Trento colpita dal “degiovanimento”: gli under 18 sono solo il 16,3%. Le disuguaglianze economiche sono maggiori nelle circoscrizioni più popolose
A Trento il 20% delle famiglie più ricche percepisce dieci volte tanto il reddito del 20% delle famiglie più povere. Gli esperti: “Anche nel caso in cui una famiglia riuscisse a soddisfare i propri bisogni economici, vivere in un contesto più diseguale potrebbe causare criticità di vario genere sia per gli adulti che per i bambini, come per esempio l’esclusione sociale”

TRENTO. Sono ormai due anni che il Comune di Trento è impegnato nel perseguimento degli obiettivi stabiliti dal percorso Unicef Città amica dei bambini e degli adolescenti. È nell’ambito di questo progetto che annualmente viene pubblicato il report “Trento città amica dei bambini e degli adolescenti” che offre una fotografia in tempo reale sulla tutela e sulla promozione dei diritti di bambini e adolescenti nel capoluogo.
Negli ultimi anni nel Comune di Trento si è registrato un aumento della popolazione, che si concentra soprattutto nel Centro Storico, a Piedicastello, nell’Oltrefersina e a San Giuseppe Santa Chiara. Tuttavia, seppur in maniera minore rispetto al più ampio contesto italiano, la popolazione di Trento è segnata negli ultimi cinque anni dal fenomeno del “degiovanimento”, cioè di riduzione del peso relativo dei giovani nella popolazione totale (nel 2020 gli under 18 erano il 16,3% della popolazione). Insieme all’aumento della vita media, il degiovanimento concorre ad alimentare il processo di invecchiamento della popolazione. Una delle cause del degiovanimento della popolazione è il calo della natalità.
È importante sottolineare che il calo della natalità del 2020 non è verosimilmente attribuibile all’emergenza pandemica da Covid-19, poiché le nascite riflettono le intenzioni di fecondità dei nove mesi precedenti. Perciò, è ragionevole attendersi che l’effetto della pandemia si manifesti nei dati della natalità degli anni 2021 e seguenti. Coerentemente allo scenario demografico italiano, la popolazione del Comune di Trento è caratterizzata sempre meno dalla famiglia e sempre più dalle famiglie. In altre parole, prosegue la diversificazione delle forme e le composizioni dei nuclei familiari. In lento ma continuo aumento sono soprattutto le famiglie unipersonali, che al 2020 ammontano al 40,9% del totale (+1 punto percentuale rispetto al 2015), e le coppie senza figli, che ammontano al 19,7% delle famiglie (+0,5 punti percentuali rispetto al 2015). Si riducono, invece, i nuclei di coppie con figli al 25,4% (-1,7 punti percentuali rispetto al 2015) e rimangono stabili le famiglie monogenitoriali intorno al 9,2%. Del totale dei nuclei familiari con almeno un figlio under 18, il 58,5% sono coppie coniugate (nel 2015 erano il 63,6%), e il 14,8% sono coppie non coniugate (nel 2015 erano solamente l’11%), il 16,6% sono nuclei monogenitoriali (nel 2015 erano il 16,1%), di cui l’85,3% composto da donne e il 14,7% da uomini.
Quando si parla di condizioni economiche invece, si può notare come la maggiore fragilità economica delle famiglie con figli sia ormai diventata un elemento strutturale di tutte le società avanzate, ma soprattutto dell’Italia; questo è legato a un motivo ovvio, cioè al fatto che i figli, essendo dediti all’istruzione, non sono potenziali percettori di reddito, ma dipendono economicamente dalle loro famiglie. Per quanto riguarda le tipologie economicamente più svantaggiate, vi troviamo le coppie con tre o più figli e le madri con uno o più figli, coerentemente allo scenario nazionale. Le categorie economicamente più avvantaggiate, invece, sono le coppie con un figlio; quelle con due figli hanno un reddito superiore addirittura a quello delle famiglie unipersonali.
Come spiegano gli autori del report, anche nel caso in cui una famiglia riuscisse a soddisfare i propri bisogni economici, vivere in un contesto più diseguale potrebbe causare criticità di vario genere sia per gli adulti che per i bambini, come per esempio l’esclusione sociale. Ad ogni modo, esistono politiche che assistono le famiglie con figli, allo scopo di alleviare questa situazione. L’indice di diseguaglianza di reddito tra le famiglie del Comune di Trento nel 2018 si attesta al 10,1 il che significa che il 20% delle famiglie più ricche percepisce dieci volte tanto il reddito del 20% delle famiglie più povere. La disuguaglianza risulta abbastanza stabile nel tempo e maggiore nelle circoscrizioni più popolose, quali S.Giuseppe-S.Chiara, Centro Storico-Piedicastello, e Oltrefersina, a cui si aggiunge la meno popolosa Villazzano. Un’ulteriore disparità riguarda il reddito tra famiglie monogenitoriali che hanno come figura di riferimento il padre e quelle dipendenti dalla madre, che percepiscono un reddito minore.
Riguardo all’istruzione prescolastica (per bambini di età compresa fra 0-3 anni) il Comune di Trento presenta un’ampia offerta di servizi socioeducativi. Tra questi i nidi d’infanzia, il servizio di nido familiare tagesmutter, il centro genitori-bambini e lo spazio gioco. Si è riscontrata una diminuzione dei posti disponibili per il nido a seguito dell’emergenza epidemiologica. Nonostante ciò, rimane alto il tasso di richieste che si riesce a coprire (32,9%). In calo sono anche le iscrizioni alle scuole d’infanzia, come conseguenza del fenomeno di degiovanimento e della diminuzione della natalità. Ad aumentare invece sono state le iscrizioni alle scuole secondarie. Tra gli obiettivi primari dell’istruzione c’è il contrasto della dispersione scolastica, cioè l’abbandono degli studi, che è aumentata con la dad (per quanto relativamente bassa in Trentino). Inoltre si punta al prolungamento dell’orario scolastico, in modo tale da facilitare le famiglie e in particolare le donne lavoratrici.
Un altro dato in aumento è quello relativo ai disturbi dell’apprendimento, per i quali è necessario introdurre nuove figure di sostegno nelle scuole. Con l’emergenza sanitaria è cresciuto il livello generale di stress tra i giovani e la variazione dei comportamenti sociali. Per favorire la coesione sociale risultano significative le attività extrascolastiche svolte all’interno delle scuole. In definitiva la situazione a livello generale in Trentino è comunque positiva, minore il tasso di povertà, maggiori i servizi educativi; bassa anche la concentrazione dei cosiddetti Neet, giovani che non studiano e non lavorano.






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