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Il coronavirus accentua le differenze: Italia sempre meno un paese "a misura di bambine"

L’"Atlante dell’infanzia a rischio", di Save the Children, mostra che la differenza di genere, nel nostro Paese, è ancora causa di disparità di trattamento, anche nella fascia di età giovanile. Divario in crescita nel mondo dei Neet: 1 ragazza su 4 non studia e non lavora. Anche in Trentino Alto Adige, uno dei territori più virtuosi, la tendenza non migliora: a fronte del 7,7% dei ragazzi, le ragazze Neet sono circa il doppio (14,6%). Uno scenario in cui il coronavirus è destinato a giocare un ruolo divaricatore.

Fonte: Istat, EUROSTAT - Anno 2019
Di Laura Gaggioli - 19 novembre 2020 - 20:09

TRENTO. Nella differenza di genere, un’inversione di tendenza nel nostro Paese non si è ancora verificata. A dirlo l’"Atlante dell’infanzia a rischio", "Con gli occhi delle bambine", una pubblicazione di Save the Children giunta quest’anno alla sua undicesima edizione, che fornisce numeri, dati e riflessioni sui minori più vulnerabili che vivono in Italia. Quello che si prospetta è uno scenario in cui il coronavirus è destinato ad accentuare le differenze.

 

Ad incidere sul disagio che colpisce la fascia d’età giovanile è infatti ancora una volta la questione di genere. Un divario causato dagli stereotipi che condizionano ancora il futuro di molte ragazze, soprattutto quando questi preconcetti sono accompagnati da mancanza di opportunità. Per Save the Children Italia, il coronavirus è quindi diventato oggi un acceleratore delle diseguaglianze.

 

Già prima della pandemia l'ascensore sociale era fermo - spiega la direttrice generale di Save the Children Italia, Daniela Fatarella - l’Italia aveva già dimostrato di aver messo l’infanzia agli ultimi posti tra le priorità e, di fronte a una sfida sanitaria e socioeconomica come questa, stenta ancora a cambiare strada mettendo i bambini e gli adolescenti al centro delle proprie politiche di rilancio”. Con la chiusura delle scuole, luogo di riscatto e di crescita, a favore della didattica online, questo dato è destinato ad aggravarsi. La disconnessione educativa, che ha caratterizzato la scuola in questa pandemia, ha portato ad abbandoni ancora difficili da quantificare, ma preoccupanti in un paese che ne conta già molti. Oltre all’aspetto educativo, l’altra conseguenza del Covid-19 sui giovani riguarda poi tutta quella categoria di adolescenti che né studiano né cercano un lavoro: i cosiddetti Need. Una categoria dove ci sono più ragazze che ragazzi.

 

Sono infatti, circa 1,4 milioni le ragazze del nostro Paese, tra i 15 e i 29 anni, senza scuola, senza lavoro, senza formazione, che rinunciano così ad aspirazioni e a progetti per il proprio futuro: un divario drammatico, accelerato proprio dall'emergenza Covid. Un limbo in cui già oggi è intrappolata 1 ragazza su 4 (il 24,3%) a fronte di un giovane su 5 (il 20,2%)​, con picchi che si avvicinano al 40% in Sicilia e in Calabria, e che vede percentuali più alte per le ragazze anche nei territori più virtuosi, come il Trentino Alto Adige, dove a fronte del 7,7% dei ragazzi, le ragazze Neet sono quasi il doppio (14,6%). 

 

Divari di genere che si ripercuotono anche sul fronte occupazionale, con un tasso di mancata occupazione tra le 15-34enni che raggiunge il 33% contro il 27,2% dei giovani maschi, un dato comunque grave. L’istruzione resta un fattore chiave per il futuro delle ragazze, ma le perdite educative, registrate da Almalaurea nella prima ondata della pandemia, sono però allarmanti: tra le neolaureate che hanno conseguito il titolo di primo livello nei primi sei mesi del 2019, solo il 62,4% ha trovato lavoro, con un calo di 10 punti percentuali rispetto al 2019, mentre per i laureati maschi, pur penalizzati, il calo è di 8 punti (dal 77,2% al 69,1%), con retribuzioni comunque superiori del 19% rispetto alle neolaureate.

 

Sebbene i divari di genere siano ancora una tematica su cui lavorare, il Trentino Alto Adige, rispetto la media nazionale, registra comunque incoraggianti percentuali nella gestione dei servizi educativi destinati a bambini e adolescenti. E’ tra le regioni più giovani d’Italia con il 17,4% della popolazione tra 0 e 17 anni, dove i servizi per la prima infanzia sono tra i più forniti della penisola con possibilità di accesso per un numero più alto di famiglie, il 37,3%, un basso abbandono prematuro delle scuole superiori con il 6,8% e una bassa incidenza delle percentuali di giovani neet, il 14,6%: elementi questi che denotano una forte attenzione della politica su questa tematica, grazie anche alle sinergie con il settore del privato.

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