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Donna, italiana e con 2 figli a carico, ecco il profilo del "nuovo povero" secondo il Rapporto 2020 della Caritas

La Caritas nazionale presenta anche quest'anno il Rapporto sulla povertà. A essere povere oggi in Italia sono soprattutto donne italiane con due figli. Il direttore don Francesco Soddu: "Da un anno all’altro l’incidenza dei ‘nuovi poveri’ passa dal 31% al 45%"

Di Marianna Malpaga - 17 ottobre 2020 - 17:49

TRENTOIl volto dei “nuovi poveri” è un volto di donna, italiana, con due figli e una quarantina d’anni. Lo evidenzia la Caritas italiana nel Rapporto 2020 sulla povertà pubblicato nella giornata di sabato 17 ottobre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. Il titolo dello studio della Caritas è “Gli anticorpi della solidarietà”. Si tratta degli oltre 62 mila volontari della Caritas che durante i mesi di lockdown si sono spesi in tutta Italia a favore dei più vulnerabili, “lasciando intravedere le potenzialità di una cittadinanza attiva e solidale che andrebbero nutrite e valorizzate”, spiega don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana.

 

Il loro lavoro è stato ed è prezioso nel contesto italiano, dove sono ancora evidenti gli effetti della crisi economica del 2008 e dove i “poveri assoluti”, cioè coloro che non hanno nemmeno i beni essenziali, sono oltre 4,5 milioni, pari al 7,7% della popolazione. Un’incidenza minore rispetto a quella del 2018, quando si registrava un tasso di povertà assoluta dell’8,4%, ma ancora molto alta rispetto ai livelli antecedenti la crisi del 2008. Quest’anno, tra i dati che fanno presagire un aumento della povertà, emergono quelli dei centri di ascolto della Caritas. “Da un anno all’altro – spiega don Soddu – l’incidenza dei ‘nuovi poveri’ passa dal 31% al 45%”. Ciò vuol dire che quasi la metà delle persone che quest’anno si sta rivolgendo alla Caritas non lo aveva mai fatto in passato. Di questi nuovi poveri, la maggior parte appartiene a nuclei italiani: si parla del 52%, contro il 47,9% degli scorsi anni.

 

In piena emergenza Covid-19, le Caritas diocesane hanno sostenuto circa 450 mila persone. Un dato sottostimato, perché si riferisce solamente alle informazioni raccolte in 149 Caritas diocesane, ma che determina comunque un incremento del 12,7% del numero di persone aiutate. Tra gli assistiti da marzo a maggio vi sono soprattutto disoccupati, persone con impiego irregolare fermo a causa delle restrizioni imposte dal lockdown, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria o in deroga, e lavoratori precari o intermittenti che al momento della presa in carico non godevano di ammortizzatori sociali.

 

“Adesso – conclude il direttore della Caritas italiana nell’introduzione al Rapporto 2020 – bisogna avere il coraggio di creare una discontinuità rispetto al passato. E per farlo dobbiamo mettere al centro la qualità e la tenuta delle relazioni, la coesione sociale, la promozione delle capacità delle persone, i processi di infrastrutturazione sociale, ‘facendo fruttare le potenzialità di ogni regione e assicurando così un’equità sostenibile’”.

 

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