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Crescono le disparità economiche: “La ricchezza detenuta dall’1% dei paperoni italiani supera quella del 70% più povero”

Nel mondo 2153 miliardari detengono più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, ma così si mina la coesione sociale e si alimenta un profondo senso di ingiustizia e insicurezza che genera rancore. L’Oxfam: “L’Italia non è un paese per giovani, oltre il 30% degli occupati giovani guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese”

Di Tiziano Grottolo - 20 gennaio 2020 - 12:27

TRENTO. L’intervento di Oxfam, organizzazione non profit che si dedica alla riduzione della povertà globale, arriva alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos che vedrà riuniti esponenti di primo piano della politica e dell'economia internazionale per discutere delle questioni più impellenti e tracciare la strada dell’economia globale.

 

Tra giugno 2018 e giugno 2019 la ricchezza globale è cresciuta ma al contempo resta fortemente concentrata nelle mani di poche persone, tanto che l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. Secondo i dati diffusi da Oxfam nel mondo 2153 miliardari detengono più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione globale, mentre il patrimonio delle 22 persone più facoltose era superiore alla ricchezza di tutte le donne africane.

 

In Italia non va meglio dal momento che il 10% più ricco possiede oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero, un dato quest’ultimo che risulta in crescita, segnando, in vent’anni un aumento del 7,6% a fronte di una riduzione del 36,6% di quella della metà più povera degli italiani. “L’anno scorso – afferma Oxfam – la quota di ricchezza in possesso dell’1% più ricco degli italiani superava quanto detenuto dal 70% più povero, sotto il profilo patrimoniale”. Inoltre, in un mondo dove il 46% di persone vive con meno di 5,50 dollari al giorno, restano forti le disparità nella distribuzione dei redditi, in Italia, la quota del reddito da lavoro del 10% dei lavoratori con retribuzioni più elevate (pari a quasi il 30% del reddito da lavoro totale) superava complessivamente quella della metà dei lavoratori italiani con retribuzioni più basse (25,82%).

 

Nel report “Time to care – Aver cura di noi”, si evidenzia come questo fenomeno metta a repentaglio i progressi nella lotta alla povertà, minando al contempo la coesione e la mobilità sociale e alimentando un profondo senso di ingiustizia e insicurezza, che a sua volta genera rancore e aumenta in molti contesti nazionali l’appeal di proposte politiche populiste o estremiste.

 

 

 

 

“Il rapporto è la storia di due estremi – sottolinea Oxfam – dei pochi che vedono le proprie fortune e il potere economico consolidarsi, e dei milioni di persone che non vedono adeguatamente ricompensati i propri sforzi e non beneficiano della crescita che da tempo è tutto fuorché inclusiva”. In Italia i ricchi sono soprattutto figli dei ricchi e i poveri figli dei poveri: condizioni socio-economiche che si tramandano di generazione in generazione, fatto che secondo Oxfam dimostrerebbe ancora una volta come questo non sia un paese per giovani.

 

“L’edificio sociale ha un pavimento e soffitto appiccicosi – continua l’organizzazione non profit – un terzo dei figli di genitori più poveri, sotto il profilo patrimoniale, è destinato a rimanere fermo al piano più basso (quello in cui si colloca il 20% più povero della popolazione), mentre il 58% di quelli i cui genitori appartengono al 40% più ricco, manterrà una posizione apicale”. I giovani italiani che ambiscono a un lavoro di qualità devono fare oggi i conti con un mercato profondamente disuguale, caratterizzato, a fronte della ripresa dei livelli occupazionali dopo la crisi del 2008, dall’aumento della precarietà lavorativa e dalla vulnerabilità dei lavori più stabili. Oltre il 30% degli occupati giovani guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese. Il 13% degli under 29 italiani versa in condizione di povertà lavorativa.

 

Un quadro d’insieme contraddistinto da carenze nell’orientamento, debolezze sistemiche nella transizione dalla scuola al mondo del lavoro, da un arretramento pluridecennale dei livelli retributivi medi per gli occupati più giovani, dalla sotto-occupazione giovanile, da un marcato scollamento tra la domanda e l’offerta di lavoro qualificato che costringe da anni tanti giovani laureati ad abbandonare il nostro paese in assenza di posizioni lavorative qualificate e di prospettive di progressione di carriera. Tanti giovani italiani non studiano né lavorano, tanti lavorano per una paga risibile o meditando di partire in cerca di un futuro migliore.

 

Servono interventi efficaci, per fare in modo che le giovani generazioni non siano lasciate indietro e al contrario siano, come è giusto, una risorsa per il nostro paese – conclude Oxfam – i giovani italiani reclamano un futuro più equo e aspirano a un profondo cambiamento della società, non più lacerata da disparità economico-sociali, ma più equa, dinamica e mobile: abbiamo la responsabilità di ascoltare le loro richieste”.

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