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Carlo è tornato, e dopo 4 mesi bloccato in Asia per il coronavirus presto sarà sulla Marmolada: "Finita la quarantena? Correrò a spalare neve a Punta Penia"

Dopo quattro mesi trascorsi in Asia bloccato per l'emergenza coronavirus, Carlo Budel, il gestore di Capanna Punta Penia sulla Marmolada, è tornato a casa dove ora rimarrà in quarantena per 14 giorni: "Non vedo l'ora di tornare su. Sarà un'estate di grandi sfide viste le nuove regole anti contagio, ma ce la faremo"

Di Lucia Brunello - 07 giugno 2020 - 18:23

BELLUNO. Dopo quattro mesi trascorsi in Asia, prima per vacanza e poi per cause di forza maggiore, vista l'emergenza coronavirus, ora Carlo Budel è tornato tra le sue amate Dolomiti. Un ritorno atteso e desiderato, che finalmente è avvenuto venerdì notte, quando si è potuto riunire con la sua amata Paris, cagnolona compagna di mille escursioni. Un momento che ha anche voluto immortalare con un video pubblicato su facebook.

 

Ma facciamo un salto indietro al 4 febbraio, quando Carlo è arrivato a Bangkok con la prospettiva di un viaggio di giri ed esplorazioni dalla Birmania fino a Laos, che si sarebbe dovuto concludere il 21 aprile. Quando si trovava in visita a Ngapali, però, è scattata l'emergenza Covid-19 e quella che doveva essere solo una breve visita della località balneare, si è trasformata in un “soggiorno” di 85 giorni.

 

“Abbiamo avuto fortuna – racconta Carlo Budel a ilDolomiti - perché abbiamo trascorso il periodo di lockdown in un luogo meraviglioso. Per quanto possa piacermi il mare, però, ogni giorno che passava sentivo sempre più la nostalgia delle montagne”. E così, dopo 4 mesi di sabbia e di caldo, grazie ad un volo organizzato dall'ambasciata con destinazione Milano, è riuscito a tornare in Italia.

 

Ora la “sentinella delle Dolomiti”, come da titolo del suo libro, è tornata nella sua casa di San Gregorio, ma dovrà aspettare ancora un po' prima di tornare a camminare sui sentieri. Per chi rientra da determinati paesi esteri, infatti, è tuttora prevista una quarantena di 14 giorni. “Io vivo accanto al bosco, in un luogo totalmente isolato, e così questa mattina per due ore mi sono fatto su e giù da casa al torrente per allenarmi un po' in vista della stagione in Marmolada, sennò a Punta Penia ci arrivo strisciando!”, racconta divertito.

 

Capanna Punta Penia è il rifugio più alto delle Dolomiti, posto sulla montagna più alta: la Marmolada, che con la sua cima raggiunge i 3.343 metri di altitudine. Si tratta di una montagna unica perché “sia di ghiaccio che di roccia”, e per questo soprannominata la "regina". Con lo slancio della sua immensa parete sud, da anni attira a sé alpinisti da ogni parte d'Europa.

L'apertura dei rifugi d'alta quota, è di norma è prevista per il 20 giugno, una data molto vicina, ma che non spaventa affatto Carlo: “Sono fiducioso che riusciremo ad aprire il rifugio verso il 25. Io sono pronto e non vedo l'ora di salire su”. E appena finita la quarantena? “Andrò subito al rifugio Castiglioni, sul passo Fedaia, e lì inizierò a riempirmi i sacchettoni di legne. Poi andrò su a spalare la neve e, una volta che la porta sarà libera e si potrà aprire, inizierò a sistemare anche l'interno. Poi, grazie all'elicottero, porteremo su tutti i viveri e le scorte necessarie”.

 

Si può ben immaginare, però, che vista l'emergenza coronavirus (e quindi tutte le nuove norme previste per i rifugi di montagna), non sarà una stagione semplice per il rifugio più alto delle Dolomiti, visti i suoi spazi decisamente stretti. “Tutto andrà per il meglio - continua Carlo - ma non nascondo di essere molto perplesso riguardo tutte le regole previste. Il rifugio Capanna Punta Penia è stato più di tutti costruito per offrire riparo. Lassù il tempo varia con grande facilità. Se dovessero arrivare una tormenta o un temporale improvvisi, come potrei pensare di lasciare fuori la gente al freddo e nel pericolo?”.

 

Le incognite quindi sono tante. “Ci è stato detto di non portare su i piumoni, visto che gli escursionisti dovranno portarsi il sacco a pelo da casa e dormire su quello ma, contando che ora non c'è più la cestovia, questi saranno costretti a farsi 1.300 metri di dislivello con peso in più sulle spalle”, spiega Budel. 

 

E' vero che spesso a prendere decisioni per i territori di montagna, è chi da questi vive molto distante. "Le norme previste per i rifugi sono state pensate uguali per tutti, senza tenere conto delle diverse capienze, strumenti e disponibilità. Se dovessero arrivare delle persone che per una tormenta di neve si trovano bloccate e costrette a dover dormire su, come potrei fare, visto che non avrò neanche una coperta da dargli? Aurelio, il proprietario sia del rifugio Castiglioni che di Capanna Punta Penia, mi ha detto che ha già preso l'occorrente per fare tutte le sanificazioni necessarie. Di certo le faremo, e poi staremo a vedere, con la speranza che tra qualche mese le regole possano essere un po' allentate”.

 

“In ogni caso, sono molto contento. Quando è scoppiata la pandemia, si temeva che quest'estate tutto sarebbe rimasto chiuso, e invece tra qualche settimana mi troverò sulla Marmolada. L'esperienza come gestore di Capanna Punta Penia mi ha regalato tantissime soddisfazioni, e sono convinto che sarà così anche quest'anno. Non vedo l'ora di tornare su e di trascorrere tra i colori e il meraviglioso panorama, altri 100 meravigliosi giorni”.

 

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