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Coronavirus, sempre più povertà tra i trentini e aumentano le richieste alla Caritas. L'arcivescovo: "Stiamo dando voce ai dati e non alla sofferenza delle persone"

La Caritas, per far fronte al numero di persone senza fissa dimora, aumentato per via del coronavirus, ha deciso di aprire una nuova struttura di accoglienza a Villa San Nicolò. Il referente Caritas: "Riceviamo circa 100 telefonate al giorno e tantissime di queste sono di cittadini trentini che ci chiedono aiuto e dicono 'mai avrei pensato che mi sarei rivolto a voi'"

Di Lucia Brunello - 11 dicembre 2020 - 12:59

TRENTO. Quindici nuovi posti letto a Villa San Nicolò per aiutare le persone senza fissa dimora. Questa la nuova misura di accoglienza che la Diocesi di Trento ha scelto di mettere in campo per far fronte all'enorme quantità di domande di persone che in questo periodo si trovano a sopravvivere giorno e notte all'aperto e quindi al freddo.

 

Un gesto di accoglienza che è stato presentato in una conferenza stampa a due giorni dalla terza domenica d'avvento, giornata nella quale la diocesi trentina per tradizione festeggia la Giornata della carità. "La vera povertà è che non stiamo dimostrando coscienza del dramma che stiamo vivendo", ha detto l'arcivescovo Lauro Tisi. "Non ci rendiamo del dolore che ha colpito tantissime persone, tra la malattia e la perdita del lavoro".

 

La diocesi ha quindi scelto di intervenire sull'emergenza freddo con una nuova struttura di accoglienza, che ospiterà 15 persone richiedenti protezione internazionale, e che rimarrà aperta fino alla fine della stagione fredda. "Io mi auguro che già dal prossimo anno si smetta di parlare di 'emergenza' freddo. Si sa che ogni anno verso fine autunno iniziano a calare le temperature e delle persone avranno bisogno di un letto caldo in cui dormire. Bisogna quindi creare un programma efficace che non ci trovi impreparati e sempre ad inseguire i problemi invece che risolverli sul nascere".

 

L'arcivescovo ha anche approfittato per spezzare una lancia a favore dei giovani e dell'impegno che in quest'ultimo mese hanno dimostrato. Domenica 29 novembre, infatti, prima dell'avvento, ha lanciato un appello a ragazze e ragazzi chiedendo loro di mettersi a servizio della comunità, soprattutto nelle sue fasce più fragili. All'appello hanno risposto in tanti, quasi 80 persone da tutto il Trentino. "Credo nei giovani e nella loro capacità di provare empatia. Loro sono la nostra risorsa più grande e preziosa. Non sono deboli e concentrati su se stessi come non si fa altro che dire: se c'è qualcuno che li ascolta, loro arrivano".

 

E poi di nuovo sulla pandemia: "Il coronavirus sta mettendo in luce quanto eravamo davvero sconnessi prima. Stiamo dando voce ai dati e non alle sofferenze delle persone".

 

Durante la conferenza sono anche stati forniti alcuni dati molto significativi sull'impegno e il lavoro dei Cedas. "Le persone incontrate solo dai Cedas di Trento e Rovereto nel corso del 2020 sono state 910", spiega Alessandro Martinelli, referente Caritas. "Solamente a Trento sono state consegnate 3.169 borse spesa e buoni acquisto". Si tratta di oltre il doppio di quelle registrate nel 2019.

 

Ciò che emerge è che in questi ultimi mesi in tantissimi si sono rivolti alla Caritas per chiedere aiuto, e ora il bilancio tra stranieri e trentini all'interno dei programmi è 50 e 50. "Solo nel nostro centro riceviamo circa 100 telefonate al giorno. E tantissime di queste sono di cittadini trentini che ci dicono 'mai avrei pensato di dovermi rivolgere a voi'".

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