"Il primo è il tempo", spiega Alice. "La temporalità alterata, spesso rallentata senza le lezioni e gli spostamenti verso la facoltà, ha dato spazio a una vivace attività di autoproduzione e sperimentazione. Gli studenti e le studentesse si sono ampiamente dedicati non soltanto a cucinare, ma anche a coltivare il proprio cibo, forse per ingannare la noia, o per trovare modi nuovi di condivisione, o per ritrovare i propri spazi. Ciò che spesso si comprava o trasformava velocemente e in modo automatico, invece, è diventato oggetto di attenzione e cura: salute, gusto, benessere, giustizia sociale ed ambientale, rapporti e privilegi di specie. Nel rallentare il ritmo studenti e studentesse hanno spesso cambiato prospettive, trovato un nuovo rapporto con il cibo, se stessi e gli altri (per esempio, scoprendosi capaci di cucinare o reinterpretando la cucina come modo di socialità invece che come tedio necessario)".

 

Inoltre, il seminario ha evidenziato come quello delle relazioni fosse un punto cruciale. "Condividere strettamente gli spazi domestici ha portato a una riorganizzazione di priorità e gusti, trasmissione di abilità e saperi, momenti di convivialità. La convivenza ha però anche richiesto elasticità e compromessi. Come nel caso di chi, tornando in nuclei familiari dove ruoli e gerarchie sono più o meno stabiliti, ha dovuto sacrificare il proprio desiderio (dettato da una tensione etica) di ridurre il consumo di carne ai gusti e alle priorità familiari", continua.

 

"L'approvvigionamento è anch'esso cambiato, condizionato dalle caratteristiche e dalle possibilità offerte dal luogo in cui ci si trovava nel periodo della quarantena. Ove presenti canali “alternativi”, con forme distributive auto-organizzate per la consegna diretta a domicilio, questo è diventato un canale preferito rispetto al supermercato, così come l'autoproduzione o la raccolta di piante selvatiche: sono percepiti come più comodi, sicuri, gustosi e salutari. Tuttavia, in altri casi la diversificazione delle possibilità di spesa è diminuita (per esempio per la chiusura dei mercati) e la grande distribuzione è diventata talvolta l'unico canale possibile".

 

"Nel complesso, ne è emersa un'interrogazione critica circa il rapporto tra le pratiche quotidiane e le modalità dominanti e insostenibili di produzione, circolazione e consumo di cibo (legati a sistemi industriali e grande distribuzione). Come ogni momento di crisi, la pandemia è stato un momento di smarrimento ma anche di apertura: le domande e le novità che ha portato questo tempo strano e sospeso hanno prodotto forme di riflessività e responsabilità nuove nel campo della sostenibilità alimentare, evidenziando ombre e finestre di trasformazione".

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