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Archeologi e alpini riportano alla luce le trincee della Grande guerra sul fronte del Garda: “Sabato saremo di nuovo al lavoro”

A più di 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale, un’inedita collaborazione fra archeologi e alpini sta riportando alla luce tutta una serie di fortificazioni che si snodano sul monte Altissimo e offrono una vista spettacolare sul lago di Garda

Di Tiziano Grottolo - 02 marzo 2020 - 17:29

MALCESINE. A più di 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale un’inedita collaborazione fra archeologi e alpini ha permesso di riportare alla luce tutta una serie di fortificazioni composte da trincee e gallerie scavate nella roccia.

 

Con il tempo infatti la vegetazione si era riappropriata di parte del paesaggio mentre il maltempo e il passare degli anni avevano portato vari sedimenti che avevano quasi cancellato il tracciato delle vecchie postazioni. Il progetto è finanziato dal comune di Malcesine che ha incaricato della direzione scientifica la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona. La progettazione invece è a cura dall’architetto Alessandro Andreolli e dallo storico Tiziano Berté.

 

 

Dopo il nulla osta delle autorità i lavori sono iniziati lo scorso ottobre 2019, la prima fase è stata dedicata al taglio della vegetazione di cui si è occupato Veneto Agricoltura. Alcuni giorni fa invece sono incominciate le operazioni di pulizia di alcuni tratti dei manufatti come trincee, osservatori e postazioni, eseguiti dai volontari del Gruppo alpini e del Gruppo amici della montagna sotto la supervisione della Società Archeologica Sap di Quingentole che ha schierato i suoi professionisti Nicola Cappellozza e Alberto Manicardi.

 

 

Per il momento i lavori di recupero si sono concentrati nella valorizzazione del caposaldo di Doss Merlo sul monte Altissimo. Durante la Grande guerra la zona dell’Alto Guarda venne pesantemente fortificata e proprio fra queste montagne correva la linea del fronte. Qui i combattimenti non furono particolarmente cruenti, soprattutto se paragonati ad altri fronti come quello del Carso, per questo motivi gli eserciti ebbero modo di fortificare per bene le rispettive posizioni.

 

 

Le fortificazioni in questione furono realizzate dal regio esercito italiano che occupò l’area nel 1915, fino al 1918 peraltro non ci furono grandi avvenimenti o battaglie tali da modificare i fronti. Il sito di Dos Merlo rientra fra quelli considerati di interesse comunitario (Sic) e si trova a circa 300 metri di quota e può essere raggiunto senza troppe difficoltà dalla frazione di Navene. I sentieri un tempo percorsi da soldati e armamenti ora possono essere apprezzati anche dai turisti. Le postazioni, proprio per via del loro posizionamento strategico offrono una vista spettacolare su tutto l’Alto Garda.

 

 

Grazie ai lavori svolti in questi mesi è stato possibile riportare alla luce trincee e alcuni punti di osservazione, fra cui passaggi, depositi e ricoveri scavati nella roccia spesso utilizzati per metter al riparo pezzi d’artiglieria. La seconda fase dei lavori, che vede impegnati anche i volontari degli alpini, dovrebbe concludersi verso fine aprile, mentre per poter godere dell’intero percorso si dovrà aspettare fino al 2021.

 

Sulla tabella di marcia è previsto il recupero anche di altre opere adiacenti al caposaldo di Dos Merlo come le vecchie postazioni dell’artiglieria e la teleferica. Conclusi i lavori il percorso verrà segnalato da appositi pannelli che spiegheranno anche la storia di questi luoghi. Nel frattempo, se qualcuno volesse dare una mano l’appuntamento è fissato per sabato 7 marzo quando alpini e archeologi saranno impegnati nei lavori di pulizia.

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