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Trento
29 agosto | 19:48

"Hikikomori" e "Neet", allarme disagio giovanile in Trentino tra numeri in crescita e risposte in standby

Due interrogazioni in Provincia del consigliere di Campobase Michele Malfer a fronte di dati sempre più allarmanti e della necessità di mettere in campo progetti efficaci per combattere fenomeni di isolamento sociale che stanno colpendo anche la comunità trentina

di Redazione

TRENTO. Il ritiro sociale tra i giovani e giovanissimi, ormai noto grazie al fortunato (almeno mediaticamente) appellativo di “hikikomori”, ma anche l'aumento dei Neet, cioè quei ragazzi che non studiano né lavorano: due fenomeni che rappresentano una sfida sempre più pressante per la comunità trentina.

 

Due problemi sintomi di un malessere per il quale non si sta facendo abbastanza: di questo avviso è certamente il consigliere provinciale di Campobase Michele Malfer che ha presentato in questi giorni due interrogazioni alla giunta proprio portando all'attenzione queste due problematiche.

 

Il “filo rosso” che le collega è il senso di un isolamento sociale verso il quale è necessario (o quantomeno auspicabile) mettere in campo soluzioni e interventi coordinati.

 

HIKIKOMORI.

 

Per quanto riguarda gli hikikomori, i dati sono allarmanti ed esprimono quella che ormai è una vera e propria emergenza in espansione. A livello nazionale secondo uno studio del Cnr pubblicato su Nature nel gennaio 2025, il 10% degli adolescenti italiani tra i 14 e i 19 anni si trova in una condizione di estremo ritiro sociale, sovrapponibile a quella degli hikikomori.

 

Stime più ampie, elaborate dall'Associazione Hikikomori Italia, parlano di 100-200 mila casi nel Paese, con un aumento triplicato tra il 2019 e il 2022 legato a iperconnessione ai social media e bassa fiducia relazionale

 

E il Trentino in questo senso non fa eccezione: i numeri confermano un trend in ascesa, certificato dal fatto che l'associazione Ama (Auto Mutuo Aiuto), l’ente di riferimento sul territorio, ha accolto oltre 300 famiglie negli ultimi 9 anni, con 53 casi solo tra luglio 2023 e marzo 2025. Inoltre, da gennaio a metà agosto 2025 sono arrivate 35 nuove richieste di aiuto solo da genitori della Provincia di Trento

 

Malfer nella sua interrogazione richiama l'esempio della Provincia di Bolzano. “In Alto Adige – scrive il consigliere di Campobase – sono state elaborate linee guida specifiche per le scuole per la prevenzione, la rilevazione precoce e l'intervento sul fenomeno. Tali linee guida prevedono un sistema di supporto che coinvolge dirigenti scolastici, psicologi, servizi educativi, sociali e sanitari, sottolineando l'importanza di un intervento tempestivo per la prevenzione”.

 

“Alla luce della gravità e dell'urgenza del fenomeno, e della necessità di un coordinamento più strutturato e di maggiori risorse, si rende necessaria un'azione decisa da parte del Consiglio provinciale. È fondamentale implementare un sistema di rete che possa supportare adeguatamente giovani e famiglie, garantendo che le attuali iniziative, pur preziose, si inseriscano in un quadro operativo più ampio ed efficace, come già sperimentato in altri contesti”.

 

NEET E C.O.P.E.

 

C’è poi la questione dei Neet (dall'inglese Not in Education, Employment, or Training) sulla quale grava l’assenza ormai da mesi del progetto europeo Cope, finanziato dalla commissione europea e coordinato anche dalla Provincia Autonoma di Trento.

 

Il progetto era nato per contrastare i Neet attraverso un approccio innovativo che vedeva coinvolti operatori di prossimità che accompagnavano i giovani in percorsi personalizzati di reinserimento sociale e lavorativo: esperimento riuscito e di successo, visto che ha raggiunto oltre 300 giovani e famiglie portanti risultati concreti anche grazie all’attivazione di ben 39 “link worker" grazie alla collaborazione tra pubblico, privato, sociale, mondo cooperativo e azienda sanitaria.

 

Ma dopo la sua conclusione nel giugno 2024, il progetto ha lasciato un vuoto evidente, con famiglie, volontari e operatori rimasti di fatto in attesa di sviluppi: l’assessora competente Francesca Gerosa aveva promesso la riattivazione del progetto “nel 2025”, forte di un’esperienza positiva; ma da allora sull’argomento, rimarca Malfer, non si è più saputo nulla.

 

“Interrompere l’esperienza, dopo aver creato entusiasmo, competenze e nuove reti, ha significato disperdere un flusso positivo che il territorio aveva riconosciuto come efficace. - scrive il consigliere di Campobase -. Dalla giunta ci attendiamo risposte e contromisure rapide e adeguate”.

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